lunedì, 14 Giugno 2021
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Edilizia scolastica: Province toscane unite, servono 750 mln

Province toscane unite per chiedere al Governo le risorse necessarie a garantire le elementari condizioni di sicurezza e di fruibilità a tutti gli edifici scolastici a rischio. Il prossimo 20 maggio i 10 consigli provinciali della Toscana discuteranno contemporaneamente una mozione in materia di edilizia scolastica. Secondo le stime delle Province, servono 750 milioni di euro per la messa a norma degli istituti.

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Le Province chiedono che si proceda a completare la ripartizione degli oltre 770 milioni di euro previsti dalla Delibera Cipe del marzo 2009 e si pensi a una normativa  che preveda procedure più snelle per intervenire sugli edifici scolastici. La protesta è anche contro i limiti imposti dal Patto di stabilità alle amministrazioni locali, provvedimento che, secondo gli amministratori provinciali, sta bloccando l’impegno delle risorse per le politiche di investimento e sviluppo.

L’importo dei lavori di edilizia scolastica necessari in Toscana, si legge in una nota, ammonterebbe ad oltre 100 milioni di euro, 15 milioni nella sola Provincia di Firenze. Per il solo adeguamento sismico degli edifici scolastici di competenza delle Province è prevista una spesa di circa 400 milioni (50 dei quali in provincia di Firenze). L’adeguamento alla normativa antincendio richiederebbe altri 50 milioni in Toscana, 10 nella sola provincia di Firenze. Altri 200 milioni servirebbero per l’adeguamento degli edifici scolastici provinciali ai criteri del rendimento energetico e acustico, metà dei quali per quelli fiorentini.

Il totale complessivo di fondi necessari per gli interventi nella regione è di circa 750 milioni di euro, mentre per la sola Provincia di Firenze la somma prevista è di 175 milioni di euro.

“Il fatto che tutte le Province della Toscana si mobilitino all’unisono – spiega Andrea Pieroni, presidente della Provincia di Pisa e presidente di Upi Toscana – mostra quanto grave sia la situazione e come venga percepita allo stesso modo dall’Appennino al Tirreno. La nostra protesta non ha colore politico e rappresenta solo l’ultimo sforzo di chi ha a cuore le nuove generazioni e la loro sicurezza. Una nazione con le scuole pericolanti è una nazione pericolante e noi vogliamo invece che non sia così“.

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