martedì, 25 Agosto 2026
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Batistuta choc: ”Non posso più correre, ma ora cammino abbastanza bene”

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E’ tornato a parlare, e le sue parole hanno fatto sobbalzare i tifosi viola.

“NON POSSO PIU’ CORRERE”. ”Non posso più giocare a pallone perché non posso più correre, ma adesso cammino abbastanza bene”. A dirlo è stato Gabriel Omar Batistuta, l’indimenticato e indimenticabile Re Leone viola, in un’intervista al periodico francese France Football.

LE INFILTRAZIONI. Batigol, che oggi ha 43 anni ed è ds del Colon, non racconta fino in fondo le cause che lo hanno portato ad avere tutte queste difficoltà. Sono state le infiltrazioni antidolorifiche a ridurlo così? “Non ne ho fatte tantissime – ha risposto il Re Leone – però su una stagione da 70 partite ne facevo 65. Tornassi indietro, forse starei più attento”.

La speranza: Il Re Leone si ridà al calcio. E se tornasse a Firenze?

Raffica di controlli in via Palazzuolo

Poliziotti di quartiere in azione, raffica di controlli in via Palazzuolo.

CONTROLLI. Ieri pomeriggio i poliziotti di quartiere hanno sanzionato per ubriachezza tre cittadini albanesi di età compresa tra i 27 e i 46 anni, e sottoposto a fermo per identificazione altri tre loro connazionali di 31, 28 e 26 anni.

REINGRESSO ILLEGALE. Quest’ultimo, in particolare, è stato arrestato per il suo reingresso illegale in Italia dopo che era stato espulso nel 2010. Il provvedimento vietava infatti allo straniero di rimettere piede nel nostro paese fino al 2020. Al tempo della sua espulsione aveva fornito generalità diverse da quelle con le quali è invece stato identificato ieri nel corso del controllo.

VIA DEL CAMPUCCIO. Gli altri due albanesi sono stati denunciati per la violazione degli obblighi sul soggiorno, così come un cittadino marocchino di 34 anni irregolare, rintracciato in nottata dalla volante in via del Campuccio.

Costa Concordia, a due mesi dalla tragedia

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Sono passati due mesi dal naufragio della Concordia. Il bilancio delle vittime si è aggravato ora dopo ora, di pari passo all’aggravarsi della posizione del comandante Schettino, l’uomo che ha condotto la nave verso lo scoglio ”fatale”.

Costa Concordia, a due mesi dalla tragedia / FOTO

Sono passati due mesi da quel tragico 13 gennaio, giorno in cui la Costa Concordia ha cessato di galleggiare, andandosi ad incagliare nelle ”Scole”, la scogliera davanti all’Isola del Giglio. Sessanta lunghi giorni caratterizzati da indagini, recuperi e sospetti. Il bilancio delle vittime si è aggravato ora dopo ora, ma i dispersi non sono stati ancora recuperati tutti.

13 GENNAIO 2012. Nella notte del dramma, la Concordia stava navigando nelle acque davanti all’Isola del Giglio quando, avvicinatasi alla costa per un ”inchino”, in gergo un saluto in questo caso, agli isolani, colpì con un fianco uno scoglio alla punta delle Scole. Erano le 21.42 quando uno squarcio si aprì lungo la parte sinistra dello scafo. A bordo della nave lunga più di trecento metri, c’erano oltre 4000 persone tra membri dell’equipaggio e passeggeri che si stavano godendo una crociera nel Mediterraneo. La nave iniziò a sbandare e ad imbarcare acqua fino ad inclinarsi a novanta gradi. Da due mesi giace li, all’Isola del Giglio. accasciata sugli scogli e su un fondale marino ricco di specie rare. La parte destra invece, è rimasta fuori dall’acqua, sotto il sole che presto inizierà a picchiare forte sul relitto.

I PASSEGGERI. Un black out? No. Un cambio di rotta? No. Mare mosso? Neanche. I passeggeri inizialmente non furono messi al corrente di quanto stava accadendo alla nave e, soprattutto, alle loro vite. In un primo momento si vociferava che fosse in corso un calo di corrente, un black out quindi. Ma man mano che i minuti passavano i piatti iniziavano a scivolare lungo i tavoli, i bicchieri lungo i banconi e le fiches cadevano dai tavoli da gioco. E poi, anche le persone iniziavano ad avere problemi di equilibrio. La nave si stava inclinando e fu allora che tutti si resero conto che qualcosa di più grande e più tragico di un banale black out, stava per colpire le loro vite. Una presa di coscienza che salvò molte persone, in quella fredda notte di gennaio.

L’ALLARME. Mentre tra la gente scoppiava un ”contenuto” panico, ai piani alti della Costa Concordia, in plancia di comando, il tempo di fermò. O meglio, il tempo continuò a scorrere inesorabile, ma nessuno fece niente per recuperare il recuperabile. Il comandante Schettino si trovava al comando negli ultimi minuti prima del parziale inabissamento, ma poco prima era in compagnia di una ragazza bionda, la moldava Domnica Cemortan, fatto che fece incrociare la cronaca rosa al giallo del naufragio. Quello che avvenne esattamente in plancia di comando, lo si apprese da un video choc girato da un telefonino e reso pubblico a circa un mese dalla tragedia. Tramite quelle immagini furono ricostruite le fasi e tempi esatti in cui è stato dato l’allarme. Dal filmato si apprende che realmente il panico e l’entità dello scontro sugli scogli, non aveva raggiunto le coscienze degli ufficiali che popolavano la plancia. L’allarme non fu dato subito. Venne sottovalutato o non ritenuto ”importante”. Le prime voci che parlano di danni riportati nell’impatto ma con la possibilità di proseguire tranquillamente la crociera, sono state registrate alle 22.15. Dieci minuti più tardi si vede invece Schettino, il capitano deriso dal mondo intero, mentre è al telefono. Poi una voce che dice: ”I passeggeri stanno entrando da soli nelle lance” e la replica del comandante ”Vabbuò”. Poi si sente ”Ora devo dare l’emergenza generale”, e un altro ”aspetta, aspetta” e poi ”devo dare l’emergenza generale”. L’ordine definitivo arriva alle 22 e 32: ”Abbandonare la nave”.

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LA SIRENA. ”Abbandonare la nave”. La sirena che suona. Ma i passeggeri la stavano già abbandonando la nave. Non hanno aspettato l’ordine che doveva essere comunicato dal comandante. Hanno seguito il proprio istinto, coscienti di ciò che stava succedendo. E i passeggeri hanno seguito anche il volere dei membri dell’equipaggio, coloro che hanno informato le persone sulla reale situazione in cui si trovavano e che hanno iniziato a calare in mare le scialuppe cariche di passeggeri impauriti. Prima le donne e i bambini, poi gli uomini. Tutti hanno indossato il giubbotto salvagente, o almeno, fino a che le scorte non sono state esaurite. Immagini e racconti che sembrano pronunciate dalle bocche degli spettatori all’uscita di una sala cinematografica, dopo la visione di ”Titanic”, affondato 99 anni e 9 mesi prima.

ALL’ASCIUTTO. E mentre le oltre 4000 persone a bordo della nave, tra passeggeri e membri dell’equipaggio, erano nel caos totale, il comandante Schettino era all’asciutto, su uno scoglio. Sulla terra ferma. Ma come c’è arrivato il comandante, sull’Isola del Giglio? E perchè, come vuole la prassi, non è stato l’ultimo ad abbandonare la nave? Dagli interrogatori è risultato che il capitano finì accidentalmente su una scialuppa, scivolandovi dentro. Racconto privo di fondamenta realistiche. Ma su quello scoglio, c’è arrivato davvero, come testimoniano alcune persone che lo hanno avvistato dopo il naufragio, fermo ad osservare (asciutto) la sua nave alla deriva. Nonostante Gregorio De Falco, capo della Capitaneria di Porto di Livorno, lo abbia invitato e obbligato a risalire sulla nave urlandogli contro frasi dure, Schettino, sulla nave, non ci tornò mai. Era buio e nessuno lo riportava indietro, questa la sua giustificazione.

I VIGILI DEL FUOCO. Insieme ai membri dell’equipaggio e ai vari passeggeri divenuti subito eroi, i Vigili del Fuoco sono stati senza dubbio, e lo sono ancora, gli angeli della Concordia. I soccorsi sono partiti immediatamente, ancor prima che venisse lanciato l’allarme ufficiale. Hanno aiutato passeggeri in difficoltà, soccorso donne, bambini, anziani, disabili e uomini. A bordo del relitto, dal cielo e sulla terra ferma. Hanno esplorato in lungo e in largo la nave, hanno fatto saltare in aria con microcariche alcune zone della Concordia per accedere più facilmente ai reparti non ancora perlustrati. Hanno utilizzato robot e telecamere a infrarossi per individuare i corpi. Si sono immersi in acque divenute putride e in zone pericolose. Hanno salvato vite e hanno reso ai loro cari, 20 corpi senza vita.

I DISPERSI. E quello che ci ha tenuti con il fiato sospeso per sessanta interminabili giorni, sono proprio i dispersi. Ad oggi, 25 corpi senza vita sono stati riportati sulla terra ferma. Ma cinque di questi non hanno ancora un nome e le loro famiglie non hanno ancora un corpo su cui versare le loro dolorose lacrime. Ma restano ancora 7 i dispersi di cui tre italiani Girolamo Giuseppe, 30 anni membro dell’equipaggio, Trecarichi Maria Grazia, siciliana e Arlotti Williams, padre della piccola Dayana ritrovata nei giorni scorsi. Sei tedeschi Bauer Elisabeth, Ganz Christina Mathi, Ganz Norbert Josef, Neth Margarethe, Werp Brunhild, Schroeter Margrit. Due americani Heil Barbara, Heil Gerald e un indiano Rebello Russel Terence, membro dell’equipaggio. Ancora sette anime intrappolate all’interno della nave, in zone inaccessibili dai sommozzatori dei Vigili del Fuoco, che fra qualche giorno verranno cercate da un robot telecomandato, “chiamato” Rov (Remote Operator Vehicle). Sarà lui che completerà il lavoro iniziato dai pompieri.

Incendio nella notte, in fiamme un capannone sede di due aziende

La notte scorsa un incendio ha semidistrutto un capannone che ospita due aziende a Cascine Del Riccio, tra Firenze e Impruneta.

IL CAPANNONE. Le fiamme hanno bruciato e quindi fatto crollare il tetto del capannone, in cui avevano sede due aziende. Una produce slot machine e videopoker, l’altra materiale elettrico e illuminotecnico.

I SOCCORSI. Le fiamme sono divampate nella tarda serata di ieri e hanno impegnato per tutta la notte i vigili del fuoco di Firenze e Prato che sono intervenuti con le autobotti. I carabinieri stanno indagando sulle origini del rogo.

C’è la crisi? Vado a vivere in mansarda

Negozi, garage, soffitte e cantine diventano abitazioni da vendere o dare in affitto: a dirlo è un’indagine di Immobiliare.it, secondo cui gli italiani sempre di più provano a riconvertire gli immobili in loro possesso pur di trovare nuovi acquirenti. E così il garage o il negozio diventano casa: vetrine e saracinesche spariscono e gli alti soffitti vengono sfruttati con soppalchi e scale a chiocciola.

NEGOZI. Per quanto riguarda i locali commerciali, ben il 12% degli annunci relativi a spazi di questo tipo riporta la possibilità di riconversione in abitazione. “La grande distribuzione sta soffocando il commercio al dettaglio – spiega Carlo Giordano, amministratore delegato di Immobiliare.it – e i negozi lungo le vie cittadine perdono di interesse, con un conseguente crollo della domanda per questi locali (-12% nell’ultimo anno). Da ciò deriva la loro trasformazione in veri e propri loft cittadini, simili agli spazi industriali dismessi da cui da anni si ricavano abitazioni di pregio, ma molto più piccoli e centrali”.

GARAGE. Non solo negozi e uffici, però: anche un garage si può trasformare in un loft. Ormai i box vengono realizzati nei sotterranei dei palazzi, ma quelli costruiti fino a venti anni fa sono a livello strada e dietro alle loro saracinesche si nascondono ampi spazi, semplici da personalizzare e di facile trasformazione in ambienti di design. I numeri provano l’aumento delle conversioni di negozi e garage: tra i 700.000 annunci presenti su Immobiliare.it, la presenza di loft è cresciuta nell’ultimo anno, mediamente, del 5%, con picchi del 9% a Bologna e del 7% a Torino. Le due metropoli italiane, Milano e Roma, non registrano in questo periodo grandi cambiamenti perché il processo è, per la carenza di spazi, in corso da tempo.

SOFFITTE. Stesso trend in ascesa è registrato dalle riconversioni delle vecchie soffitte in mansarde. Questi locali, usati in passato come depositi, vengono trasformati – vista la penuria di spazi nelle zone più centrali e l’esigenza di aumentare i ricavi da parte dei proprietari – in unità abitative vere e proprie, in cui la mancanza di alcuni servizi, come l’ascensore, permette a chi compra o affitta di risparmiare tra il 10 e il 20% rispetto ad un appartamento nella stessa zona.  In confronto ad un anno fa, l’offerta delle mansarde è cresciuta di quasi il 7%, con picchi nelle città di medie dimensioni come Firenze (+10%) e Parma (+9%).  “Attenzione ai vincoli – continua Giordano – che riguardano la categoria catastale dell’immobile che si intende acquistare: se si tratta di un loft, accatastato come C3, non vi si potrà prendere la residenza ed ottenere un mutuo prima casa; se parliamo di una mansarda è da verificare che ci sia l’abitabilità e tenere a mente che, per via dei tetti spioventi, i metri quadri commerciali si riducono di molto rispetto alla superficie”.

Jovanotti, al via i concerti nella Grande Mela, tutti Sold Out

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Dopo aver girato l’Italia da nord a sud, da est a ovest, Jovanotti, lo scorso 10 marzo, ha avviato la sua tournée negli Stati Uniti.

LA GRANDE MELA. E dopo il grande successo della prima tappa statunitense a Miami, ieri sera Jovanotti si è esibito alla Music Hall of Williamsburg di Brooklyn, la prima delle tre date previste a New York. Proprio stasera si terrà la prima data al Bowery Ballroom nel Lower East Side della Grande Mela, dove replicherà domani sera. In apertura ai concerti, l’omaggio a Lucio Dalla, scomparso lo scorso 1 marzo.

SOLD OUT. Ma il successo del ”Jova” non finisce qui. Infatti, dopo il sold out italiano, arriva anche quello americano. Infatti, le tappe newyorkesi, all’inizio dovevano essere due. Ma, probabilmente, l’aggiunta della terza (prevista per domani 14 marzo), potrebbe non esser servita ad accontentare il suo grande pubblico.

”Domes in the world”, le più belle cupole del mondo ospitate a Firenze

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Per una settimana intera, Firenze sarà la capitale mondiale delle cupole. Sono attesi oltre duecento partecipanti, ventotto Paesi, cinque continenti, cinque giornate di eventi e tre mostre a tema per il congresso internazionale ”Domes in the world”, dal 19 al 23 marzo.

LE CUPOLE. In terra o in muratura, in legno o acciaio, di calcestruzzo o altri materiali. Dall’Iran agli Stati Uniti le cupole di tutto il mondo si ”riuniranno” a Firenze per ”Domes in the world”, che vedrà la partecipazione, tra gli altri, di architetti, ingegneri, storici, antropologi, esperti e professionisti di restauro provenienti dai cinque continenti.

IL CONGRESSO. Il congresso si svolgerà in italiano, inglese e russo e sono previste in varie sedi del centro storico di Firenze, tre mostre a tema dedicate alle cupole in terra della Siria, alla Cupola del Brunelleschi di Santa Maria del Fiore e alle altre più belle del mondo. Inoltre, il 21 marzo si terrà anche un concerto nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore diretto sotto il famoso Cupolone.

Faentina, ore contate per il parcheggio. Ma i residenti non ci stanno

La situazione del parcheggio di via Faentina preoccupa e spaventa i cittadini che risiedono in quella zona di Firenze.

IL PARCHEGGIO. Stiamo parlando del parcheggione nato come scambiatore all’altezza della stazione ferroviaria Salviati, poi dismessa, che da giovedì 15 marzo chiuderà “per mettere in sicurezza l’area”, secondo i cartelli apparsi qualche giorno fa. Per i cittadini la preoccupazione è che l’area, l’unica disponibile nella zona per parcheggiare, chiuda definitivamente o venga utilizzata per altri progetti.

L’ASSEMBLEA. Così, ieri sera un comitato spontaneo si è riunito nei locali della vicina parrocchia per informare la cittadinanza e decidere il da farsi. Era presente anche un consigliere comunale (Francesco Ricci, del Pd) che ha informato che la questione è stata posta all’ordine del giorno in consiglio comunale.

I TIMORI. La paura dei residenti della zona è che per il parcheggione ci sia ben altro progetto, e non quello – auspicato – di risistemare l’area e rimetterla a disposizione per la sosta. “A noi interessa che rimanga un parcheggio pubblico – spiegano i cittadini – se gratuito tanto meglio, ma deve rimanere un parcheggio pubblico”. “Ma un parcheggio per i residenti, non per quelli che vengono da fuori Firenze a parcheggiarci i camper”, tuona qualcun altro.

LA PROROGA. Il comitato, per il momento, ha chiesto una proroga alla chiusura: la risposta è attesa già oggi. Mercoledì, poi, alcuni membri incontreranno il presidente del Quartiere 2 Gianluca Paolucci. “Dove andremo a parcheggiare se lo chiudono?”, si domandano i cittadini. Che non hanno intenzione di arrendersi. “Se serve siamo pronti a occuparlo”, azzarda qualcuno.

LA VOCE. E intanto la voce che il parcheggio sia stato ceduto a qualche altro ente e il suo destino sia già stato deciso corre già lungo via Faentina.

Le cicogne sono tornate, vivono nella ”casa” costruita da Enel

Le cicogne, come previsto, sono tornate a Porcari, in provincia di Lucca grazie alla nuova ”casa” costruita a dicembre dai tecnici Enel della zona di Lucca e della struttura ”Progettazione Lavori e Appalti”.

IL PROGETTO. In via Daccio a Porcari, i tecnici si sono messi all’opera nel mese di dicembre. Il progetto era quello di costruire una nuova ”casa” alle cicogne. E lo hanno fatto eseguendo un importante intervento con la presenza del Vicesindaco del Comune di Porcari Piero Franceschini e dei rappresentanti del Padule di Fucecchio.

I CAVI ELETTRICI. I tecnici Enel, hanno spostato il nido su un nuovo sostegno, procedendo all’isolamento dei cavi elettrici in entrata e in uscita con un’apposita guaina. Dopodichè hanno installato una piattaforma imbottita con rami e foglie, sopraelevata di un metro e mezzo rispetto al palo in modo da preservare l’incolumità delle cicogne.

LA PIATTAFORMA. La nuova casa, la ”piattaforma nido”, è stata gradita dalle cicogne che vi hanno preso immediatamente dimora, dimostrando di trovarsi a loro agio e rinnovando così il feeling con la terra lucchese e con i nidi costruiti da Enel.