Il percorso che guida l’esposizione si apre prendendo in considerazione i maestri e gli artisti che influenzarono Guido Reni, come Denys Calvaert e i Carracci.

Un viaggio in quelle famose “stanze” affollatissime che il maestro aprì in tempi successivi tra Bologna e Roma per accogliere i suoi numerosi allievi. L’esposizione dei più celebri fogli reniani verrà dunque affiancata a quella di disegni dovuti ad artisti talora ugualmente noti (come Simone Cantarini) o comunque rilevanti (come Giovanni Lanfranco, Guido Cagnacci, Domenico Maria Canuti), talaltra strettamente legati al linguaggio del maestro (come Giovan Francesco Gessi e Giovanni Andrea Sirani).

Segue un nucleo di 53 disegni autografi che consente da un lato di osservare il debito dell’artista nei confronti dei suoi predecessori e dall’altro di apprezzare come egli sia riuscito a imporre un suo personalissimo stile. L’intero lavoro è stato realizzato grazie all’aiuto della biografia che Carlo Cesare Malvasia scrisse su Guido Reni nel contesto della sua celebre opera, “Felsina Pittrice”, uscita a Bologna nel 1678.

Infine l’osservazione della sua eredità artistica presso i contemporanei e i successori, resa possibile grazie alla presenza di un prolifico atelier, corona l’analisi formale e storica qui condotta grazie alla vasta esperienza della curatrice, Babette Bohn, nel campo dell’arte bolognese di Cinquecento e Seicento. coniugare alla ricognizione sistematica e filologica delle opere reniane nel vasto fondo del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi una prospettiva storica volta a evidenziare la validità, i limiti e le caratteristiche dell’apporto storico-critico di Malvasia, alla luce delle attuali conoscenze critiche.

Fino al 1 giugno. Gabinetto disegni e stampe, sala Edoardo Detti e sala del Camino. Da martedì a domenica: h 8,30 – h 18,30 (chiuso il lunedì). Ingresso gratuito