La sintesi fra immaginazione e conoscenza da un lato e perfezione tecnica e stilistica dall’altro, concetto e forma che si fondono nel segno impresso: questa è la sostanza dell’arte di Erik Desmazières, le cui splendide opere si trasferiranno, dopo l’evento fiorentino, a Palazzo Lanfranchi di Pisa. La mostra di Firenze apre le manifestazioni per i cinquant’anni della storica stamperia che nacque a Firenze nel 1959 grazie all’iniziativa di Maria Luigia Guaita.
Nato a Rabat nel 1948, figlio di un diplomatico, Desmazières – dopo una laurea in scienze politiche – scoprì la sua inclinazione per l’arte grafica, che gli consentiva di trasporre con acribia filologica i vagabondaggi della sua mente errante, attratta dai grandi maestri del passato, le cui opere, nella loro diversità stilistica e tematica egli riconduce a un tracciato che è solo suo, inequivocabile.
La eccezionale abilità tecnica gli consente di rendere ciò che è visionario con realistica oggettività, suscitando nell’osservatore un sentimento di compresenza quasi medianica. Sono i mondi di Bosch, Piranesi, Brueghel, Callot, Duerer che Desmazières evoca, distanzia, rilegge, interpreta e infine propone come un arduo quesito, al quale ci sembra di esser sollecitati a dare risposta.
Un mondo di immagini, attraverso il quale la storia del pensiero occidentale è chiamata in causa, partendo dal tema della città, pietra basilare dell’opera di Desmazières. I suoi estimatori la definiscono”archeologia fantastica”, contenitore di altre suggestioni: città sotterranee o sulla roccia, terrazze, bastioni, la torre di Babele, già resa immortale da Brueghel, titolata anche simbolicamente “ingresso alla biblioteca”, e accostata, in una successiva incisione, alla mitica biblioteca di Alessandria, labirinto di libri, metafora del mondo.
Una posizione particolare, nell’opera dell’artista, è riservata alle “Tentazioni di Sant’Antonio”, ispirate a una copia che Antonio Mei Tinghi aveva fatto dall’originale di Jacques Callot e dedicato a Ferdinando II dei Medici.
Desmazierès le ripropone in versioni e colori diversi, quasi ad richiamare una festa carnevalesca alla corte medicea. E infine le vele, anch’esse architetture, al tempo stesso fisse e mobili, pronte a seguire il vento e a delimitare gli spazi.
Le opere esposte sono frutto del lavoro degli ultimi trent’anni dell’artista e la mostra del Bisonte è un’occasione per rinnovare nel pubblico l’attenzione per la grafica d’arte originale di altissima qualità. Desmazières è infatti considerato maestro dell’incisione francese contemporanea, uno dei migliori della sua generazione.
La mostra è curata da Rodolfo Ceccotti e corredata da un catalogo edito dalla Fondazione Il Bisonte e dal Museo della Grafica di Pisa, che ospiterà la mostra a conclusione della manifestazione fiorentina, della quale è partecipe anche l’ Istituto Francese di Firenze. Nel catalogo saranno pubblicati i testi di Maxime Prèaud, Conservatore del Dipartimento delle Stampe della Biblioteca Nazionale di Parigi, e dei docenti dell’Università di Pisa Lucia Tongiorgi Tomasi e Alessandro Tosi quest’ultimo direttore scientifico del Museo della Grafica di Pisa.