sabato, 5 Settembre 2026
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La storica pasticceria 3MT dell’Isolotto riapre?

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È stato nascosto per quasi 30 anni dietro ai palazzi di via Sernesi, il laboratorio-pasticceria 3MT, eppure il suo nome ha risuonato con successo tra le strade del quartiere dell’Isolotto e non solo. Le sue torte hanno celebrato compleanni, battesimi e matrimoni di generazione in generazione, tuttavia, un triste giorno di ottobre la clientela ha trovato sulla porta un cartello che ne annunciava l’imminente chiusura.

Il bandone è andato giù a fine ottobre e da allora si è scatenato un vero e proprio tam-tam sui social network: numerosi clienti hanno inviato messaggi di apprezzamento per il lavoro svolto in questi anni, molti hanno chiesto a gran voce la riapertura, tanto che la decisione iniziale di una chiusura definitiva ha iniziato a vacillare, lasciando intravedere uno spiraglio di luce per il futuro. Ma andiamo con ordine.

Perché ha chiuso il laboratorio artigianale

Il laboratorio fu aperto nel 1989 da Monica Turetta insieme ai fratelli Massimiliano e Marco ed al marito Luca. “Nostro padre era pasticcere – racconta la Turetta – e per questo abbiamo deciso di metterci in proprio seguendo le sue orme. Abbiamo iniziato con difficoltà, ma alla fine ci siamo fatti conoscere per i nostri dolci di qualità prodotti artigianalmente. Come dimenticare il nostro tronchetto di Natale: si mangiava due volte, prima con gli occhi e poi con la bocca, perché mettevamo il cuore in quello che facevamo. Purtroppo nell’ultimo periodo ci siamo molto affaticati sotto tanti punti di vista – continua Monica – e per questo motivo abbiamo deciso di prenderci una pausa”.

Laboratorio artigianale pasticceria 3MT Isolotto Firenze - perché ha chiuso? Riapre?

La pasticceria 3MT riaprirà?

Per il futuro però c’è qualche speranza. Monica è possibilista: “Il nostro voleva essere un addio, ma visto l’affetto della gente che abbiamo ricevuto sarà forse più un arrivederci…”. Insomma ci sta pensando su: in cantiere c’è una possibile ripresa dell’attività nel 2018, anche se è troppo presto per fare ipotesi. Di sicuro c’è solo una cosa: per questo Natale l’Isolotto passerà le feste senza lo “storico” tronchetto firmato dal laboratorio-pasticceria 3MT.

River to River 2017: il cinema indiano a Firenze

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Un filo culturale unisce il fiume Gange all’Arno e porta a Firenze, da 17 anni, il River to River Florence Indian Film Festival, l’unica manifestazione interamente dedicata alla cinematografia indiana esistente in Italia.

Dal 7 al 12 dicembre al Cinema La Compagnia (via Cavour 50r) e in vari luoghi della città si susseguiranno 40 eventi tra proiezioni, mostre, talk, lezioni di cucina ed eventi off – sotto la direzione artistica di Selvaggia Velo – per offrire al pubblico uno spaccato su una realtà in rapidissima evoluzione e continuo cambiamento, come quella indiana.

Il programma di River to River 2017

Diritti delle donne, emancipazione femminile, sessualità e integrazione razziale saranno le storie che ci incuriosiranno e che avremo l’opportunità di conoscere grazie alle opere di registi noti e giovani talenti. Si parte il 7 dicembre alle ore 20.30 con il film rivelazione “Newton”, candidato dall’India agli Oscar 2018, una commedia al contempo brillante e nerissima di Amit Masurkar.

Si continua con “Shab (The Night)” del regista pluripremiato Onir (8 dicembre, ore 20.30). Figure femminili forti sono le protagoniste di “My pure land” (9 dicembre, ore 20.30) e della serie “It’s not that simple” (8 dicembre, ore 14.30, 9 dicembre ore 14.30 e 10 dicembre, ore 14).

River To River 2017 - Florence Indian Film Festival - My pure land

Una scena del film “My pure land”

Sarà il pubblico a decretare il miglior film che si aggiudicherà il River to River Audience Award votando fra le varie sezioni del festival: lungometraggi tra cinema indipendente e di Bollywood, documentari e cortometraggi.

Le novità 3D del Florence Indian Film Festival

Tra le novità che l’edizione 2017 riserva agli spettatori ci sarà la sezione dedicata ai cortometraggi in Realtà Virtuale, che darà la possibilità di immergersi a 360° nella vita quotidiana dell’India grazie a degli appositi visori. È previsto inoltre un omaggio ai 70 anni dall’Indipendenza dell’India dall’impero britannico con due capolavori: “Earth” di Deepa Metha (10 dicembre, ore 16), film cult del 1988 e “Gandhi” di Richard Attenborough (9 dicembre, ore 15.30). Il racconto delle tante facce di questa realtà lontana e ricca di contraddizioni ci attende.

Tutti i dettagli sul sito del festival River to River.

Regole per un buon ritratto (fotografico)

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Possiamo affermare che uno dei generi universalmente preferiti dai fotografi, sia professionisti che “della domenica”, sia il ritratto. Il verbo ritrarre, secondo il Vocabolario online di Treccani, ha due significati: tirare fuori e trarre copia.

Non sono così lontani come sembrano: l’alto scopo del ritratto fotografico non è soltanto la rappresentazione delle fattezze di una persona (altrimenti sarebbe una foto tessera!), ma cercare di rappresentarne il carattere, l’essenza vera. Potremmo poeticamente dire, di estrarne l’anima. Quindi, anche in questo caso, è utile far precedere lo scatto da una accurata considerazione di chi abbiamo davanti. Belle parole, sì! Ma come si traducono in pratica?

Dimmi dove stai e ti dirò chi sei

Cominceremo con l’ambiente: se il nostro soggetto è un meccanico, l’ideale sarebbe ritrarlo dentro la sua officina, con tuta e attrezzi da lavoro, il pizzaiolo davanti al forno, e via di seguito. Lo  ostreremo così non solo per come è, ma anche per chi è. Si può anche semplificare: uno stetoscopio fa il medico, un violino fa il musicista.

Faccia la faccia

Un ritratto è però fatto essenzialmente da una faccia, da una espressione; qui conta la nostra conoscenza del soggetto e la sua disinvoltura davanti all’obiettivo. La prima è facile, soprattutto
se è un amico, la seconda è piuttosto complicata.

Il segreto sarà divertirsi nel fare una cosa insieme: si chiacchiera, si ride, si scherza, ci si fotografa a vicenda. In una parola si gioca e si fanno tante foto. Uscirà sicuramente quella buona, quella che a lui mostra ciò che pensa di essere e a noi mostra ciò che ci sembra che sia. È tutta una questione di atmosfera e di tempo. Vedremo che creando la giusta complicità le foto saranno via via migliori.

E le regole tecniche per un ritratto fotografico

Concludiamo con qualche consiglio “tecnico”: non mettete nella foto cose che distraggono, cercate di avere molto spazio dietro le spalle del soggetto in modo da rendere lo sfondo sfocato, evitate luci troppo forti negli occhi e ombre troppo scure sulla faccia. I vostri amici ve ne saranno grati e voi sarete soddisfatti.

Paolo Matteoni organizza corsi di fotografia individuali e per piccoli gruppi. Prenota con lo sconto Reporter! Per info [email protected], sito www.paolomatteonifotografo.com.

Il congiuntivo di Lorenzo Baglioni

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Il cantante e attore toscano verso Sanremo 2018. Lorenzo Baglioni è tra i finalisti che il 15 dicembre si giocheranno la partecipazione al festival. Suo malgrado, lo abbiamo sottoposto a un test di congiuntivo

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Silvano Campeggi “Nano” – Tra Divi e Diavoli, la mostra a Palazzo Vecchio

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La mostra antologica Silvano Campeggi “Nano”- Tra divi e diavoli, promossa dall’Opera della Badia di Settimo e dal Comune di Firenze, celebra l’arte di un grande protagonista della scena mondiale del XX secolo, non solo cartellonista principe della Metro Goldwyn Mayer e di tante altre case di produzione italiane e straniere, ma anche pittore e artista a tutto tondo.
Nel corso di un itinerario artistico lungo quasi settant’anni, “Nano” ha comunicato non solo i suoi stati d’animo, ma anche il diffuso sentimento del tempo, cogliendone speranze e sogni, attese e delusioni. L’obiettivo della presente mostra è dunque quello di cercare di dar conto di un percorso travagliato e complesso, collocando ciascun capitolo della produzione di Campeggi all’interno di un determinato momento personale e sociale.

I manifesti cinematografici

Il primo tema ad essere rappresentato è naturalmente quello del cinema (tra 1946 e 1969), dei divi e del grande successo Hollywoodiano, delle icone senza tempo immortalate da Nano in manifesti e soluzioni grafiche che hanno contraddistinto l’immaginario diffuso del XX secolo. Clark Gable e Marilyn Monroe, Marlon Brando e Audrey Hepburn, pellicole come Via col vento, Casablanca, Cantando sotto la pioggia, West Side Story: le star e i film di maggiore successo arrivano in Italia filtrati dalla tempera sensibilissima di Nano, attento a coglierne ogni singola sfumatura e tradurli in composizioni di grandissimo successo.
Tuttavia, non c’è solo il cinema nell’attività di Nano, ed ecco che il visitatore può ammirare i personaggi storici e le grandi battaglie raffigurate da Campeggi. In entrambi i settori l’influsso del cinema è evidente: dietro ai cavalli in corsa si intravedono, oltre alla tradizione fiorentina, anche i cavalli di Ben-Hur, così come dietro a ogni donna si intuisce una Marilyn pronta a far capolino; ma a colpire è la fantasia filologica di Nano, in grado di immedesimarsi in stili e iconografie storiche, riattualizzandole in chiave contemporanea.

Le altre opere

Ritratti e volti reali, dunque; al più icone mitiche, ma basta lasciare la costa e sfidare il mare per imbattersi nei Sassi elbani, attestazione della poliedricità e varietà stilistica di Nano. La documentazione lascia qui il posto alla meditazione, le sfavillanti luci della ribalta lasciano il posto a maternità raccolte e calibrate, a visioni scandite dal bianco e dal nero, contraltari profondi degli abbaglianti manifesti cinematografici.
Questi diversi spunti trovano un temporaneo approdo (domani, ne siamo certi, Nano cambierà ancora direzione di ricerca), nella serie dei diavoli, in cui le debolezze e le incertezze di Campeggi (che poi sono quelle di tutti noi), trovano una soluzione grafica graffiante e ironica: come se i divi del cinema, i personaggi storici e le maternità elbane trovassero una sintesi giocosa in tanti diavoletti, pronti a redarguirci, sì, ma dandoci un buffetto sulla guancia.
Infine, la full immersion multimediale realizzata da Art Media Studio, proietterà lo spettatore direttamente nel mondo di Nano. Il visitatore entrerà così nelle opere grafiche, si perderà dentro le composizioni e arriverà a toccare, unendo reale e virtuale, quelle stesse stelle del cinema ritratte tante volte dal più grande artista cinematografico di sempre.

Palazzo Vecchio – Sala d’Arme
Dal 6 dicembre al 6 gennaio, aperto tutti i giorni dalle 11 alle 19, il giovedì 11-14
Per info www.nanotradiviediavoli.it

Vasari e la nuova luce nel Salone dei Cinquecento

L'incredibile bellezza del Salone dei Cinquecento è dovuta al genio di Giorgio Vasari, artista prediletto di Cosimo I de Medici che, con la sua nutrita schiera di collaboratori e operai, riuscì a donare nuova vita a una delle sale più grandi di Palazzo Vecchio, trasformandola nel simbolo del potere mediceo sul Ducato di Toscana.

E' proprio Vasari in persona a raccontare l'incredibile storia del Salone, intrecciando le proprie parole con un'elaborata regia illuminotecnica, capace di illuminare ogni singola opera e di offrire una nuova luce all'incredibile patrimonio culturale che decora l'ambiente.

Si tratta dello spettacolo “Giorgio Vasari racconta, Il Salone dei Cinquecento sotto una nuova luce” messo in scena dall'associazione Mus.e in collaborazione con SILFI, Targetti e Confindustria. Un viaggio attraverso anni di storia, lavoro e dedizione, con un appassionato Vasari che accompagna il pubblico alla scoperta di aneddoti e curiosità. Dal soffitto a cassettoni con le abili pitture sul tema dell'esaltazione di Cosimo I alla Tribuna per le Udienze, passando per gli affreschi e le meravigliose sculture l'artista racconta con passione uno dei suoi più grandi capolavori.

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Le repliche dello “spettacolo luminoso”

Dopo l'anteprima del 4 dicembre, lo spettacolo sarà riproposto al pubblico il 16 dicembre e il 12 gennaio nell'ambito di F-Light – Firenze Light Festival, giunto alla quarta edizione, quest'anno in programma da venerdì 8 dicembre al prossimo 8 gennaio. L'impianto di illuminazione nel Salone dei Cinquecento è composto da 141 apparecchi a led di ultima generazione, che consentono di creare scenari e regolare l’intensità luminosa in base all’effetto desiderato.

Chi rischiò di affogare nella fontana del Biancone

Sembrerebbe impossibile, ma qualcuno ha rischiato veramente di affogare nella vasca di Piazza della Signoria, ai piedi dell’immobile Biancone: questo è accaduto più di una volta!

Due casi passati alla storia

Correva l’anno 1786 quando il 26 Agosto, il fanciullo Gaetano Franceschini fu ripescato nella vasca da Gaetano Gualchi e Gaspero Fantoni ai quali venne corrisposto, con delibera della Camera della Comunità su segnalazione dell’Auditore delle Regalie, un “premio di salvataggio” di sette lire ciascuno “per averlo salvato dall’affogamento”.

Da un’altra deliberazione del Magistrato e Consiglio Generale della Comunità Civica di Firenze (ASCFi, CA. 20 n. 129) in data 3 Agosto 1803, si evince che fu deciso di … stanziare a Giovanni Solani Piffero della Prima Compagnia dei Granatieri, zecchini cinque a titolo di premio ad esso dovuti per aver sottratto dalle acque il giovinetto per nome Giuseppe di Antonio Nocenti, che destituito d’ogni soccorso era per affogare nella vasca della Piazza del Granduca.

Come si vede, anche la pur modesta quantità di acqua della vasca, ha costituito un serio pericolo mettendo così in dubbio la proverbiale locuzione affogare in un bicchier d’acqua attribuita a coloro che vedono complicazioni ovunque e si perdono di fronte alle più piccole difficoltà. In un bicchiere non si affoga certamente, ma in contenitori di modesta capienza evidentemente si, ciò era possibile e forse lo è ancora.

I divieti per “proteggere” la fontana del Nettuno

Dal Dicembre del 1575 la bella fontana del Nettuno ha elargito a tutti, in una pioggia di zampilli cadenti nella grande vasca, un bene prezioso che non costava nulla, per cui era pubblicamente usato dal “basso popolo” anche per abbeverare gli animali e come pubblico lavatoio. La fontana fu pertanto protetta nel 1592 da una ringhiera a salvaguardia dei frequenti insulti provocati dalla plebaglia che, non comprendendo minimamente l’elevata solennità dell’opera vanto della città, che quotidianamente veniva ad offenderla con disinvolte confidenze, non ultima quella di lavare penne e calamai.

Quest’ultima sfacciata abitudine era probabilmente praticata da zelanti impiegati comunali. Fu inoltre anche necessario nel tempo, emettere delle ordinanze per vietare questi abusi; infatti nel 1720 “gli spettabili Signori Otto di Guardia e Balia” fecero apporre sul bugnato di Palazzo Vecchio dietro la fontana, una lapide marmorea nella quale si può ancora leggere:

a di 30 luglio 1720
gli spettabili ss. otto di guardia e
balia della citta’ di firenze
proibirono a qualunque persona di qualsiasi
voglia stato grado o condizione che
non ardisca in torno a questa fonte a
braccia venti fare sporchezze di sorte
alcuna lavare in essa calamai panni o altro
ne buttarvi legnami o altre sporcizie
sotto la pena di ducati quattro e dello
arbitrio di ll.ss. e tutto in conferma d’altro
decreto del magistrato loro del di 21 agosto 1646

Vasari ‘illumina’ il Salone dei Cinquecento

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Palazzo Vecchio celebra il nuovo impianto di illuminazione del Salone dei Cinquecento con un singolare incontro tra il pubblico e Giorgio Vasari. Lo spettacolo in costume avrà due repliche

Restaurata la ‘spa’ di Cosimo de’ Medici

È stato restaurato il “Comodo di Cosimo” una stanza, adiacente al Salone dei Duecento, che oggi
potrebbe essere considerata come bagno privato con sauna. L'intervento della durata di cinque mesi è costato ventimila euro ed è stato sponsorizzato da Geberit e Pozzi-Ginori, mentre il coordinamento generale è stato affidato a Fondaco Italia, società leader nel settore della consulenza associata al recupero di opere d'arte e dei beni culturali.

Una stanza per il relax

L'ambiente, tecnologicamente molto avanzato per l'epoca, era frutto di una scelta sofisticata che si voleva riallacciare, in forma privata ed esclusiva, alla cultura termale dell'Antica Roma, sia nella parte tecnologica sia nelle decorazioni ispirate alle scene mitologiche. Destinata al benessere privato, si trattava di una vera e propria stanza per il relax e lo svolgimento funzioni corporali. L'elegante vasca in pietra era in grado di erogare sia acqua fredda che calda, opportunamente riscaldata in una stanza attigua, con diversi i punti di appoggio usati per riporre oli essenziali e oggetti per l'igiene personale.

“È un onore per noi riportare all'originale bellezza un ambiente ricco di storia e curiosità, con l'auspicio che venga presto inserito nel percorso museale di Palazzo Vecchio”, ha dichiarato il sindaco Dario Nardella. “Un luogo bellissimo, leggero e delicato impreziosito dai dipinti di Marco da Faenza della scuola del Vasari che ne fanno una vera e propria opera d'arte” ha aggiunto Giorgio Castiglioni, Direttore Generale Marketing e Distribuzione di Geberit.

Comodo di Cosimo Palazzo Vecchio Firenze

Foto: Geberit e Pozzi-Ginori per il restauro del Comodo di Cosimo de Medici

Uno scrigno d'arte “adottato”

L'intervento è inserito nel programma FLIC “Florence I Care” con il quale il Comune di Firenze offre a coloro che vogliono diventare suoi partner l'opportunità di “prendersi cura” della città partecipando in prima persona al finanziamento di iniziative volte alla valorizzazione del patrimonio artistico fiorentino.

Chi viene e chi resta tra le botteghe delle Cure

Ci sono luoghi alle Cure in cui sembra che il tempo si sia fermato. Sono gli esercizi storici, quelli che si sono “sempre” stati. È proprio il caso dello storico orologiaio de Le Cure Giovanni Pinzani, classe 1939.

In quel negozio ci lavora dal 1962, prima come ragazzo di bottega poi gestendo l’attività. Il prossimo anno compirà il cinquantesimo anno di apertura.

La sua famiglia originaria della Rufina aveva già un’attività artigiana nel settore degli orologi. “Oggi aprire un’attività come la mia sarebbe una follia” ci confessa sorridendo. All’interno del negozio tutto è rimasto inalterato dal 1932, anno di fondazione dell’esercizio, a partire da alcuni mobili e scaffali originali del tempo.

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La mesticheria e il ristorante con vista sul fiume

Proseguendo verso la piazza l’attività storica per eccellenza, posta in posizione d’angolo, è la Mesticheria, aperta dalla fine del 1800. L’attuale gestione, a conduzione familiare, è subentrata negli anni ‘90. Fieri ci mostrano una foto di come appariva la piazza delle Cure e la vista del negozio agli inizi del ‘900 quando ci passava il filobus.

Il Casalingo in via Boccaccio invece è un piccolo ristorante, recentemente rinnovato negli arredi, ma gestito dalla stessa famiglia dal 1962. Prima del ristorante, sempre ad opera della stessa famiglia, vi era una mescita di vino e prima ancora una latteria, come ricordano ancor oggi le bianche piastrelle alle pareti. Valentina, la seconda generazione, continua a portare avanti la tradizione del padre e dello zio, proponendo piatti della cucina toscana a prezzi popolari. Una vera chicca il terrazzino esterno dove poter mangiare lungo il Mugnone con la vista sul Ponte alle Riffe.

Il giovane liutaio delle Cure

Fra tanti storici esercizi si è affacciato da qualche mese un giovane liutaio. Si chiama Tommaso Pedani e dal giugno scorso ha aperto il suo laboratorio in via Agnolo Firenzuola. “Una bella scommessa – ci racconta sorridendo –. Spinto dalla passione per la musica ho intrapreso un percorso durato tre anni a Parma. Sono arrivato a costruire gli strumenti musicali partendo dallo studio della musica, mi sono diplomato alla Scuola di Musica di Fiesole e poi mi son detto: perché non costruirla? Sognavo di aprire un mio laboratorio, non all’estero ma proprio qui, alle Cure, centro nevralgico di vita, persone e fiorentinità”.