mercoledì, 10 Giugno 2026
Home Blog Pagina 4224

Piste ciclabili, belle ma “a ostacoli”

C’è un modo alternativo per muoversi in città. E sempre più fiorentini, stanchi delle code e della ricerca impossibile del parcheggio, o alle prese con i ritardi dei mezzi pubblici, lo stanno (ri)scoprendo. È la bicicletta: un mezzo ecologico, economico e adeguato alle distanze da percorrere in una città delle dimensioni di Firenze. Una scelta facile, dunque? Non proprio. Visto che, una volta presa la decisione di lasciare a casa il motorino o l’auto, cominciano i guai. Il primo, e più evidente, è quello delle piste ciclabili. Nel quartiere 2 il problema non è, principalmente, di “come” sono, visto che in questa circoscrizione si trovano alcune delle ciclabili migliori e più frequentate di Firenze: quella di viale dei Mille-Don Minzoni e la direttrice Arno-Fortezza sul percorso viale Gramsci-Matteotti.
È piuttosto quello di “quante” sono e di “dove” si trovano. Oltre a quelle citate, nel quartiere sono presenti altre quattro piste ciclabili: quella di lungarno Colombo/Aldo Moro; quella di via Lungo l’Affrico/viale De Amicis/via Piagentina; quella che circonda l’area dello stadio e della piscina Costoli, che poi si estende a est verso viale Mazzini e a ovest verso viale Duse/viale Verga/via del Guarlone; e quella che inizia e finisce dietro via del Gignoro, lungo la nuova viabilità parallela alla ferrovia di Rovezzano. “Il problema è che mancano quasi del tutto le piste che vanno dirette in centro – osservano molti ciclisti – quelle che ci sono costringono a lunghi giri, e per gli spostamenti quotidiani o per andare al lavoro è necessario utilizzare la viabilità ordinaria”. Ma non solo. Perché sono in molti a lamentarsi anche della cattiva manutenzione e della scarsa segnalazione dei percorsi ciclabili. È il caso della pista da piazza Alberti a via del Campofiore, piena di buche e non segnalata con l’apposita vernice, o di quella dei lungarni, dal Saschall al ponte Ferrucci.
Altra questione è la mancanza di collegamenti: ad esempio tra la pista di viale dei Mille e quella dei viali di circonvallazione all’altezza di via degli Artisti, o fra i due monconi di viale Mazzini e viale Fanti, separati dalla passerella di Campo di Marte, dove basterebbe inserire una scanalatura per le ruote per evitare di caricarsi in spalla tutta la bicicletta. “Poi c’è il problema delle rastrelliere per parcheggiare le bici – spiega un ciclista – in alcune zone mancano del tutto o sono scarse: ad esempio in via Masaccio, via Rondinella, via del Gignoro, via Lanza, via Piagentina, e alla stazione di Campo di Marte. In altri casi invece sono spesso sovraffollate o rese inutilizzabili dai ‘parcheggi selvaggi’ di auto e moto”. Insomma, i percorsi ciclabili rischiano di diventare, spesso, veri e propri percorsi a ostacoli.

Case minime, “non soltanto degrado”

“Le case minime non sono soltanto degrado”. Hanno voluto far sentire la loro voce, gli abitanti delle case popolari di via Rocca Tedalda, dopo che Il Reporter, nel numero di gennaio, aveva pubblicato un’inchiesta sulle difficoltà della vita in quella zona della città. Un’inchiesta che aveva portato alla luce come degrado, spaccio e solitudine siano problemi vissuti sulla propria pelle dai residenti di via Rocca Tedalda, “soprattutto la sera, quando qui è tutto buio, in giro non c’è nessuno, le forze dell’ordine non fanno controlli e, dalle finestre di casa, si vede spacciare continuamente”, si era sfogato uno degli abitanti della zona.

 

Ma, insieme a voce come questa, se ne sono levate altre, di residenti che hanno voluto sottolineare come quel mondo, difficile da “inquadrare” dall’esterno, nasconda anche altri aspetti. “Qui ci abitano soprattutto lavoratori onesti, mamme e bambini – hanno precisato, con una lettera, alcuni abitanti – mentre spacciatori e tossici sono sicuramente la minoranza delle persone che risiedono qui. Non crediamo di essere diversi dagli altri fiorentini”. Il quartiere, insomma, sembra dividersi tra chi prova disagio a viverci ogni giorno e chi, invece, si sente orgoglioso di far parte di un mondo che, dopo anni difficili, tenta di rialzare la testa, anche grazie a interventi di istituzioni, associazioni e volontari.

“Le case minime sono sicuramente, per la loro storia, un ‘sottoinsieme’ particolare del quartiere, che, soprattutto in passato, è stato caratterizzato da diversi problemi – dice il presidente del Q2 Gianluca Paolucci – noi facciamo il possibile per migliorare la qualità della vita delle persone che ci abitano, offrendo anche servizi che in altre parti del quartiere non ci sono”. Servizi come il “Fantafondo”, lo spazio di aggregazione nato nel cuore delle case popolari nel 2000, e che da allora si è conquistato un ruolo sempre più importante per i giovani della zona. Uno spazio nato con l’obiettivo di togliere dalla strada i minori del quartiere, e che nel tempo è diventato un vero punto di riferimento: ogni giorno sono una trentina bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni che lo frequentano per fare i compiti e ricevere un aiuto scolastico, ma anche per organizzare attività ricreative che spaziano dalla musica allo sport. “E i risultati sono stati davvero soddisfacenti – spiegano coloro che lo gestiscono – soprattutto in termini di un minore abbandono scolastico dei giovani che lo frequentano. Fondamentale, in questo senso, è la continuità di questa iniziativa”. Continuità garantita dai tre operatori che ogni pomeriggio, dal lunedì al venerdì, con la loro presenza assicurano l’apertura del Fantafondo.

“Oltre a questo, il quartiere cerca poi di supportare le associazioni che agiscono nella zona – conclude Paolucci – e a breve, entro giugno, dovrebbero partire i lavori di riqualificazione del giardino interno a via Rocca Tedalda, con interventi sui giochi per bambini e l’area per cani”. Lavori che contribuiranno a migliorare ulteriormente il volto della zona, recentemente già oggetto di interventi di riqualificazione. E sulla questione è intervenuto anche Federico Pericoli, capogruppo di Forza Italia al consiglio di quartiere 2. “I problemi relativi a quest’area sono annosi, e vanno dal degrado degli immobili a questioni sociali come l’abbandono scolastico – dice Pericoli – penso che sia necessario un intervento complessivo che permetta una riqualificazione della zona, per ridare vivibilità a una parte della città che per troppi anni è rimasta abbandonata a se stessa”.

 

In bici nel quartiere, tra imprevisti e difficoltà

 

Lo dicono i fiorentini. E anche noi, per un giorno, ci siamo mischiati alle decine di ciclisti che amano spostarsi in città con il mezzo ecologico per eccellenza. Il problema più sentito ed evidente è quello dei tracciati che spesso si interrompono bruscamente senza preavviso. Ne è un esempio il tratto compreso tra il ponte Santa Trinita e lungarno Guicciardini dove, chi arriva in bicicletta da piazza Goldoni, è costretto a scendere e attraversare a piedi l’incrocio.

E la porzione di ponte riservata ai ciclisti non è caratterizzata dalla pavimentazione di colore rosso identificativo delle piste ciclabili. In molte zone del centro le piste ciclabili sono invase o attraversate da scooter e automobili. Ne è un esempio il tratto compreso tra il ponte Santa Trinita – la corsia riservata alle bici tra l’altro non è colorata di rosso – e lungarno Guicciardini dove, per di più, chi arriva in bicicletta da piazza Goldoni, è costretto a scendere e attraversare a piedi l’incrocio portando la bicicletta a mano. Come deve fare anche Angela, studentessa, che per le vie del centro pedala tutti i giorni: “Negli ultimi anni sono state apportate notevoli migliorie, ma non è abbastanza. Se dovessi andare tutti i giorni fuori dal centro non mi sentirei affatto sicura”.
Alla fine del lungarno Corsini troviamo un’ulteriore interruzione, senza che vi sia alcuna segnaletica ad indicare la direzione da prendere. La pista ciclabile si interrompe anche in via Tornabuoni all’incrocio con via Vigna Nuova. Oltretutto la ‘via del lusso’ è particolarmente bersaglio dell’inciviltà di molti automobilisti che parcheggiano direttamente sulla corsia riservata alle biciclette. Però anche la convivenza con le aree pedonali, spesso, non è semplice. Nei percorsi paralleli ai viali di circonvallazione e su alcuni tratti dei lungarni non esistono particolari problemi di intralcio, vista la separazione tra l’area pedonale e quella ciclabile.
La situazione è difficile invece quando c’è da condividere il medesimo percorso come sui lungarni. Il ciclista in questi casi è costretto a una scelta: scendere dalla bici o districarsi nel traffico, a volte anche contromano. Dal canto loro, però, come ci dice la signora Penelope, “anche i ciclisti andrebbero educati: ignorano spesso le norme di sicurezza sia nell’attrezzatura sia nel modo di correre. Troppo spesso mi capita di vedere persone che pedalano in punti particolarmente trafficati e contromano ignorando le piste esistenti”. Insomma, ancora c’è molto da fare ancora, anche se, nel complesso, Firenze sembra sempre più a portata di bicicletta.

 

Arriva l’Opa, Firenze si veste d’innovazione

Dopo tre anni di lavori, il gigantesco ponte di acciaio non c’è più e al suo posto, al numero civico 7 di piazza San Giovanni, si spalanca un portale quattrocentesco che conduce al cortile dell’edificio medievale che ospita il centro di accoglienza costato all’Opera del Duomo oltre 3 milioni di euro (escluse le rifiniture interne).

La struttura si sviluppa su quattro piani per un totale di 1300 metri quadri. Al piano terreno si apre la hall a volte con un ricco bookshop, dalla quale si accede poi ai 22 bagni in corion grigio, un materiale in resina acrilica non assorbente. Un ascensore in cristallo dal design futuristico porta al primo piano dove si trovano quattro sale dotate di maxischermi ultramoderni avvolgibili alle pareti e proiettori a soffitto che serviranno anche a ospitare mostre, convegni, videoconferenze. Qui gli ospiti possono immergersi in un viaggio multimediale alla scoperta di Firenze e dei suoi monumenti. I locali si possono prenotare online e una tessera magnetica con microchip consentirà di aprire le porte. Al secondo piano è immediatamente visibile un affresco del Trecento con un’Annunciazione, che prelude a un ampio salone capace di contenere 80-90 persone. Gli ultimi due piani sono riservati invece ai dipendenti con uffici e spazi tecnici.

“L’Opera del Duomo ha investito sull’innovazione – spiega Paolo Bianchini, responsabile tecnico dell’Opera del Duomo – sull’azione propedeutica di un servizio portatore di valori culturali e umani. Un investimento reso possibile anche grazie alla proficua collaborazione con la Soprintendenza. E’ una grande scommessa in cui crediamo molto – conclude – e ci auguriamo che da questa possa nascere una rete di collaborazione con altre associazioni e guide turistiche”.

La classe speciale del “binario 1”

 

“Autogrill, vacanze, colazione, automobile e mare. E adesso costruite una frase”. Siamo alla scuola d’italiano del “binario 1” della stazione ferroviaria di Santa Maria Novella. Entrando viene da chiedersi dove sia l’aula delle lezioni, perché, in effetti, non c’è. C’è un ingresso adiacente alla cappella cattolica e una stanzetta con qualche scaffale, una scrivania e una stampante. La mattina è un centro di ascolto e integrazione, il pomeriggio diventa una scuola. “Le aule le facciamo noi” interviene Carla, una delle volontarie dell’Acisjf (Associazione cattolica internazionale al servizio della giovane) con fare rassicurante. Ed ecco che in un baleno i tavoli di plastica bianchi e le sedie sono al loro posto. E voilà la scuola è pronta per partire.

Gli spazi sono piccoli eppure c’è tutto: lavagne, pennarelli blu e rossi, libri, alfabeti con animali disegnati per chi è all’inizio, fogli, penne, matite, gomme e tanta voglia di imparare. I principianti, e fra questi anche chi non sa né leggere e né scrivere, sono sistemati nell’entrata, mentre gli alunni del secondo livello nella stanza piccola. Qui è tutto molto più informale, più familiare, più allegro, più colorato da tutte le etnie che la frequentano. E’ la scuola delle colf, dei muratori, degli studenti, di semplici casalinghe, di chi non ha casa né uno straccio di lavoro (molti vengono da centri di accoglienza). Sono su per giù una ventina, ma a volte molti di più. Si incontrano tre pomeriggi la settimana. Il venerdì invece si impara l’inglese.

Elvira, sulla sessantina, viene dalla Romania ed è a Firenze solo da due settimane grazie a un’amica. Per lei, questa è la seconda lezione di lingua italiana. Elvira ha bisogno, come altre, di imparare l’italiano per lavorare come badante. E’ venuta in Italia perché nel suo paese i salari sono bassi. E’ sola, divorziata, e ha tre figli da aiutare: una è a Sidney, uno è ingegnere e l’altro ancora frequenta l’università in Romania.

“Noi riusciamo a sistemare circa 300 donne l’anno come badanti e colf – spiega Adriana Grassi, la presiedente dell’Acisjf – il nostro compito è cogliere le necessità e dare delle risposte. I bisogni più comuni sono il lavoro e l’alloggio. Ogni anno facciamo circa 3000 colloqui al centro di ascolto, e le persone che passano di qui sono di 58 nazionalità con o senza permesso di soggiorno”.

Sorride Klajdi, un ragazzo albanese che frequenta la scuola alberghiera. Il suo sogno è diventare un grande chef. Seduta vicino a lui c’è Zina, quarant’anni, estetista che viene da Bucarest dove ha lasciato la figlia di 25 anni che studia marketing all’università. Parla abbastanza bene l’italiano. Vorrebbe lavorare in un centro estetico, ma poi dice sottovoce “mi arrangio alla meglio aiutando una persona anziana”. Sono cronache della disparità, della povertà e della dignità quelle che si ascoltano alla scuola di tutti.

E tutti si stringono attorno alla scrivania, mentre Lucia, l’insegnante d’italiano, da vent’anni volontaria, scrive sulla lavagna il presente indicativo del verbo cucinare, poi il passato prossimo, imperfetto e futuro. “Chi sa dirmi il futuro del verbo cucinare? Forza ragazzi!”. “Cucinato”, azzarda Mimosa, una donna sposata albanese. “Io cucinerò”, risponde una ragazza polacca. “Ci sono ragazzi molto intelligenti che però non sono aiutati abbastanza a scuola, per questo vengono da noi. Poi ci sono anche quelli che non vanno a scuola. Noi accogliamo chiunque. C’è posto per tutti”. Mentre l’altoparlante annuncia arrivi e partenze, al portone della scuola di tutti continuano a bussare.

 

Cascine, il parco si rifà il look

 

Gli interventi previsti riguarderanno soprattutto le parti storico-monumentali, ma anche nuovi arredi, manti erbosi, siepi e piste ciclabili. L’ok arriva dal Comune, che mette a disposizione più di un milione e mezzo per i lavori di completamento della riqualificazione del parco iniziata nel 2004. I lavori di restyling cominceranno dal piazzale Kennedy, con l’impermeabilizzazione della vasca e la ripavimentazione, per un costo di 257mila euro.

Seguirà il ripristino di tutta la zona delimitata dal viale della Catena, viale del Galoppo e dal giardino della Vinaia (circa 75mila euro). Torna a nuovo splendore anche il giardino della Piramide con il suo monumento (quasi 200mila euro). A farsi carico dell’onere sarà la Regione per il 60 per cento – in virtù dell’accordo quadro del 2006 – mentre il restante 40 spetterà a Palazzo Vecchio.

Da sempre, quella striscia lussureggiante – lunga circa 3,5 chilometri e larga 640 metri – con le sue 10mila specie botaniche, rappresenta per i fiorentini il luogo ideale per sport, tempo libero e benessere. Più spazio sarà dato, infatti, a bici e pedoni con la realizzazione dell’itinerario cicloturistico lungo 7 chilometri che collegherà la pista C1 – che dall’Arno arriva ai Renai di Signa – e la C6 che si snoda dall’Indiano fino al Polo scientifico di Sesto. La spesa complessiva sarà di 354mila euro, di cui 212 vengono dalla Regione (tramite il fondo europeo ‘Misura-turismo’), e il resto dal Comune. E a vegliare su ciclisti e pedoni, ci sarà la “nuova porta telematica sul viale dell’Areonautic,a che controllerà il traffico veicolare alle Cascine”, come assicura l’assessore all’ambiente Claudio Del Lungo.

Cascine, il trasloco del mercato “non s’ha da fare”

Ultimo ad aggiungersi alla lista dei problemi, sebbene la situazione sembri risolta, quello dei rifiuti e degli scarti del mercato che, in giornate ventose, finiscono nel parco o, nei casi peggiori, si incastrano lungo le sponde o cadono nel letto del fiume. Una vicenda nata, sembra, in seguito a un video girato da un cittadino e messo su YouTube, e da una segnalazione fatta dalla stessa persona al consigliere di Forza Italia Jacopo Bianchi. “Sì, io l’ho visto – dice Patrizio Giusti, responsabile servizi igiene urbana del Quadrifoglio – la polemica è nata a seguito del mercato di Natale, soffiava vento forte, e la pulizia non è avvenuta subito ma con circa 48 ore di ritardo dato che era periodo di vacanza. Il fatto è che, se tira la tramontana, i 20 metri sotto la passerella si riempiono di cartacce, giornali e nylon sparsi”.
Alla fine spunta l’ipotesi di spostare il mercato. A ventilarla lo stesso presidente del Quartiere 1 Stefano Marmugi, che però precisa: “La mia è stata una provocazione, dato che sono un sostenitore del mercato delle Cascine. Mi preme fare un appello alla collaborazione per non alimentare queste proteste e al senso di responsabilità degli operatori”. Per chi invece con i rifiuti ci lavora tutti i giorni, come per Stefano del Quadrifoglio, sembra sia avvenuta “un’eccessiva drammatizzazione”. “E’ stato un episodio sporadico. Può succedere quando tira vento forte, che porta lo sporco sempre nel solito punto, dove sbuca la passerella – spiega Stefano – in più, quest’anno c’è stata mancanza d’acqua e tutto è più evidente. La situazione è migliorata da qualche anno, gli esercenti stanno collaborando, e si sta andando sulla strada giusta”. Patrizio Giusti, responsabile servizi igiene urbana del Quadrifoglio, ci tiene a precisare: “La pulizia dell’argine viene fatta in maniera sistematica, prima era il giorno successivo al mercato, e ora il giorno stesso. La pulizia dei giornali che si infilano nelle siepi avviene il mercoledì mattina. Inoltre, da circa due anni abbiamo cominciato a distribuire agli ambulanti i sacchi per la raccolta differenziata”.
Appare irrealistica, dunque, almeno per il momento, l’idea di spostare il mercato. Per Lapo Contini, Confesercenti, quella nata sul mercato delle Cascine è una polemica gratuita, dato che al momento “non ci sono soluzioni alternative dove mettere più di trecento banchi”, mentre Stefano del Quadrifoglio evidenzia che “il problema del vento c’è qui come all’Argingrosso”. Anche Francesca, una cliente “affezionata” delle storiche bancarelle del martedì, ha le idee chiare in proposito. “Se lo spostassero perderebbe tutto – dice – il bello qui è che fai una passeggiata, prendi qualcosa da mangiare e giri tra i banchi. Io vengo soprattutto per vestiti e scarpe, che costano un po’ meno degli altri mercati del centro”. Risolto il problema della pulizia del dopo-mercato, rimangono però le difficoltà economiche e logistiche. “I lavori per la tramvia – spiega ancora Contini – protraendosi dal 2004, hanno creato qualche problema di accessibilità dal lato del Ponte alla Vittoria, ma a lavori terminati il nuovo ponte dovrebbe garantire un accesso migliore, rivalorizzando così il mercato”.

Il Rock Contest festeggia i suoi primi 20 anni

0

 

Dopo il primo appuntamento, tenutosi lo scorso 21 febbraio all’Auditorium Flog di Firenze, la prossima “data” da non perdere è in programma il 12 aprile al Saschall con i Gogol Bordello: sarà un evento internazionale, grazie ad un gruppo musicale che arriva per la prima volta a Firenze dopo aver girato l’America, partecipato ai più importanti festival della Gran Bretagna e scalato le classifiche di mezzo mondo. Dall’uscita nel 2007 del loro cd “Super Taranta!”, il gruppo è diventato in breve tempo un vero e proprio cult, conquistando il plauso della stampa e del pubblico in tutto il mondo. Il front man, l’ucraino Eugene Hutz, è il protagonista e l’ispirazione principale del nuovo film di Madonna “Filth & Wisdom” e, sia lui che Madonna, erano presenti alla premiere internazionale al Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Hutz è stato inoltre indicato dal direttore creativo di Gucci, Frida Giannini, come ispirazione per la sua collezione invernale 08/09 della casa di moda fiorentina. Ospite speciale della serata sarà il gruppo al femminile Kill The Nice Guy, freschi vincitori del Rock Contest 2007.

Parte adesso il bando di concorso per Rock Contest 2008, con scadenza il 15 settembre 2008, che si svolgerà da ottobre a dicembre. Il nuovo concorso verrà fatto conoscere anche nei luoghi della musica,quindi nelle discoteche, sale prova e scuole di musica, grazie a tour promozionali dei gruppi del Contest e la rete delle strutture Informagiovani delle amministrazioni comunali di tutta Italia. Il Rock Contest è diventato una vera e propria vetrina internazionale per tante giovani band con un età media che si aggira tra i 17 e i 20 anni. La manifestazione, nata nel 1984 ad opera dell’emittente radiofonica Controradio, è stata sostenuta, a partire dal 2002, dall’assessorato alla pubblica istruzione e politiche giovanili del comune di Firenze, grazie al quale è ripartito con un nuovo slancio nazionale dopo una pausa di tre anni, vedendo, di anno in anno una crescita esponenziale dei gruppi musicali iscritti: nel 2007 più di 800 gruppi per circa 3500 musicisti, oltre ad un indiscusso innalzamento del livello qualitativo musicale dei partecipanti. er informazioni sul bando e sui concerti consultare il sito www.rockcontest.it.

I’centravanti

C’era una vorta ora un c’è più, ma qui un si sta a fa’ tiritere su e perchè e per come. Qui e si sviscera la parte tennica. De’ sordi, degli ‘ngaggi de’ tetti e delle pensiline un ce ne ‘mporta una smania.

C’era una vorta e ora un c’è più visto che quello che gli è rimasto e l’ha fatto se’ go’ in ventun partite che tra poco e li fa anche i’portiere. Vu’ ridete? ‘Nformatevi ‘gnoranti quanti go’ l’ha fatto Rogerio portiere di S.Paolo ni “brasileirao”! E lo seguo sempre su’nternette perchè i’Brasile l’è i mi’ paese d’adozione: i’paese di’mare, di’ carcio e della topa! E doveo nasce’ lì, gli è stato uno sbaglio di’corriere! Ma questo gli è un’artra materia, ora e un ci distraiamo.

‘Nsomma poi, portieri o no, se’ go’ pe’ un centravanti che gioha quasi sempre l’è roba da ridere. Eppure e un gioca male, eppure e gioca pe’ la squadra..Stronzate, un centrattaco pe’ gioha’ pe’ la squadra e deve fa’ go’, i’ resto e son discorsi. Se no e faccia un’artra cosa, la mezzala, i’mediano, i’raccattapalle, i’magazziniere, ma se l’è centrattacco, co i’9 o co i’29 su i’groppone, la deve ‘mbuchetta’ dentro e punto.

Ora perchè e un la ‘mbuchetta?

I’tennico Gigi e dice la sua che, visto i’purpito, l’è come Vangelo.

Un n’imbuchetta perchè e un ci ha l’istinto omicida di’killer di’ go’, di quello che guarda i’pallone e lo vede ‘nfondo alla rete, che lo guida co i’pensiero mentre tira. Lo po’ piglia’ co i’capo, co’piedi, cogli stinchi co i’che ti pare ma mira sempre gli angoli e mentre lo tocca e vede i’pallone ‘nfondo a i’sacco.
I’nostro, ‘nvece, o la piglia piena e fa rinterzo e pallin di quattro co i’portiere o la tira di fori.

Mi pa’ di vede’ un centrattacco che ci aveo io nell’AICSE, i’Ciabattoni. Anche lui l’arrivaa davanti a i portiere e stonfa, lo pigliaa sempre pieno. T’avei voglia di diglielo, di smoccolare, nulla. Ma qui e venne fori la grandezza di’ tennico, cioè io.

Allenamento specifico, su i’campo palloni su palloni da piglia’ ai’volo e mette’ negli angoli della porta, quando sortia da i’campo e gni buttao barattoli, sassi, tutto da piglia’ a i’volo per centra’ un bersaglio: i’go’. Potea esser un cestino de’ rifiuti, uno spigolo d’una porta, la buca di’ cesso, ma bisognava buttalla dentro e cerca’ gli angoli. L’ho perseguitato pe’ un mese a mettigli ni’ cervello questa fissa di cerca’gli angoli, perchè e gni venisse istintivo, come la voglia di falla.

Il dottore dell’INPSE di Vicchio e me lo spiegò come dicano gli ‘struiti: “messaggio subviminale”. I che c’entri i’Viminale e un lo so, forse perchè un centrattacco forte poi e si po’ dare alla politica. Boh? Comunque a un certo punto e l’ha cominciato a fa’ go’ e l’ha vinto al classifica de’ cannonieri!

L’unico problema l’è stata la su’ moglie che l’è venuta a lamentassi perchè quello cercava gli angoli anche la notte e un trovaa più i’centro! “O signora e la senta se l’inpse la gli riconosce la malattia professionale! Ma un centrattacco e deve fa’ così!”

‘Nsomma, ho fatto vince’ la classifica cannonieri AICSE a i’Ciabattoni, t’immagini i’che fare’ co i’ Pazzini!

Ma e’ geni son sempre ‘ncompresi!

E vu’ ridete? E vu’ scotete i’ ceppicone? Seguitate così allora o icche vu volete che vi dica! Quello e fa un go’ ogni du’ mesi e noi la Scempionse e la si vede fare.

L’oracolo di Vicchio e gli ha parlato, addio brodi.

Ora vu vi potete leva’ gli occhiali e torna’ nelle vostre penombre, che i’grande Gigi, detto i’Ciaba e l’ha peros anche troppo di’ su’ tempo pe’ cerca’ d’istruivvi.

Papa Waigo su, Pazzini giù

0

 

SULL’ALTARE

 

PAPA WAIGO

Chi se non lui! Già che c’era rimasto nella tastiera dopo il match con il Livorno e gli avevamo preferito, ode alla carriera, il buon Martino Jorgensen.

Il ragazzone venuto dal Senegal che a Verona fischiavano per il colore della pelle, ma che a Cesena adulavano per averne fatte du

e in una partita alla Juve, è il nuovo mito di Firenze.

Forse non l’immagina nemmeno lui, ma è già nella storia della Fiorentina data la frequenza (purtroppo) con cui si sbanca la Torino bianconera.

Con lui gioiscono tutti i tappetari di Firenze ma non solo. C’è chi chiede già i passi coreografici della Papa-dance e chi gli vuole fargli un monumento al fianco del Biancone, così di contrappasso per riderci su, alla maniera Fiorentina.

Certo è che in due mezze partite giocate si è dimostrato semplicemente devastante!

Due gol di buona fattura e due assist precisi e buone qualità tecniche. Una lepre imprendibile sulla corsia di destra. E ora? Chi ha il coraggio di toglierlo di squadra?

Pensare solo, è c’è da ridere a piene ganasce, che il mitico Corvino l’ha preso come scambio di comproprietà alla pari con l’alieno belga Van Derborre dal Genoa.

Male che vada un ottima plusvalenza!

 

NELLA POLVERE

PAZZINI

Non me ne voglia il promettente ex ragazzino del Margine Coperta, ma lo butto nella polvere per il suo bene ed anche per superstizione.

Memore che, l’altra volta ci ho buttato Osvaldo ed è servito, sì che è servito!

E’ vero che gioca per la squadra, che si sacrifica, che prende tante botte, che ha imparato a difendere bene la palla, che in progresso, che torna dietro a dare una mano.

Però da che mondo è mondo chi di mestiere fa il centravanti dovrebbe buttarla dentro, tutto il resto sono accessori, optional in più.

E’ vero che un Toni non si trova dietro ogni angolo, ma 6 gol per una punta di una squadra che lotta per la Champions sono un po’ pochini.

Quelle poche volte che riesce a tirare, inquadrando la porta, con puntualità scientifica centra sempre il portiere e ci fa imprecare di brutto. Si è difficile, vero, la porta è molto larga.

Ecco Pazzini provaci a non centrare il portiere e smentiscici quano prima.