sabato, 30 Agosto 2025
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Spaccio, prostituzione, degrado: i Quartieri incontrano il questore

Il Questore Francesco Zonno ha incontrato ieri, nella sede di via Zara, i presidenti dei cinque quartieri fiorentini, per ascoltare in maniera diretta le problematiche delle rispettive zone, per “orientare nel miglior modo possibile l’attività di prevenzione”.

L’INCONTRO. Per questo, dopo aver illustrato i risultati raggiunti nel contrasto a ogni forma di illegalità diffusa, il Questore ha voluto che ciascun presidente illustrasse dettagliatamente la situazione del proprio quartiere, sottolineando come nel tempo le diverse esigenze siano mutate in concomitanza con le nuove forme di degrado urbano e criminalità. Il “panorama degli illeciti” a Firenze è infatti stato stravolto dagli anni ’90 in poi, quando alla criminalità nostrana si sono aggiunte nuove forme di delinquenza provenienti anche da altri paesi esteri.

CITTADINI. Componente essenziale per la sicurezza – ha ribadito il Questore Zonno – è sempre stata la partecipazione attiva e diretta della cittadinanza, sottolineando come la tempestività delle segnalazioni al 113 renda più efficiente ed efficace l’attività di prevenzione.

I PROBLEMI. Durante l’incontro, i rappresentanti dei cittadini hanno esposto le specifiche problematiche dei loro quartieri: dallo spaccio di droga, al fenomeno della prostituzione e al degrado urbano – spesso strettamente connesso all’abuso di alcol, soprattutto in alcune zone del centro.

“CONTRASTO INCESSANTE”. “Il contrasto alla criminalità diffusa e a tutte quelle situazioni che col tempo potrebbero degenerare in forme più gravi di illeciti sarà incessante”, ha aggiunto il Questore, che proseguirà a dare massimo impulso all’attività di prevenzione con l’incremento dei servizi di controllo del territorio.

DI’ LA TUA. Qual è il problema maggiore nella tua zona? Invia la tua segnalazione a [email protected] o scrivici su Facebook o Twitter

Protesta anche il personale ferroviario

Oggi gli autobus, nel fine settimana i treni.

LO SCIOPERO. Continuano i giorni difficili per chi viaggia, sia in città che fuori. La segreteria regionale Orsa Toscana ha infatti proclamato uno sciopero regionale del personale ferroviario dalle 21 di sabato 17 alle 21 di domenica 18 marzo.

DISAGI. A informare dello sciopero è il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. Possibili dunque disagi durante il periodo dello sciopero.

Autobus, Ataf oggi in sciopero per 24 ore

E’ un mercoledì a rischio quello di oggi, 14 marzo, sul fronte dei trasporti: la Rsu di Ataf ha infatti proclamato uno sciopero di 24 ore.

GLI ORARI DELLO SCIOPERO. Ecco gli orari dello sciopero: dall’inizio del servizio alle 6; dalle 9:15 alle 11:45 e dalle 15:15 alla fine del servizio. Operai e impiegati, invece, potranno incrociare le braccia nelle ultime quattro ore del turno di lavoro.

FASCE DI GARANZIA. Verranno in ogni caso rispettate – spiega Ataf – le fasce orarie di garanzia (in cui gli autobus svolgeranno servizio regolare): dalle 6 alle 9.15 (saranno effettuate le corse degli autobus con partenza dai capolinea fino alle 8:59) e dalle 11.45 alle 15.15 (saranno effettuate le corse con partenza dai capolinea fino alle 14:59). Gli autobus in partenza dal capolinea alle 9 e alle 5 rientreranno direttamente ai depositi di appartenenza.

Al Maggio? Con i mezzi pubblici. Anche di notte

Al Maggio con i mezzi pubblici. A partire dalla prima rappresentazione di Anna Bolena, in programma giovedì 15 marzo, alle 20.30, al Teatro Comunale, sarà attivo un nuovo servizio dedicato agli spettatori degli eventi serali e realizzato in collaborazione con Ataf. Al termine degli spettacoli sarà possibile tornare a casa con le corse Nottetempo appositamente riservate al pubblico del Teatro del Maggio.

COME FUNZIONA. Ma come funziona? Rivolgendosi al desk all’ingresso di platea, gli interessati potranno prenotarsi al loro arrivo in teatro, dalle 19.30 alle 20.30, indicando il loro nominativo, la zona e la fermata alla quale devono scendere, e acquistare il biglietto al costo di 4 euro. Gli abbonamenti ATAF&Li-nea e i biglietti giornalieri e plurigiornalieri sono validi senza ulteriori costi. È possibile anche l’acquisto via sms al prezzo ridotto di 3,60 euro, inviando tre messaggi con testo “Ataf” al numero 339.9941264 (previa iscrizione al servizio su www.bemoov.it), oppure tramite Carta agile (scalando tre corse consecutive).

LE ZONE SERVITE. Al termine dello spettacolo, le persone che si sono prenotate potranno recarsi alla fermata “Vittorio Veneto”, in viale Fratelli Rosselli tra Corso Italia e Via Solferino (a tre minuti dal Teatro Comunale), dove troveranno la vettura riservata che li accompagnerà nelle seguenti zone: Centro storico, Tavarnuzze, Senese, Galluzzo, Gavinana, Bagno a Ripoli, Coverciano, Bellariva, Fiesole. Coloro che risiedono nella zona dell’Isolotto e a Scandicci potranno, con il biglietto già acquistato, prendere la tramvia alla fermata “Porta al Prato-Leopolda” e scendere alla fermata “Federiga-Foggini”, dove troveranno pronta la vettura riservata che li porterà a casa. Nei prossimi mesi il servizio verrà esteso anche alle zone di Campi, Novoli, Sesto e Rifredi, attualmente non servite da Nottetempo.

Batistuta choc: ”Non posso più correre, ma ora cammino abbastanza bene”

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E’ tornato a parlare, e le sue parole hanno fatto sobbalzare i tifosi viola.

“NON POSSO PIU’ CORRERE”. ”Non posso più giocare a pallone perché non posso più correre, ma adesso cammino abbastanza bene”. A dirlo è stato Gabriel Omar Batistuta, l’indimenticato e indimenticabile Re Leone viola, in un’intervista al periodico francese France Football.

LE INFILTRAZIONI. Batigol, che oggi ha 43 anni ed è ds del Colon, non racconta fino in fondo le cause che lo hanno portato ad avere tutte queste difficoltà. Sono state le infiltrazioni antidolorifiche a ridurlo così? “Non ne ho fatte tantissime – ha risposto il Re Leone – però su una stagione da 70 partite ne facevo 65. Tornassi indietro, forse starei più attento”.

La speranza: Il Re Leone si ridà al calcio. E se tornasse a Firenze?

Raffica di controlli in via Palazzuolo

Poliziotti di quartiere in azione, raffica di controlli in via Palazzuolo.

CONTROLLI. Ieri pomeriggio i poliziotti di quartiere hanno sanzionato per ubriachezza tre cittadini albanesi di età compresa tra i 27 e i 46 anni, e sottoposto a fermo per identificazione altri tre loro connazionali di 31, 28 e 26 anni.

REINGRESSO ILLEGALE. Quest’ultimo, in particolare, è stato arrestato per il suo reingresso illegale in Italia dopo che era stato espulso nel 2010. Il provvedimento vietava infatti allo straniero di rimettere piede nel nostro paese fino al 2020. Al tempo della sua espulsione aveva fornito generalità diverse da quelle con le quali è invece stato identificato ieri nel corso del controllo.

VIA DEL CAMPUCCIO. Gli altri due albanesi sono stati denunciati per la violazione degli obblighi sul soggiorno, così come un cittadino marocchino di 34 anni irregolare, rintracciato in nottata dalla volante in via del Campuccio.

Costa Concordia, a due mesi dalla tragedia

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Sono passati due mesi dal naufragio della Concordia. Il bilancio delle vittime si è aggravato ora dopo ora, di pari passo all’aggravarsi della posizione del comandante Schettino, l’uomo che ha condotto la nave verso lo scoglio ”fatale”.

Costa Concordia, a due mesi dalla tragedia / FOTO

Sono passati due mesi da quel tragico 13 gennaio, giorno in cui la Costa Concordia ha cessato di galleggiare, andandosi ad incagliare nelle ”Scole”, la scogliera davanti all’Isola del Giglio. Sessanta lunghi giorni caratterizzati da indagini, recuperi e sospetti. Il bilancio delle vittime si è aggravato ora dopo ora, ma i dispersi non sono stati ancora recuperati tutti.

13 GENNAIO 2012. Nella notte del dramma, la Concordia stava navigando nelle acque davanti all’Isola del Giglio quando, avvicinatasi alla costa per un ”inchino”, in gergo un saluto in questo caso, agli isolani, colpì con un fianco uno scoglio alla punta delle Scole. Erano le 21.42 quando uno squarcio si aprì lungo la parte sinistra dello scafo. A bordo della nave lunga più di trecento metri, c’erano oltre 4000 persone tra membri dell’equipaggio e passeggeri che si stavano godendo una crociera nel Mediterraneo. La nave iniziò a sbandare e ad imbarcare acqua fino ad inclinarsi a novanta gradi. Da due mesi giace li, all’Isola del Giglio. accasciata sugli scogli e su un fondale marino ricco di specie rare. La parte destra invece, è rimasta fuori dall’acqua, sotto il sole che presto inizierà a picchiare forte sul relitto.

I PASSEGGERI. Un black out? No. Un cambio di rotta? No. Mare mosso? Neanche. I passeggeri inizialmente non furono messi al corrente di quanto stava accadendo alla nave e, soprattutto, alle loro vite. In un primo momento si vociferava che fosse in corso un calo di corrente, un black out quindi. Ma man mano che i minuti passavano i piatti iniziavano a scivolare lungo i tavoli, i bicchieri lungo i banconi e le fiches cadevano dai tavoli da gioco. E poi, anche le persone iniziavano ad avere problemi di equilibrio. La nave si stava inclinando e fu allora che tutti si resero conto che qualcosa di più grande e più tragico di un banale black out, stava per colpire le loro vite. Una presa di coscienza che salvò molte persone, in quella fredda notte di gennaio.

L’ALLARME. Mentre tra la gente scoppiava un ”contenuto” panico, ai piani alti della Costa Concordia, in plancia di comando, il tempo di fermò. O meglio, il tempo continuò a scorrere inesorabile, ma nessuno fece niente per recuperare il recuperabile. Il comandante Schettino si trovava al comando negli ultimi minuti prima del parziale inabissamento, ma poco prima era in compagnia di una ragazza bionda, la moldava Domnica Cemortan, fatto che fece incrociare la cronaca rosa al giallo del naufragio. Quello che avvenne esattamente in plancia di comando, lo si apprese da un video choc girato da un telefonino e reso pubblico a circa un mese dalla tragedia. Tramite quelle immagini furono ricostruite le fasi e tempi esatti in cui è stato dato l’allarme. Dal filmato si apprende che realmente il panico e l’entità dello scontro sugli scogli, non aveva raggiunto le coscienze degli ufficiali che popolavano la plancia. L’allarme non fu dato subito. Venne sottovalutato o non ritenuto ”importante”. Le prime voci che parlano di danni riportati nell’impatto ma con la possibilità di proseguire tranquillamente la crociera, sono state registrate alle 22.15. Dieci minuti più tardi si vede invece Schettino, il capitano deriso dal mondo intero, mentre è al telefono. Poi una voce che dice: ”I passeggeri stanno entrando da soli nelle lance” e la replica del comandante ”Vabbuò”. Poi si sente ”Ora devo dare l’emergenza generale”, e un altro ”aspetta, aspetta” e poi ”devo dare l’emergenza generale”. L’ordine definitivo arriva alle 22 e 32: ”Abbandonare la nave”.

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LA SIRENA. ”Abbandonare la nave”. La sirena che suona. Ma i passeggeri la stavano già abbandonando la nave. Non hanno aspettato l’ordine che doveva essere comunicato dal comandante. Hanno seguito il proprio istinto, coscienti di ciò che stava succedendo. E i passeggeri hanno seguito anche il volere dei membri dell’equipaggio, coloro che hanno informato le persone sulla reale situazione in cui si trovavano e che hanno iniziato a calare in mare le scialuppe cariche di passeggeri impauriti. Prima le donne e i bambini, poi gli uomini. Tutti hanno indossato il giubbotto salvagente, o almeno, fino a che le scorte non sono state esaurite. Immagini e racconti che sembrano pronunciate dalle bocche degli spettatori all’uscita di una sala cinematografica, dopo la visione di ”Titanic”, affondato 99 anni e 9 mesi prima.

ALL’ASCIUTTO. E mentre le oltre 4000 persone a bordo della nave, tra passeggeri e membri dell’equipaggio, erano nel caos totale, il comandante Schettino era all’asciutto, su uno scoglio. Sulla terra ferma. Ma come c’è arrivato il comandante, sull’Isola del Giglio? E perchè, come vuole la prassi, non è stato l’ultimo ad abbandonare la nave? Dagli interrogatori è risultato che il capitano finì accidentalmente su una scialuppa, scivolandovi dentro. Racconto privo di fondamenta realistiche. Ma su quello scoglio, c’è arrivato davvero, come testimoniano alcune persone che lo hanno avvistato dopo il naufragio, fermo ad osservare (asciutto) la sua nave alla deriva. Nonostante Gregorio De Falco, capo della Capitaneria di Porto di Livorno, lo abbia invitato e obbligato a risalire sulla nave urlandogli contro frasi dure, Schettino, sulla nave, non ci tornò mai. Era buio e nessuno lo riportava indietro, questa la sua giustificazione.

I VIGILI DEL FUOCO. Insieme ai membri dell’equipaggio e ai vari passeggeri divenuti subito eroi, i Vigili del Fuoco sono stati senza dubbio, e lo sono ancora, gli angeli della Concordia. I soccorsi sono partiti immediatamente, ancor prima che venisse lanciato l’allarme ufficiale. Hanno aiutato passeggeri in difficoltà, soccorso donne, bambini, anziani, disabili e uomini. A bordo del relitto, dal cielo e sulla terra ferma. Hanno esplorato in lungo e in largo la nave, hanno fatto saltare in aria con microcariche alcune zone della Concordia per accedere più facilmente ai reparti non ancora perlustrati. Hanno utilizzato robot e telecamere a infrarossi per individuare i corpi. Si sono immersi in acque divenute putride e in zone pericolose. Hanno salvato vite e hanno reso ai loro cari, 20 corpi senza vita.

I DISPERSI. E quello che ci ha tenuti con il fiato sospeso per sessanta interminabili giorni, sono proprio i dispersi. Ad oggi, 25 corpi senza vita sono stati riportati sulla terra ferma. Ma cinque di questi non hanno ancora un nome e le loro famiglie non hanno ancora un corpo su cui versare le loro dolorose lacrime. Ma restano ancora 7 i dispersi di cui tre italiani Girolamo Giuseppe, 30 anni membro dell’equipaggio, Trecarichi Maria Grazia, siciliana e Arlotti Williams, padre della piccola Dayana ritrovata nei giorni scorsi. Sei tedeschi Bauer Elisabeth, Ganz Christina Mathi, Ganz Norbert Josef, Neth Margarethe, Werp Brunhild, Schroeter Margrit. Due americani Heil Barbara, Heil Gerald e un indiano Rebello Russel Terence, membro dell’equipaggio. Ancora sette anime intrappolate all’interno della nave, in zone inaccessibili dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco, che fra qualche giorno verranno cercate da un robot telecomandato, “chiamato” Rov (Remote Operator Vehicle). Sarà lui che completerà il lavoro iniziato dai pompieri.

Incendio nella notte, in fiamme un capannone sede di due aziende

La notte scorsa un incendio ha semidistrutto un capannone che ospita due aziende a Cascine Del Riccio, tra Firenze e Impruneta.

IL CAPANNONE. Le fiamme hanno bruciato e quindi fatto crollare il tetto del capannone, in cui avevano sede due aziende. Una produce slot machine e videopoker, l’altra materiale elettrico e illuminotecnico.

I SOCCORSI. Le fiamme sono divampate nella tarda serata di ieri e hanno impegnato per tutta la notte i vigili del fuoco di Firenze e Prato che sono intervenuti con le autobotti. I carabinieri stanno indagando sulle origini del rogo.

C’è la crisi? Vado a vivere in mansarda

Negozi, garage, soffitte e cantine diventano abitazioni da vendere o dare in affitto: a dirlo è un’indagine di Immobiliare.it, secondo cui gli italiani sempre di più provano a riconvertire gli immobili in loro possesso pur di trovare nuovi acquirenti. E così il garage o il negozio diventano casa: vetrine e saracinesche spariscono e gli alti soffitti vengono sfruttati con soppalchi e scale a chiocciola.

NEGOZI. Per quanto riguarda i locali commerciali, ben il 12% degli annunci relativi a spazi di questo tipo riporta la possibilità di riconversione in abitazione. “La grande distribuzione sta soffocando il commercio al dettaglio – spiega Carlo Giordano, amministratore delegato di Immobiliare.it – e i negozi lungo le vie cittadine perdono di interesse, con un conseguente crollo della domanda per questi locali (-12% nell’ultimo anno). Da ciò deriva la loro trasformazione in veri e propri loft cittadini, simili agli spazi industriali dismessi da cui da anni si ricavano abitazioni di pregio, ma molto più piccoli e centrali”.

GARAGE. Non solo negozi e uffici, però: anche un garage si può trasformare in un loft. Ormai i box vengono realizzati nei sotterranei dei palazzi, ma quelli costruiti fino a venti anni fa sono a livello strada e dietro alle loro saracinesche si nascondono ampi spazi, semplici da personalizzare e di facile trasformazione in ambienti di design. I numeri provano l’aumento delle conversioni di negozi e garage: tra i 700.000 annunci presenti su Immobiliare.it, la presenza di loft è cresciuta nell’ultimo anno, mediamente, del 5%, con picchi del 9% a Bologna e del 7% a Torino. Le due metropoli italiane, Milano e Roma, non registrano in questo periodo grandi cambiamenti perché il processo è, per la carenza di spazi, in corso da tempo.

SOFFITTE. Stesso trend in ascesa è registrato dalle riconversioni delle vecchie soffitte in mansarde. Questi locali, usati in passato come depositi, vengono trasformati – vista la penuria di spazi nelle zone più centrali e l’esigenza di aumentare i ricavi da parte dei proprietari – in unità abitative vere e proprie, in cui la mancanza di alcuni servizi, come l’ascensore, permette a chi compra o affitta di risparmiare tra il 10 e il 20% rispetto ad un appartamento nella stessa zona.  In confronto ad un anno fa, l’offerta delle mansarde è cresciuta di quasi il 7%, con picchi nelle città di medie dimensioni come Firenze (+10%) e Parma (+9%).  “Attenzione ai vincoli – continua Giordano – che riguardano la categoria catastale dell’immobile che si intende acquistare: se si tratta di un loft, accatastato come C3, non vi si potrà prendere la residenza ed ottenere un mutuo prima casa; se parliamo di una mansarda è da verificare che ci sia l’abitabilità e tenere a mente che, per via dei tetti spioventi, i metri quadri commerciali si riducono di molto rispetto alla superficie”.