Momento tipo: il convegno. Frotte di personaggi sfaccendati si riversano in platee sonnacchiose con la speranza di trovare – dopo ore di  chiacchiere sui massimi sistemi – un lauto banchetto ad aspettarli.

Le due categorie più agguerrite sono generalmente rappresentate da chi ha il pomeriggio libero, ovvero studenti universitari con lo zaino in spalla e pensionati a caccia di passatempi. Tuttavia anche durante le colazioni di lavoro gli sketch da guinness dei primati non mancano. L’importante è che, a margine delle portate in bella mostra, lampeggi una scritta vistosa quanto virtuale: G-R-A-T-I-S.

Si lanciano sul buffet come se non mangiassero da giorni e, cosa ben lontana da qualsivoglia galateo, rimangono inchiodati alla tovaglia. Proprio così. Non prendono da mangiare e si spostano in un cantuccio, ma restano a sgranocchiare crostini e salumi davanti al tavolo, pronti ad afferrare qualcos’altro di buono, creando una sorta di muraglia impossibile da espugnare. Il tutto tenendo un piatto in una mano e un bicchiere di vino nell’altra. Roba che nemmeno al Circo Togni.

Altro incidente diplomatico è quello che puntualmente si verifica ai vernissage. Si tratta dei cataloghi. “Posso averne uno?”, si sente dire da un illustre sconosciuto sempre intento a mangiucchiare qualcosa. La domanda è: cosa se ne farà una persona palesemente disinteressata del tomo pesantissimo che per gentilezza gli verrà donato?

Forse servirà a far volume nella libreria? O magari lo userà come zampa per un tavolino zoppo? O ancora, potrebbe essere un’arma utile per sedurre qualche gentile donzella fingendosi esperto  d’arte? Chissà.

La più triste delle ipotesi è che sia una semplice quanto poco elegante smania di possesso. Un possesso povero, da scroccone. Faccia tosta, battuta pronta e buoni riflessi, queste sono le tre caratteristiche essenziali dell’imbucato professionista. E se si viene scoperti? Beh… Coi tempi che corrono, si può sempre dare la colpa alla crisi…