domenica, 17 Gennaio 2021
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Donne moderne e antiche a ”confronto”. Al museo archeologico

Cosa ci fa una mostra fotografica moderna accompagnata da reperti etruschi, al museo Archeologico di Firenze? Semplice: descrivere un parallelismo tra la figura della donna moderna e la figura femminile dell’antichità.

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Cosa ci fa una mostra fotografica moderna accompagnata da reperti etruschi, al museo Archeologico di Firenze? Semplice: descrivere un parallelismo tra la figura della donna moderna e la figura femminile dell’antichità attraverso il fil rouge del significato del “velo” e dello “svelarsi”. I 33 scatti sono stati realizzati dalla fotografa Fiorella Ilario in Turchia (nell’immagine uno scatto della fotografa), e ritraggono in prevalenza donne in attimi di vita quotidiana.

IL PROGETTO. Da domani pomeriggio, a partire dalle 17, sarà possibile visitare la mostra “Et In Arcadia Ego – L’eterno ritorno di Ninfa”: la rassegna fotografica nasce dal progetto realizzato dall’autrice alla Galleria degli uffizi nel 2009, con una foto scattata ad una donna seduta con indosso il suo chador, davanti alla “Primavera” del Botticelli. L’iscrizione latina ‘Et in arcadia ego’, apparsa in celebri dipinti antichi e rimasta nei secoli mai concordemente interpretata, è stata usata come titolo a questo lavoro fotografico per mettere a confronto da una lato un aspetto dell’attuale condizione femminile e dall’altro gesti e consuetudini delle donne antiche, raffigurati nei reperti archeologici esposti nel percorso della mostra. “La questione velo affonda le radici nell’antichità classica: coprirsi la testa o il volto  era un’abitudine usata non solo dalle donne, ma anche dagli uomini – spiega la direttrice del museo Carlotta Cianferoli –  Si vuole sottolineare il valore di questo gesto, del ‘velarsi’ o ‘svelarsi’ che si tramanda ma che non in tutte le culture ha lo stesso significato”.

ETRUSCHI. I reperti archeologici con i quali le fotografie ‘dialogano’ sono tutti di origine etrusca, e fanno parte di quella sezione del Museo del territorio in fase di riallestimento. Il più significativo dei pezzi esposti è il ‘Bottarone’, un sarcofago in alabastro del II secolo a.C. proveniente da Monteriggioni (Siena), raffigurante un uomo e una donna: lui la cinge con il braccio destro, e lei si ‘svela’. “Questo gesto è un segno di profonda intimità tra i due – spiega la direttrice – teso a simboleggiare il legame che li unisce, quello del matrimonio e ci fa capire che lei è sua moglie e non una donna qualsiasi”. La seconda urna funeraria,  sempre in alabastro, raffigura i capostipiti della famiglia etrusca Calisma Socu: entrambi sono ‘velati’ dallo stesso mantello, ma qui è la donna che cinge le spalle del marito: “La società etrusca – continua a spiegarci la direttrice – era l’unica delle civiltà classiche che godeva di rapporti paritari tra uomo e donna”.

LA MOSTRA. All’inaugurazione della mostra saranno presenti, oltre alla direttrice del Museo Archeologico Cianferoni, l’autrice Fiorella Ilario, Francesca De Luca, direttore del Dipartimento Arte del Cinquecento e Seicento della Galleria degli Uffizi ed il filosofo Sergio Givone, Ordinario di Estetica e filosofo. La mostra fotografica sarà esposta fino al 15 aprile; gli orari in cui è possibile vederla sono dal martedì al venerdì dalle 8.30 alle 19, il sabato e la domenica dalle 8.30 alle 14 (chiuso il lunedì). Il costo del biglietto è di 4 euro.

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