Eppure i medici avevano detto che quel male terribile si poteva curare e, infatti, dopo un anno e mezzo di chemioterapia tutti avevano ormai sperato. Ma il dramma, si sa, è sempre in agguato e la fine di Lorenzo (questo il nome del fratello) segna l’inizio di una vita diversa, completamente nuova rispetto a un presente in cui, addirittura, si progettano vacanze al mare e serate con gli amici.

Il dolore, quello inarrivabile e sconvolgente di una perdita così grave, diventa il centro di un’esistenza difficile e finisce per determinare i momenti e gli accadimenti di una vita che somiglia sempre di più a un caos. Una confusione fatta d’angoscia, senso di impotenza e ansia. Cose che finiscono per disegnare una nuova realtà, abnorme e pesante, che forse solo il fondo del precipizio – rappresentato da un epilogo thailandese – potrà riscattare. Per facilitare in seguito una nuova partenza.


Sullo sfondo, con cadenze letterarie ben scritte, una Firenze disincantata ed il provincialismo della Toscana della costa. “Anarchia in casa mia” segna anche il debutto nella narrativa di Filippo Frittelli, finora regista ad autore di teatro. Al suo attivo diversi lavori, tra cui “Commedia Necessaria” (2006) e “Ora pro nobis” (2007). Un suo racconto è in corso di pubblicazione nell’antologia fiorentina Giulio Perrone.