venerdì, 25 Settembre 2020
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I bidelli scioperano contro la Gelmini. ”E’ un licenziamento di massa”

Due mesi e due giorni al termine del contratto e poi più di 1.200 persone in Toscana potrebbero ritrovarsi senza lavoro. Si tratta del personale scolastico non docente, bidelli, custodi, addetti alle pulizie, che oggi hanno scioperato in tutta Italia per chiedere la proroga degli appalti. E l’attenzione di genitori e insegnanti.

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Due mesi e due giorni al termine del contratto e poi più di 1.200 persone in Toscana potrebbero ritrovarsi senza lavoro. Si tratta del personale scolastico non docente, bidelli, custodi, addetti alle pulizie, che oggi hanno scioperato in tutta Italia per chiedere la proroga degli appalti. E l’attenzione di genitori e insegnanti.

12 FIAT. L’appalto in questione, che scadrà il 30 giugno, è stato più volte prorogato, ma non sono ancora arrivate garanzie per il prossimo anno da parte del Ministero dell’Istruzione. A rischio il futuro di 26mila lavoratori in Italia (prevalentemente lavoratrici), “come 12 stabilimenti della Fiat – dichiara Roberto Betti, segretario regionale Filcams – di cui oltre 1.200 solo in Toscana”. Numeri da grande impresa, a rischio causa tagli al settore scolastico.

 filcams3SCIOPERO. “Se l’appalto non verrà prorogato e in un secondo momento rinnovato – continua Betti – si tratterà del più grande licenziamento di massa messo in atto dal governo Berlusconi. Per non tagliare sugli insegnanti la Gelmini taglia il personale non docente. Eppure è considerato un servizio essenziale”. Un centinaio le persone che si sono ritrovate oggi a Firenze sotto la Prefettura. “Ma se non otterremo risposte positive a breve – dichiara il segretario regionale – siamo pronti a scendere nuovamente in piazza, in barba alla legge che ce lo impedirebbe, in quanto svolgiamo appunto un servizio essenziale”.

PART-TIME E DECURTAZIONI. A Firenze sono quasi 400 i lavoratori impiegati nella sorveglianza, pulizia e controllo delle scuole, nonché nell’assistenza agli alunni. Tutti facenti capo a cooperative di servizi, legati da contratti part-time non molto redditizi, “che già hanno subito una decurtazione del 25% dello stipendio a causa dei tagli”, spiega Betti.

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