“Come si fa a chiamare arte questa roba (…) questa esposizione di orrori e di scemenze come avvenimento artistico? Diciamo la verità: queste brave persone la pensano come noi tutti; nessuno di loro ritiene che o sente che sia opera d’arte uno qualsiasi degli scarabocchi qui riprodotti…”. Così sentenziò Palmiro Togliatti in vista di un’esposizione sull’Astrattismo Classico a Palazzo Strozzi a Firenze nel lontano 1949.
Gualtiero Nativi, nasce a Pistoia nel 1921 e vive e lavora per tutta la sua vita tra Greve in Chianti e Firenze. Partecipa ai movimenti del dopoguerra ed insieme a Brunetti, Berti, Nuti e Monnini fonda nel 1947, il Manifesto dell’Astrattismo Classico. Partecipa dal 1950, alle più importanti rassegne d’arte contemporanea, in Italia e all’estero: la Quadriennale di Roma, la Biennale di Venezia, la Biennale di San Paolo del Brasile.
Ma la storia di questo artista e del suo gruppo è stata davvero singolare e sfortunata. L’Astrattismo Classico ebbe, infatti, solo un breve periodo di notorietà nell’immediato dopoguerra, per poi piombare nell’oscurità e nell’incomprensione della cultura ufficiale.
Le ragioni di questa incomprensione furono principalmente politiche, perché l’Astrattismo Classico si era legato fin dall’inizio, grazie alla ideale militanza politica dei suoi fondatori, verso la nascente ideologia marxista. Il suo scopo era quello di favorire un’auspicata avanzata innovativa della cultura popolare in Italia.
L’obiettivo del gruppo era quello di trasporre in chiave artistica l’ideologia marxista; ma purtroppo questo, come si è visto, venne decisivamente a mancare grazie all’incomprensione di Palmiro Togliatti.
Per fortuna in seguito, Nativi ha avuto innumerevoli riconoscimenti, fra tutti ci piace ricordare questo di Carlo Ludovico Raggianti, che a ragione, è stato uno dei maggiori critici italiani: “…c’è un’arte astratta che non investe soltanto con moti fisici o emotivi, ma con climi di sentimento con pensieri, basti pensare a un Maestro che abbiamo vicino, Nativi, e alla forma con cui integra nella sua pittura commozione contemplativa, e meditazione sul modo umano, conscio di un nostro stare non passivo od opaco nel mondo, ordinandolo.”.
La mostra “Omaggio a Gualtiero Nativi”, si compone di 22 opere realizzate dal 1948 al 1986.
Nell’opera di Nativi, da sempre, la purezza e la pulizia si fondono in impeccabili reticoli geometrici ed in armoniose asimmetrie intrecciando l’aspirazione alla purezza con la complessità delle infinite combinazioni della forma.
Gualtiero Nativi conosce il segreto di raccontare per immagini e forme un’astrazione tutta concettuale, le idee si trasformano in realtà pittorica densa di angosce alla ricerca di una liberazione poetica.
L’artista muore a Greve in Chianti il 2 luglio del 1999.