martedì, 21 Settembre 2021
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2030, ecco la Toscana che verrà

Più vecchia, più povera e più cementificata. La Toscana tra 20 anni si presenta così agli occhi dell’Irpet. Un quadro poco rassicurante. Da cui però è possibile smarcarsi, affrontando in maniera innovativa le sfide in ambito di lavoro, welfare e ambiente.

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Il rapporto Irpet, l’istituto regionale di programmazione economica, sulla Toscana del 2030 è stato presentato ieri a Palazzo Strozzi Sacrati, dal direttore dell’Irpet Nicola Bellini e dal presidente della Toscana Claudio Martini.

DISCONTINUITA’. Un dato è evidente. Ci sono certezze che finora sembravano acquisite ed ora messe in discussione e se la Toscana, una volta che la crisi sarà alle spalle, continuerà a ragionare come dieci o quindici anni fa, molti problemi si acuiranno anziché risolversi. Serve discontinuità, che nel breve periodo – avverte l’Irpet – potrà avere anche un costo non indolore.

WELFARE, LA SFIDA PIU’ GRANDE. I fantasmi da combattere riguardano il livello di benessere, in una regione che non è mai stata povera e da sempre con un solido sistema di welfare, la qualità del territorio, la coesione sociale, l’incapacità delle imprese ad innovarsi ma anche a scommettere su prodotti di fascia più alta e su lavoratori più qualificati. “Un terzo degli occupati toscani – annota il direttore dell’Irpet, Nicola Bellini – svolge già oggi mansioni più basse rispetto alla sua qualifica”.

INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE. Le sfide riguardano i nuovi equilibri da trovare. “Il forte invecchiamento che avremo nei prossimi venti anni provocherà una crescita della spesa sanitaria e assistenziale che rischia di non essere sostenibile se non con lo studio di soluzioni anche nuove – ammette Martini – La questione industriale è invece la più drammatica e servirà davvero una grande collaborazione tra mondo delle imprese e mondo delle istituzioni per mettere in campo iniziative che possano contrastare i cambiamenti che già ci sono stati”.

AMBIENTE A RISCHIO. Quanto all’ambiente, da molti percepito come sempre più a rischio, per Martini occorrerà trovare il giusto equilibrio tra la tutela della natura e il dinamismo essenziale in ogni settore. “Ma dobbiamo fare in modo che questa tradizionale scelta non significhi immobilismo” conclude il presidente della Regione.

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