mercoledì, 24 Febbraio 2021
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Asili nido pieni, a rimetterci sono i ceti medi

Servizi all'infanzia a rischio saturazione. A rimetterci potrebbero essere sempre più i figli del ceto medio. A lanciare l'allarme è Valentina Ghetti, dell'Istituto per la ricerca sociale, stamattina durante un convegno organizzato da Legacoopservizi Toscana nell'ambito della manifestazione “Dire e Fare”, in corso alla Fortezza da Basso.

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Servizi all’infanzia a rischio saturazione. A rimetterci potrebbero essere sempre più i figli del ceto medio. A lanciare l’allarme è Valentina Ghetti, dell’Istituto per la ricerca sociale, stamattina durante un convegno organizzato da Legacoopservizi Toscana nell’ambito della manifestazione “Dire e Fare”, in corso alla Fortezza da Basso.

POLARIZZAZIONE. “Si rischia una polarizzazione dell’offerta dei servizi all’infazia che lascerebbe scoperta la fascia intermedia della popolazione – ha spiegato Ghetti – con le famiglie più povere sempre più orientate verso le strutture pubbliche e quelle più ricche verso le strutture private. Ciò comporterebbe una scopertura sempre maggiore del ceto medio”. Attualmente il tasso di copertura dei servizi all’infanzia è il 17,8% a livello nazionale, mentre la Toscana è dieci punti percentuali sopra a questo dato.

RETTE. Ma già oggi le famiglie hanno sempre più difficoltà a pagare le rette, come ha ricordato la responsabile del settore Cooperazione sociale di Legacoopservizi Eleonora Vanni. “E contemporaneamente – ha detto Vanni – anche le cooperative che gestiscono strutture dedicate all’infanzia vivono una difficoltà di non poco conto: si trovano di fronte a basi d’asta inadeguate”. Anche per questo Legacoopservizi Toscana auspica “maggiori investimenti sulla rete integrata dei servizi e un governo del sistema che comprenda l’intera fascia di età prescolare, basandosi anche su una “flessibilità organizzativa” che sostenga risposte adeguate al cambiamento dei bisogni”.

NUOVI TIPI DI FAMIGLIA. Il modello tradizionale di famiglia, infatti, è sempre più spesso soppiantato da altri tipi di nuclei familiari, “coppie giovani senza figli – spiega Silvana Salvini, direttrice del Dipartimento di Statistica dell’Università di Firenze – famiglie mono-genitori, ricostituite, famiglie degli anziani e dei ‘nidi pieni’, dove i giovani adulti restano in casa con mamma e papà. Queste nuove famiglie non rappresentano più casi particolari, ma sono sempre più un fenomeno quotidiano a cui bisogna dare risposta”.

PUBBLICO&PRIVATO. Secondo l’assessore all’educazione Rosa Maria Di Giorgi una risposta può arrivare dalla collaborazione delle realtà pubbliche con i privati. “Se non ci sono più posti nelle strutture pubbliche, lasciamo i bambini a casa? Questa non è una soluzione. Una risposta è il rapporto pubblico-privato, che a Firenze sta dando risultati interessanti. Un’altra – ha aggiunto Di Giorgi – sono gli asili aziendali, su cui come Comune stiamo lavorando molto”.

COOP. Un’altra soluzione è stata sottolineata dai rappresentanti delle cooperative presenti all’iniziativa (ArsiCoop, Consorzio sociale Costa toscana, cooperativa Koiné e Consorzio Metropoli): “valorizzare il ruolo sussidario delle cooperative sociali, che vanno viste non solo come possibili partner per coprire i buchi del sistema ma come gestori e garanti di servizi di qualità”.

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