domenica, 27 Settembre 2020
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Hiv e Aids in Toscana: ora sono gli eterosessuali i più a rischio

Negli ultimi anni c'è stata una decisa inversione di tendenza: tra coloro che hanno già sviluppato l’Aids in Toscana, infatti, la gran parte non ha contratto il virus Hiv per la tossicodipendenza ma per via sessuale. Si tratta soprattutto di trasmissione eterosessuale. In arrivo un convegno.

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Hiv e Aids in Toscana, inversione di tendenza.

AIDS E HIV. E’ quella a cui si è assistito negli ultimi anni, riguardo alla modalitàdi trasmissione di Hiv e Aids. Tra coloro che hanno già sviluppato l’Aids in Toscana – viene spiegato – la gran parte non ha contratto il virus Hiv per la tossicodipendenza (come succedeva nella fase iniziale dell’epidemia alla fine degli anni ’80), ma per via sessuale. Questa modalità di trasmissione rappresenta l’80,4% dei nuovi casi adulti nel triennio 2009-2011: si tratta soprattutto di trasmissione eterosessuale, il 47,5% dei nuovi casi. Il dato – continua la Regione – sottolinea l’evidente abbassamento del livello di guardia da parte della popolazione: gli eterosessuali non si ritengono cioè soggetti a rischio, mentre invece sono la categoria che più ha bisogno di informazione.

IL CONVEGNO. A dirlo sono i dati dell’Agenzia regionale di sanità della Toscana, che saranno presentati al convegno “Hiv e Aids in Toscana: un’epidemia sotto controllo?”, in programma giovedì 29 novembre, dalle 9 alle 13.30, a Firenze, nell’auditorium Ente Cassa di Risparmio di Firenze (via Folco Portinari 5/r), in occasione della Giornata Mondiale per la lotta all’Aids, che si celebra il 1° dicembre. L’Agenzia regionale di sanità della Toscana dal 2004 gestisce il Registro regionale Aids, e dal 2010 anche il sistema di sorveglianza delle nuove infezioni da Hiv, sistema attivato a seguito delle disposizioni ministeriali orientate ad una maggiore attenzione sulle fasi iniziali dell’infezione per pianificare meglio gli interventidi prevenzione.

TRASMISSIONE. “Molti dei nuovi sieropositivi hanno contratto il virus proprio con rapporti sessuali non protetti, non sono consapevoli di esserlo, e continuano a diffondere la malattia senza avere coscienza del rischio – dice Fabio Voiller, dirigente Ars – La consapevolezza della propria sieropositività sarebbe invece un elemento molto importante per accedere tempestivamente alla terapia antiretrovirale e ridurre la probabilità di trasmissione dell’infezione legata a comportamenti a rischio”.

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