venerdì, 3 Dicembre 2021
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”Schettino ha perso un’ora importante”, la tragedia poteva essere evitata

Il presidente e amministratore della Costa Crociere Pierluigi Foschi ha dichiarato che da parte della società non c'è stata alcuna autorizzazione ad eseguire la manovra dell'inchino. Da questa dichiarazione emerge quindi che Schettino ha deciso autonomamente di 'inchinarsi' al Giglio, sottovalutando anche, successivamente, la gravità dell'incidente.

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”Se il comandante Schettino non avesse perso un’ora preziosa, le cose sarebbero andate diversamente. Si sarebbero potute calare le scialuppe con calma, mettere a loro agio le persone”. Lo ha detto il comandante generale del Corpo delle Capitanerie di porto, Marco Brusco, ascoltato dalla commissione Lavori pubblici del Senato in merito all’incidente della Costa Concordia. Inoltre Schettino è considerato l’unico responsabile, per legge, della tragedia.

UNA TRAGEDIA CHE POTEVA ESSERE EVITATA. Solitamente, il comandante di una nave è colui che individua la rotta migliore da percorrere anche quando si è vicini ad una linea di costa, dove non è vietato navigare, purchè venga salvaguardata la sicurezza della nave e quindi di tutti i passeggeri a bordo. Il comandante generale delle Capitanerie di porto, Marco Brusco ha fatto riferimento anche all’inchino. ”Con tale dizione non ci si riferisce a una manovra particolare prevista o vietata a seconda dei casi ma si fa riferimento ad una tradizione marinaresca non così radicata e frequente, contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di informazione, che consiste nell’effettuare una rotta piuttosto ravvicinata, parallela alla linea di costa, per consentire il cosiddetto saluto dalla nave ma sempre in sicurezza”. Resta ancora da accertare la natura della manovra di recupero. Attraverso le immagini contenute nella scatola nera sarà possibile stabilire se sia stato un atto voluto dal comandante per ‘rimediare’ alla schiocchezza compiuta poco prima o si stata una manovra del tutto casuale. Resta il fatto, come afferma Brusco, ”che questa nave si sia assestata su quegli scogli e a poca distanza terra ferma ha salvato la vita a tante persone”.

IL TRAGICO INCIDENTE. Foschi quindi, scarica nuovamente il comandante della Concordia. E anche se ribadisce che l’inchino quella notte non è stato autorizzato dalla società, non può non ammettere che si tratta di una prassi adottata da tutte le società crocieristiche del mondo. Il 13 gennaio è avvenuto “un tragico incidente che non doveva avvenire e poteva non avvenire”, se il comandante non avesse deciso di ‘accostare’ così vicino all’isola. Una decisione di cui Costa non sapeva nulla. “Quella manovra non era autorizzata. Noi non ne eravamo al corrente, tanto che nel giornalino di bordo era scritto che la nave sarebbe passata a cinque miglia dal Giglio”. Una versione che l’azienda ripete da venerdì notte e che però non torna con i racconti degli stessi ufficiali a bordo.

I RACCONTI. Le versioni non combaciano. Stando alle dichiarazioni rilasciate ai magistrati dal comandante in seconda, Roberto Bosio, fin dalla partenza da Civitavecchia ”la navigazione turistica era programmata” con l’obbiettivo di ”consentire ai passeggeri di ammirare le zone costiere presenti sulla tratta della crociera”. Ma ad averla programma, a questo punto, chi è stato? Il comandante Schettino e i suoi ufficiali, come afferma Foschi o l’equipaggio con la società come afferma Bosio? Ma Foschi, anche dopo queste dichiarazioni, resta fermo sulle sue posizioni. “L’inchino non esiste nella nostra azienda – dice – esiste la navigazione turistica, che è una pratica adottata in tutto il mondo e consentita dalle norme”. In alcuni casi questa navigazione viene “pianificata e l’azienda può anche esserne al corrente”, ma deve essere svolta con “protocolli di sicurezza molto chiari e precisi”.

CLANDESTINI E LAVORO IN NERO. E tornano in ballo anche le accuse di aver imbarcato clandestini sulla nave e di aver favorito il lavoro in nero. “E’ una cosa ignobile e impensabile per una società con una tradizione come la nostra – afferma – i sistemi di controllo della società sono all’avanguardia e siamo l’unica azienda al mondo che volontariamente si è sottoposta alla certificazione di responsabilità sociale”. Inoltre sottolinea ancora una volta e con orgoglio che le operazioni di soccorso sono state svolte dall’equipaggio che era, quindi, “addestrato adeguatamente” e si è “prodigato per prestare i primi soccorsi”. “Se non fossero stati addestrati non avrebbero potuto fare quello che hanno fatto: hanno evacuato in condizioni difficilissime oltre 4mila persone”.

CI VORREBBE UN MIRACOLO. Sono un miracolo potrebbe far trovare delle persone ancora vive a bordo del relitto della Concordia. Le difficoltà e i pericoli per i soccorritori aumentano di ora in ora ma nessuno vuole arrendersi. Primi fra tutti i familiari delle persone ancora disperse. Loro anche oggi sono arrivati sull’Isola del Giglio sperando in qualche novità. Una speranza che al tredicesimo giorno dalla tragedia è riposta solo in un “miracolo”. Parola dura, soprattutto quando ad usarla è il Capo della Protezione civile Franco Gabrielli: “per il tempo trascorso e per le condizioni date pensare di trovare ancora qualcuno in vita oggi sarebbe un miracolo”. Però nessuno vuole rinunciare a pensare “che questo sia possibile” e i soccorsi continueranno. Almeno fino a quando la nave non sarà stata tutta ispezionata, o meglio “non lo saranno tutte le parti che sarà possibile ispezionare” aggiunge Gabrielli. Qualche corpo potrebbe essere trovato solo al momento che “la nave sarà rimessa in asse o smantellata”. Difficile che gli spelosub possano arrivare ai ponti 1 e 2, i primi a finire sotto l’acqua del mare del Giglio, ora nera e putrefatta dentro quella carcassa, dove muoversi è “difficilissimo e rischioso” spiega l’ingegnere dei vigili del fuoco Ennio Aquilino, coordinatore dei soccorsi. Lui è pronto a spingere i suoi uomini al massimo sforzo, ma “senza mettere a rischio la loro vita”.

LO STOP DALL’ASL. Dopo le analisi microbiologiche effettuate dall’Asl di Grosseto, è arrivata la decisione di sospendere le ricerche nelle zone D ed E della nave, due corridoi in cui le ricerche erano già state sospese. Da qualche giorno infatti i sub, quando riemergono dall’acqua, devono sottoporsi a particolari lavaggi. Ma intanto le ricerche proseguono, almeno fino a quando le condizioni meteomarine saranno favorevoli. Di pari passo proseguono anche le operazioni di preparazione per il defueling delle 2.400 tonnellate di carburante. L’operazione dovrebbe iniziare sabato prossimo. Intanto vanno avanti anche le operazioni per togliere i detriti intorno alla Concordia, detriti che ogni tanto emergono dalle parti sommerse e galleggiano in superficie.

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