mercoledì, 25 Novembre 2020
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Architetti in mostra

All'Istituto degli Innocenti la mostra "Archizoom associati, 1966 - 1974: dall'onda pop alla superficie neutra".

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Una mostra monografica per scoprire e riscoprire il lavoro degli Archizoom, gruppo di architetti fiorentini che a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 dettero vita ad una delle esperienze cruciali dell’architettura radicale. È “Archizoom Associati, 1966-1974: dall’onda pop alla superficie neutra” che da oggi pomeriggio al 19 ottobre sarà ospitata nel Salone Borgini dell’Istituto degli Innocenti.

 “La mostra su Archizoom rappresenta uno degli ultimi eventi della mia esperienza amministrativa e concludere con questa iniziativa è un vero privilegio – ha dichiarato l’assessore all’urbanistica Gianni Biagi -. Per mia fortuna conosco bene alcuni dei membri del gruppo e penso Firenze doveva loro una mostra: questa esposizione rappresenta infatti un’occasione perché la città si possa riappropriare di quella che è stato un pezzo importante della cultura cittadina e non solo, ovvero l’avanguardia fiorentina”.

“Questa mostra è esito di una ricerca che ho condotto presso gli archivi privati degli ex-membri degli Archizoom, quelli dei principali produttori dei mobili Archizoom, quali Poltronova e Cassina, e presso l’importante donazione degli Archizoom conservata negli archivi del CSAC di Parma – ha spiegato Roberto Gargiani, curatore della mostra -. È stato un lavoro storico, che ha cercato attraverso i documenti e le testimonianze dei protagonisti, di tracciare un bilancio della loro esperienza e di individuare l’eredità che hanno trasmesso alle generazioni successive di architetti“. Da questa ricerca è nato anche un saggio monografico intitolato come la mostra ed edito da Mondadori Electa.

Si tratta quindi della prima occasione per stilare il bilancio completo di una delle esperienze cruciali delle neo-avanguardie degli anni Sessanta e Settanta: quella del gruppo fiorentino degli Archizoom che ha prodotto una ricca serie di progetti di design, di abiti, di architettura e visioni urbane a scala territoriale, fonte d’ispirazione fondamentale per architetti quali Isozaki, Koolhaas, Tschumi.

Autori di progetti di megastrutture e città visionarie, eseguiti durante i loro studi universitari a Firenze, gli Archizoom sono dapprima diventati, nel 1966, con Superstudio, gli inventori della Superarchitettura e i promotori di processi creativi Pop nel progetto di design, per poi inoltrarsi in territori figurativi dove il gusto comune, banale e kitsch delle masse popolari viene assunto a fondamento di un progetto critico che pretende di distruggere principi e consuetudini del design e dell’architettura di derivazione funzionalista.

Disegni di divani, poltrone, armadi, abiti, progetti di allestimenti artistici, di ville, chiese, padiglioni per esposizioni internazionali e di città, assieme a prototipi di mobili e di abiti e modelli di architettura, si susseguono nella mostra offrendo al visitatore un inedito e completo panorama dell’opera degli Archizoom, fondamentale per cogliere i legami culturali e figurativi delle ricerche degli anni Sessanta e Settanta con le avanguardie artistiche del primo Novecento, il Movimento Moderno e le ultime generazioni di architetti e designer.

Una sezione importante della mostra è quella in cui, per la prima volta, sono esposti tutti i più importanti disegni di quella No-Stop City che è diventata uno dei capisaldi del dibattito architettonico contemporaneo, ancora oggi al centro di discussioni in Europa come negli Stati Uniti, punto di arrivo delle ricerche degli Archizoom, e anche visione tra le più enigmatiche e radicali di una città del futuro senza limiti resa possibile dall’illuminazione artificiale e dall’aria condizionata.

Alla fine della loro storia, e in un arco di tempo molto breve, gli Archizoom hanno lasciato un sistema completo che va dall’abito al mobile, sino alla città concepita a scala territoriale, un sistema, il loro, che è anche testimonianza appassionata degli ideali di una generazione che ha creduto in una umanità liberata dai vincoli dell’architettura, che ha lottato per una cultura alternativa, che ha sperato in uno stile di vita non-conformista, totalmente libero.

La mostra, promossa dalla Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna in collaborazione con il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma e dall’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Firenze, sarà aperta fino al 19 ottobre presso il Salone Borghini dell’Istituto degli Innocenti. L’esposizione è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 19. Il biglietto di ingresso costa 6 euro (4 euro ridotto per studenti e over 60 anni).

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