mercoledì, 23 Settembre 2020
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Anziani, ”ho venduto la casa per pagare la retta in Rsa”

Oltre un anno per ottenere un posto in Rsa, molto di più per avere il rimborso di quota sanitaria e sociale della retta da pagare. Sit-in sotto Palazzo Vecchio per i parenti degli anziani non autosufficienti. “Ci riempiono di promesse, ma le spese rimangono tutte a carico nostro”.

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Oltre un anno per ottenere un posto in Rsa, molto di più per avere il rimborso di quota sanitaria e sociale della retta da pagare. Sit-in sotto Palazzo Vecchio per i parenti degli anziani non autosufficienti. “Ci riempiono di promesse, ma le spese rimangono tutte a carico nostro”.

RETTE SALATE. Per un posto in casa di riposo si va dai 3.200 ai 3.500 euro di retta mensile. Soldi che dovrebbero essere pagati in parte dalle famiglie dei ricoverati, in parte dall’Asl. Più nel dettaglio la quota sanitaria, corrispondente a metà della tariffa, dovrebbe essere coperta dall’Asl; esiste poi una quota sociale, coperta dal Comune (e rimborsata dalla Società della Salute), che varia a seconda del reddito della famiglia dell’anziano ospitato in casa di riposo.

RITARDI. “Da più di un anno paghiamo le rette totalmente di tasca nostra – denuncia Giuliana Fossati, una delle parenti inferocite – la Regione, l’Asl e la Società della Salute si rimpallano la responsabilità”. E i soldi non arrivano.

rsa_protesta2GRADUATORIA. Eppure tutti gli anziani in questione sono stati inseriti nella graduatoria regionale dei non autosufficienti e ne avrebbero pertanto diritto. Anche se la graduatoria stessa non sembra funzionare al meglio. “A marzo 2010 mia madre era 30esima – continua la signora Fossati – adesso è 146esima”. Il motivo? “I numerosi codici rossi che sono entrati in graduatoria – spiega – ma i tempi rimangono comunque troppo lunghi per dare la colpa solo alle emergenze”.

VENDO LA CASA. Nel frattempo fare fronte alle rette diventa sempre più difficile per figli e parenti che già devono fare i conti con pensioni o stipendi ridotti al minimo. “Per continuare a pagare la retta di mia madre – racconta Sonia – ho dovuto vendere la casa. Adesso non so più cosa vendere”.

CONTRATTI. Un altro nodo da risolvere sarebbe quello dei “contratti capestro” che alcune case di riposo chiedono di firmare. “Ad esempio si prevede che dopo 30 giorni di ricovero ospedaliero una persona perda il posto in Rsa – continua Sonia – oppure che la tariffa debba essere necessariamente pagata per intero”. Condizione sempre più difficile da sostenere.

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