giovedì, 25 Febbraio 2021
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Dodici sfumature di video art

Alla Strozzina apre i battenti Visio, mostra che raccoglie i lavori di 12 video artisti internazionali

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Si intitola “Visio. Next Generation Moving Images“, la mostra in corso alla Strozzina (fino al 17 dicembre) curata da Leonardo Bigazzi, che offre l’occasione di un confronto con le opere di 12 video artisti under 35, selezionati attraverso un bando internazionale.

Chi sono gli artisti

Brud (India/Polonia), Alessandro Di Pietro (Italia), Rebecca Digne (Francia), LucFosther Diop (Camerun/Olanda), Hoël Duret (Francia), Roberto Fassone (Italia), Giorgi Gago Gagoshidze (Georgia/Germania), Emilie Pitoiset (Francia), Janis Rafa (Grecia/Olanda), Anike Joyce Sadiq (Nigeria/Germania), Dan Walwin (Gran Bretagna/Olanda), Baha Görkem Yalim (Turchia/Olanda), questi i nomi dei dodici prescelti tra i circa cento che avevano partecipato al bando.

La mostra

La mostra propone uno sguardo sulla produzione di film e video di una nuova generazione di artisti, tutti nati negli anni Ottanta, che hanno vissuto la transizione completa da analogico a digitale, la diffusione di internet come immenso archivio da cui attingere e come canale di distribuzione dei propri lavori, e lo sviluppo di tecnologie video sempre più sofisticate ma allo stesso tempo disponibili su dispositivi portatili come cellulari o tablet.

I lavori

Alcuni artisti prediligono un’estetica cinematografica per coinvolgere lo spettatore in una visione immersiva e poetica, come Rebecca Digne, che nell’opera Kino-Peinture utilizza la pellicola 16 mm, o Janis Rafa, con lo stupefacente slow-motion di un’insolita esplosione-ascensione della videoinstallazione A Sign of Prosperity to the Dreamer.

In New Void Alessandro Di Pietro parte invece dal film Enter the Void di Gaspar Noè, per realizzarne una decostruzione processuale e creare una nuova e complessa struttura narrativa. Utilizzando l’estetica del found footage e occultando con delle maschere i volti dei protagonisti del film, Émilie Pitoiset in The Third Party crea una coreografia surreale, sospesa tra realtà e finzione, in cui riprende e dirige i gesti quotidiani degli impiegati in una banca di Francoforte.

Hoël Duret per girare i suoi film allestisce invece nelle mostre dei veri e propri set cinematografici. Nel film La Vie Héroïque de B.S., l’artista francese elabora un’opera in tre atti fatta di curatissime scenografie e costumi ricchi di riferimenti al design modernista e alle pubblicità o agli show televisivi americani degli anni Cinquanta.

Il visitatore della mostra è chiamato ad una riflessione politica nel video We Are One dell’artista camerunense LucFosther Diop la cui ricerca tra origine da storie di neo-colonialismo e imperialismo messe in scena attraverso una strategia visiva sintetica ed estremamente poetica. Una dimensione fortemente simbolica e performativa caratterizza anche il lavoro di Bah Görkem Yalim, che in Pas de deux propone un’essenziale e tragica coreografia con cui rievocare i sintomi della shell shock syndrome  dei reduci della Prima Guerra Mondiale.

Ironico e irriverente è invece il lavoro del georgiano Giorgi Gago Gagoshidze che con It’s just a single swing of a shovel propone un documentario surreale su una storia di cronaca realmente accaduta nel proprio paese di origine. Lo spettatore è direttamente coinvolto come protagonista nell’opera You Never Look At Me From The Place From Which I See You di Anike Joyce Sadiq che genera un gioco di ombre in cui quella dell’artista interagisce con la presenza fisica dello spettatore.

L’artista e performer Roberto Fassone realizza invece con Jeg er enorme jævler I e II un frenetico collage di immagini pop, spezzoni di video musicali, testi, animazione 3D e filmati trovati online che l’artista integra esibendosi dal vivo cantando in lip syncing la colonna sonora del film. La grafica digitale e l’animazione 3D sono invece le tecniche usate nel video Umstülpung del collettivo Brud (Aditya Mandayam & Ada Pola) dedicato alla forma geometrica che descrive l’inversione del cubo, che per i due artisti rappresenta il tentativo di sovvertire concettualmente il cosiddetto spazio white cube dell’arte contemporanea.

I seminari

Parte degli spazi espositivi sarà dedicata a seminari, incontri e laboratori, che proseguiranno tutti i giovedì fino al termine della mostra con ospiti come Andrea Bellini, direttore del Centre d'Art Contemporain di Ginevra, Erika Balson, lecturer al King's College di Londra e Jason Wood, Direttore Artistico (Film) a HOMEmcr a Manchester. Mercoledì 18 novembre gli artisti in mostra presenteranno al pubblico il proprio lavoro.
 

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