Da monastero a scena del crimine, da dimora della nobiltà fiorentina a luogo attorno al quale ruotano storie e leggende. È la Villa del Bandino, la più antica costruzione di Gavinana e della piana di Ripoli, protagonista del libro “I trabocchetti del Bandino”.

Il suo autore è Lorenzo Andreaggi, gavinanino classe 1990, desideroso “di scoprire le storie del posto in cui sono nato e di permettere a chi le ha dimenticate o a chi è arrivato da poco nel quartiere di conoscerle”, spiega. Ed è per questo motivo che, all’età di 15 anni, ha iniziato le sue prime ricerche sul luogo, attingendo dalla tradizione orale ma anche e soprattutto dagli archivi storici fiorentini, tra cui il Niccolini.

Segreti e misteri della Villa del Bandino

È lì che ha preso appunti sui vari passaggi di mano della Villa (una parte della quale, dal 1941, appartiene al ramo materno della sua famiglia) e ne ha raccolto mille anni di storia nel suo primo volume, pubblicato da Polistampa nel 2011 e presentato nuovamente a fine maggio scorso
nel cortile della Villa, durante una serata patrocinata dal Q3. Una serata arricchita anche dalla presenza di personaggi in costume d’epoca, dalla proiezione di mappe inedite del quartiere e di alcune scene tratte dal film (autoprodotto dalla casa di produzione cinematografica indipendente
Andreaggi Film, sempre nel 2011) ispirato al libro.

Il film rouge che lega personaggi e aneddoti raccontati da Lorenzo nelle sue 140 pagine è il dramma, collegato a vicende amorose che si sono consumate all’interno della storica location dall’anno 1000 in poi. È il caso, per esempio, di Marietta de Ricci, che intorno al 1530 rapiva i giovani del contado, li ammaliava e li uccideva all’interno del suo casale, mentre li violentava. “All’epoca erano in tanti
gli scomparsi e le famiglie, naturalmente, andarono alla ricerca dei loro cari e ne trovarono i cadaveri
nella cantina della villa – racconta l’autore -. Successivamente, Marietta finì al rogo a Firenze”.

Villa Il Bandino - Trabocchetti del Bandino, Lorenzo Andreaggi

Oltre alla storia di questa sorta di mantide religiosa dal sangue blu, però, l’edificio nasconde tanti altri segreti e curiosità. “Io preferisco definirli trabocchetti, come suggerisce il titolo stesso, perché le storie che ho raccolto, nel bene e nel male, sono tutte vicende o situazioni ingannevoli, difficili da far emergere o da immaginare come potenzialmente reali, soprattutto rispetto all’epoca in cui si verificavano”, continua.

Un cunicolo sotterraneo

Basti pensare al cunicolo sotterraneo in via del Paradiso, “al quale mio nonno accedeva da una botola e che ha utilizzato per scappare ed evitare la morte per mano nazifascista – spiega – ma che, in realtà, risale al 1300 e serviva a favorire gli incontri amorosi tra i frati e le suore della zona”. Via del Paradiso, infatti, era sede dell’omonimo monastero, di proprietà di Antonio Alberti, dove dimoravano le suore dell’ordine benedettino, mentre una porzione della villa del Bandino era occupata dai frati.

E furono proprio loro a costruire questo cunicolo sotterraneo all’insaputa del proprietario, da dedicare agli incontri amorosi con le suore oppure allo svago, “come dimostrano i bicchierini medievali trovati, durante delle ricerche archeologiche, nel cunicolo e che ricordano tanto degli shottini medievali”, sottolinea lo scrittore.