lunedì, 21 Giugno 2021
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Armi antiche in mostra alla Casa di Dante

Per la prima volta il Museo Casa di Dante di Firenze si arricchisce di materiale autentico. "Finora abbiamo mostrato semplici ricostruzioni del periodo del Sommo Poeta. Ma adesso il discorso cambia", sorride Silvano Fei, presidente dell’Unione Fiorentina–Museo Casa di Dante.

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Il merito va al signor Benito Piccaia, che ha deciso di donare alla Casa di Dante frammenti di armi bianche ed altro prezioso materiale che va dal 1300 al 1500. Le bacheche contenenti brocche, cocci e armi che «potrebbero aver combattuto a Campaldino», come evidenzia il presidente del Museo, sono state presentate stamani dal professor Fei, dal presidente del consiglio comunale Eugenio Giani, dal signor Piccaia e dall’esperto di armi Alberto Corti. Ma l’inaugurazione ufficiale del ‘Museo degli Originali’ è prevista per oggi pomeriggio. Alla cerimonia parteciperanno gli onorevoli Riccardo Nencini e Valdo Spini, il presidente del consiglio comunale Eugenio Giani, il presidente della Società Dantesca Enrico Ghidetti e il presidente della Fondazione Romualdo Del Bianco, architetto Paolo Del Bianco.  L’evento è organizzato in collaborazione con l’associazione culturale Ondus.

Nella Sala della presenza politica del Poeta si possono adesso ammirare una brocca e una splendida secchia da pozzo, originale anche nel manico. Ma è nella Sala di Campaldino che sono racchiusi gli oggetti più preziosi: si va da un resto di una maglia di ferro a spade, pugnali, punte di lancia e scuri. Non mancano neppure un pezzo di corazza e due copricapo.

Il pezzo più vicino all’epoca di Dante è un pugnale che, per forma e proporzioni, è collocabile a cavallo tra il XIII e il XIV secolo. Un oggetto particolarmente significativo è pure un martello d’arme, utilizzato per sfondare le piastre dell’armatura quattrocentesca, al quale è stato aggiunto un manico identico a quelli visibili nelle battaglie di Paolo Uccello. Da piccoli particolari poi si capisce che la maggior parte del materiale esposto proviene dal nord Italia. Molto bella ad esempio è una cervelliera di cui resta purtroppo solo la parte superiore. E’ proprio lì che spicca una ‘A’ maiuscola scritta con una particolare grafia che tradisce la provenienza bresciana dell’oggetto, che risale al 1450-1500. Una simile protezione è visibile anche sulla tomba che raffigura Antonio Rinaldeschi. Anche le decorazioni, fitti fogliami che formano spirali, che si possono ammirare su un copricapo da fanti, sono tipiche della zona di Brescia. Ci sono poi armi da taglio e da punta. E una daga con l’impugnatura a ‘I’ maiuscola (detta basilarda) che, tenuta sul fianco destro del cavaliere, veniva usata per finire gli avversari nel corpo a corpo. Dovrebbe risalire alla seconda metà del XIV secolo.

«Si tratta – commenta Corti, – di una collezione molto interessante, tutta proveniente da scavi, che non ha subito manipolazioni e che, lontano dallo sfarzo e dal lusso della grande committenza, ci parla nel vero linguaggio della guerra». «Una donazione che consente un salto di qualità al Museo, già così ben tenuto – le parole di Giani -. E poi s’introduce il concetto che qui non si trovano solo percorsi didattici, ma pezzi originali dell’epoca di Dante, per giunta donati da un semplice cittadino».

Dal 1948 al 1970 il signor Benito, 77 anni, ha raccolto 5-600 oggetti. Una passione, la sua, nata grazie ai due principali musei di Domodossola, dove il donatore ha vissuto diversi anni. «Ho trovato questo prezioso materiale nei mercatini del milanese e a Ginevra. Ma mi sono rivolto anche a privati e ad armatori. È stato un lavoro tanto lungo quanto entusiasmante. A poco a poco ho messo insieme alabarde, punte, ganci e ferri. Mi sono appassionato alla materia e quando mi sono trasferito a Firenze ho portato una parte del materiale con me», racconta Benito. Che per quasi quarant’anni ha curato con tanto affetto le sue armi, pulendole con la spazzola metallica o mettendole lentamente a bagno nell’aceto. «Ho deciso di donarle al Museo Casa di Dante affinché diventino patrimonio di tutti. E possano essere oggetto di studio per gli esperti e avere anche un’importante valenza didattica per i giovani che visitano l’interessante museo fiorentino», sorride Benito.

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