venerdì, 30 Ottobre 2020
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Ispo, una ricercatrice fiorentina sulla rivista ”The Lancet Oncology”

I risultati di un importante studio sono stati pubblicati dalla ricercatrice fiorentina di Ispo Francesca Carozzi, con il gruppo di lavoro Ntcc, sulle pagine della prestigiosa rivista ''The Lancet Oncology''.

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Si chiama P16-INK4A, ed è una proteina umana il cui livello aumenta quando l’infezione da Hpv ad alto rischio (il papilloma virus) attiva la produzione di proteine oncogene.

LO STUDIO. Ora i ricercatori di Ispo, per la prima volta, hanno utilizzato i livelli aumentati di questa proteina per stabilire se questo fattore permetteva di individuare tra le donne risultate positive al test dell’Hpv quelle a maggior rischio di sviluppare una lesione preinvasiva della cervice uterina. Lo studio è stato effettuato all’interno di un progetto di ricerca – l’Ntcc, il più grande mai condotto finora a livello mondiale – che ha coinvolto 100mila donne italiane, tutte seguite attivamente per tre anni. I risultati sono stati pubblicati dalla ricercatrice fiorentina di Ispo Francesca Carozzi, con il gruppo di lavoro Ntcc, sulle pagine della prestigiosa rivista “The Lancet Oncology”.

I RISULTATI. I risultati ottenuti – viene spiegato – consentono di concentrare i controlli annuali solo sulle donne che sono risultate positive al test dell’Hpv e che hanno elevati livelli di proteina al momento del primo esame. Mentre le donne Hpv positive, ma P16 negative, possono essere tranquillamente rinviate a un controllo dopo 2-3 anni. Si tratta di un risultato importante per due motivi: da una parte consente alle donne di non essere sottoposte a continuo stress per follow-up ravvicinati nel tempo, il che probabilmente incide anche su una maggiore adesione ai controlli proposti. Dall’altra consente di lavorare sull’appropriatezza, con un conseguente risparmio dei costi dello screening, senza tuttavia diminuirne l’efficienza.

IL TEST. “Si tratta quindi di un importante contributo al trasferimento nella pratica clinica delle migliore strategie ad oggi disponibili per la prevenzione”, spiega Francesca Carozzi. Di passi avanti, nella battaglia per la prevenzione di questo tipo di tumore, causato nella maggior parte dei casi dai papillomavirus (Hpv) oncogeni, ne sono stati fatti molti negli ultimi anni. La Regione Toscana, con una recente delibera, ha dato l’avvio a un cambiamento epocale nello screening del carcinoma del collo dell’utero con l’introduzione del test Hpv primario che consente di aumentati gli intervalli di screening ad almeno cinque anni, fornendo la stessa protezione, se non addirittura una maggiore protezione, del “vecchio” Pap test eseguito ogni tre anni.

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