lunedì, 19 Ottobre 2020
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Marte, i fochi e la gara by night

Un viaggio all’indietro nel tempo, per scoprire perché è San Giovanni a proteggere la città e da dove nasce la passione dei fiorentini per i fuochi colorati che illuminano la notte del ventiquattro.

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Ventiquattro giugno, data segnata di rosso sul calendario di ogni fiorentino che voglia essere definito tale. Giornata in cui si festeggia il patrono e si celebra la fiorentinità. Pochi fronzoli e un appuntamento da non perdere, quello coi “fochi”, che per un’ora illuminano la notte della città del giglio. Ma da dove nasce la tradizione dei giochi pirotecnici e perché è proprio San Giovanni ad avere il faticoso compito di proteggere la città? Le due cose sono strettamente collegate e affondano le radici in un passato molto lontano.

I documenti storici arrivati fino a noi, spiegano che ai tempi del paganesimo era il dio Marte a difendere Firenze. Divinità forte e coraggiosa, il dio della guerra vegliava sui fiorentini e, secondo la credenza, faceva in modo che la città non venisse attaccata dai nemici. Ovviamente, per ogni divinità che si rispetti, c’era un tempio dove andare a rendere grazie, e Marte non faceva eccezione. Secondo gli studiosi e i ben informati, il tempio dedicato al dio si trovava proprio in corrispondenza dell’attuale Battistero, poco lontano dall’incrocio tra cardo e decumano, subito fuori dalle mura della città romana. E’ altrettanto ovvio che a darsi il cambio non furono le due divinità di propria sponte, ma all’indomani dell’avvento del cristianesimo, per non essere da meno dei predecessori romani, i longobardi decisero di assegnare a Firenze un santo altrettanto coraggioso ma certamente più mite del bellicoso Marte, il noto San Giovanni Battista. Questa sorta di cambio della guardia avveniva nel periodo tra il VI e il VII secolo dopo Cristo, in una Firenze appena convertita al cristianesimo, decisamente votata al commercio.

Di lì a poco anche sulle monete apparve l’effige del santo, il cui compito era quello di proteggere l’integrità e il buon esito degli affari che davano lustro alla città. Era davanti al Battistero che si celebravano incontri politici e cerimonie religiose, ed è sempre davanti al tempio che terminava la processione che vedeva protagonisti dei ceri accesi che sfilavano da piazza della Signoria a piazza Duomo culminando nello scoppio del carro di San Giovanni (detto anche “brindellone”), che oggi caratterizza i festeggiamenti della Pasqua. Da questi scoppi e accensioni nasce la tradizione dei fuochi, tradizione ad onor del vero comune a quasi tutte le feste patronali, ma che a Firenze assume connotati particolari.

Si trasforma in un vero e proprio rituale che porta tutta la popolazione a riunirsi in massa sui lungarni per ammirare il cielo che per un’ora si illumina di bagliori colorati. Oltre al lato più vissuto della festa, ce ne sono altri meno noti come la “notturna di San Giovanni”, gara podistica by night e il concorso fotografico San Giovanni Battista, al quale si può partecipare inviando i propri lavori entro il 15 ottobre. Info: www.sangiovannibattistafirenze.com.

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