mercoledì, 14 Aprile 2021
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Beni culturali, le cooperative lanciano l’appello

''Avviare un percorso di riforma delle istituzioni che si occupano di cultura'': è questo l'appello che arriva dalle cooperative della cultura e dei beni culturali di Legacoop Toscana.

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Avviare un grande percorso di riforma delle istituzioni che in Italia si occupano di cultura, accompagnandolo da un robusto afflusso di investimenti. E questo l’appello che arriva dalle cooperative della cultura e dei beni culturali di Legacoop Toscana, in occasione dell’assemblea svoltasi questa mattina allo spedalino del Bigallo nel Comune di Bagno a Ripoli.

LO SCENARIO. La crisi della finanza pubblica e la contemporanea contrazione delle risorse a disposizione degli enti locali – viene spiegato – “sono gli ingredienti di uno scenario esplosivo che ha già provocato e che rischia di provocare numerose vittime, anche tra le cooperative”. “L’impegno della Regione si è evidenziato nel non seguire la moda dei tagli – ha detto stamani Olmo Gazzarri, coordinatore del protocollo della cultura e dei beni culturali aderenti a Legacoop Toscana – ma anche se gli strumenti legislativi sono sufficienti, occorre fare sì che le strategie territoriali e i benefici fiscali camminino insieme”. “Quello che chiediamo – ha aggiunto Gazzarri – è che le istituzioni pubbliche verifichino sempre, per ogni finanziamento erogato, la congruità di esso rispetto alle realizzazioni effettive e ai risultati che l’intervento ha prodotto”.

TURISMO. “Nell’affrontare il problema della governance del turismo, le istituzioni, e la Regione in primis – ha detto Riccardo Vannini, responsabile Legacoop turismo e servizi culturali della Toscana – devono tenere presenti le esigenze di tutti i protagonisti del settore perché soddisfarle vuol dire favorire lo sviluppo nel suo insieme. Se vogliamo far questo, la logica secondo cui il turismo va bene solo quando si riempiono le camere degli alberghi, non può essere l’unica”.

STRUMENTI. Alcuni strumenti già esistono, come le agevolazioni fiscali per investimenti in cultura e paesaggio, oppure come le norme in tema di sponsorizzazioni o di erogazioni liberali istituite a livello nazionale. “Ma non sono sufficienti – ha aggiunto Vannini -. Noi siamo disposti a modificare l’approccio imprenditoriale e inserire forme innovative di gestione che consentano la fruizione e la valorizzazione dei beni culturali, ma per investire nel lungo periodo è necessario che sia introdotto lo strumento della concessione”.

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