Seduta che si è conclusa con l’approvazione di un ordine del giorno presentato da Partito Democratico, La Sinistra, Comunisti Italiani, Partito Socialista e Verdi insieme a Rifondazione Comunista e Unaltracittà/Unaltromondo, che impegna il sindaco “a farsi soggetto attivo a garanzia del diritto di espressione e di manifestazione dei cittadini in maniera particolare in questa fase di mobilitazioni che vede tanti giovani coinvolti, tenendo conto che non si tratta di questioni di ordine pubblico ma di chiaro dissenso politico che in un Paese democratico deve essere garantito e anzi promosso”. Ma non solo. Perchè i firmatari dell’ordine del giorno chiedono anche l’intervento del sindaco “presso la presidenza della Repubblica affinché, dato il carattere strategico delle politiche sulla formazione universitaria e la ricerca, tale materia non venga trattata con decreti e colpi di maggioranza, ma con un serio confronto parlamentare, col coinvolgimento degli esponenti della cultura italiana e di tutti i soggetti interessati”.

Prima dell’approvazione dell’odg, nel suo intervento, l’assessore all’innovazione e strategie di sviluppo Riccardo Nencini si era chiesto: “Cosa si può fare, concretamente, per cambiare questa pantomima della discussione nazionale? È una pantomima perché noi, in realtà, lavoriamo su uno schieramento precostituito nazionale. Penso che, invece, tutti noi dobbiamo rispondere a questa domanda. Ce la immaginiamo una città come Firenze senza il suo Ateneo? Possiamo immaginare una città come Firenze con un Ateneo fortemente ridimensionato? Io credo di no. Non possiamo ridurre la discussione a ‘io sto con la Gelmini, io sto contro la Gelmini'”. A rischio, secondo l’assessore, sarebbero diverse realtà cittadine. “Se Firenze perde Ingegneria, ricadute negative si avrebbero anche sulle principali aziende cittadine che traggono risorse umane da questa Facoltà – ha spiegato – penso alla Menarini, alla General Electric. Ma penso anche al patrimonio editoriale, alla Giunti, ad esempio. Bisogna mettere in campo gli interessi reali della città e si aprirà una discussione che mira a migliorare la capacità competitiva del sistema formativo e della ricerca. Bisogna porsi questo tema e riuscire a competere su questo terreno. Se i tagli previsti incideranno come temiamo, non saremo più in grado di essere competitivi. I migliori Stati hanno anche l’opposizione, non hanno solo il governo. Questa è una sfida che ci riguarda anche al nostro livello. C’è quello che operativamente, concretamente e fattivamente la città fa e deve continuare ad essere. La città, partendo da qui, potrà contare di più anche sulla politica nazionale”.

Ma la seduta si era aperta con la presa di posizione da parte di Forza Italia. “Il consiglio comunale è stato offeso e umiliato. Non ci stiamo a subire i ricatti della sinistra estrema dell’assemblea, presidente Cruccolini in testa”, avevano dichiarato i consiglieri del gruppo azzurro, annunciando “la non partecipazione a quella parte della seduta dedicata all’università”. “Giovedì scorso, alla riunione dei capigruppo – hanno ricordato – era stato deciso che potevano intervenire nel dibattito soltanto gli studenti eletti negli organi rappresentativi. Oggi, dopo una convocazione d’urgenza dei capigruppo, la maggioranza ha deciso di consentire gli interventi di due studenti che fanno parte del movimento delle occupazioni. Non ci prestiamo a questo gioco, non accettiamo queste gravi forzature e, soprattutto, non vogliamo legittimare le occupazioni delle università. La nostra assemblea non può diventare un palcoscenico per gli estremisti”.

“La minoranza di studenti che in questi giorni ha occupato le facoltà – hanno proseguito i consiglieri di Forza Italia – ha commesso e commette reati: i suoi rappresentanti non hanno la stessa dignità per poter parlare in un’assemblea elettiva, al pari degli studenti eletti democraticamente nel senato accademico, nei consigli di facoltà o del rettore stesso. E’ quindi con grande dispiacere che, dopo al processo al Ministro Mariastella Gelmini che lunedì scorso si è svolto indecorosamente nel Salone dei Duecento, siamo nuovamente costretti a non partecipare al consiglio comunale aperto”.