venerdì, 22 Gennaio 2021
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Marco Cipolli al Museo Bellini

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Pittore, ceramista, scultore, artista militante a tutto tondo, dotato di talento e tecnica sopraffina, Cipolli mette in luce in ogni espressione artistica un tratto elegante, sottile e calligrafico, una natura artistica poliedrica e versatile nell’utilizzo di virtuose soluzioni materiche che spaziano dall’olio su tela, metallo, legno e gesso, alla grafica su ceramica, su tavola e acciaio inox, alle sculture in ferro dipinto e vetroresina.
Toscano ‘doc’, nato a Montevarchi nel 1957, con tocchi eccentrici e raffinati e facendo uso di una tavolozza accesa e luminosa si ispira ai grandi capolavori della classicità, traducendo con un linguaggio personalissimo, brani e citazioni di maestri del passato. La Testa di Medusa e la Crocifissione di Pietro di Caravaggio, la Primavera di Botticelli, fino a Guernica di Picasso e ai manichini di De Chirico, opere e soggetti tolti dal loro contesto storico ed inseriti in nuovi spazi personali, tanto da divenire una ‘cifra’ riconoscibilissima della sua arte.
Dopo le prime esperienze giovanili in seno alla grafica e l’apprendistato presso la Manifattura di Porcellane Richard Ginori come decoratore, all’inizio degli anni Ottanta Marco Cipolli espone alle prime mostre collettive e personali in Toscana e altrove.
Nel 1983 l’incontro con l’antiquario Luigi Bellini sarà fondamentale per il riconoscimento internazionale della sua arte, specie negli Stati Uniti. Sono gli anni che vedono Cipolli coinvolto culturalmente nel circolo degli artisti dello “Studio Arte”. Partecipa, a fianco di altri pittori e scultori, al movimento artistico “Nuovo Rinascimento”, voluto prepotentemente dall’antiquario fiorentino Bellini che si fa promotore di una importante mostra itinerante per le città della Toscana, dal titolo “Le nuove frontiere culturali”. A Chianciano
Cipolli espone a fianco dei grandi maestri storici come i de Chirico e i fratelli Pomodoro. A Montepulciano è sempre l’artista di Montevarchi a distinguersi per originalità nell’happening di dodici pittori che realizzano insieme una tela di 6 metri per 3. Infine a Pienza aderisce alle “Superavanguardie”, legate al concetto di bang apocalittico, chiave di volta per l’iter artistico di Cipolli. Dalle ceneri di quelle opere che provocatoriamente vengono bruciate in piazza, rinasce un artista nuovo e maturo.
Nel 1984 una scultura di Alfio Rapisardi, raffigurante un Cavallo modellato con materiale metallico forgiato a ricreare pezzi di automobile, scuote l’animo e la fantasia dell’artista montevarchino, tanto da offrirgli due anni dopo lo spunto per dar vita ad un suo Cavallo (oggi a San Francisco, Continetal Saving Bank), punto di partenza per il suo capolavoro: il Pegaso. Sulla pelle dell’animale spezzoni della caravaggesca Crocifissione di S.Pietro e della picassiana Guernica si offrono con funzione terapeutica pronti ad anestetizzare ogni nuova forma di violenza ed aggressione. Nel 1989 con il Pegaso (coll.priv.) alto più di tre metri e realizzato con le lamiere di un’automobile, il salto è fatto: il cavallo mette ali dorate per librarsi in un volo sublimante in un anelito di leggerezza che ci riconduce alla dimensione dello spirito.
A fianco del cavallo, Marco Cipolli ama rappresentare anche le varie declinazioni dell’eterno femminino, nature morte e, ‘cifra’ sua riconoscibilissima, aquiloni poi installati su facciate di chiese, alte torri, sul prospetto di palazzi storici, con citazioni tratte da Caravaggio, Picasso e Pelizza da Volpedo. “Il progetto aquiloni – spiega l’artista – è nato nel 1989 e vuole essere un punto focale di attrattiva artisti nei vari centri e borghi della Toscana. Fino ad oggi mi sono rifatto ai capolavori del passato, ma è mia intenzione interagire anche con artisti del mio tempo, come Giuliano Ghelli, Luca Alinari o Silvano Campeggi, cercando tutti insieme di portare l’arte incontro alla gente”.
La visita alla mostra di Marco Cipolli rappresenta anche un’occasione per visitare anche il museo privato Bellini, che racchiude capolavori straordinari dell’arte del passato: da Ghiberti a Donatello, da Andrea della Robbia a Piero di Cosimo, fino a Giambologna, Rubens, Canaletto insieme ad una rarissima collezione di bronzetti rinascimentali, sculture lignee, maioliche e mobili antichi.

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