“In Italia si consuma più acqua minerale che in qualsiasi altro Paese del mondo: circa 190 litri l’anno procapite. E la Toscana è la Regione italiana che ne consuma di più, oltre 200 litri a testa, con una spesa media per famiglia di 260 euro l’anno senza che nessuno si sia mai lamentato. La spesa media per famiglia per l’acqua potabile fornita dall’acquedotto è invece di 238 euro l’anno per quantità gigantesche pari ad un consumo di 257 litri al giorno a testa! E’ ora di invertire la tendenza e considerare l’acqua un bene non illimitato e da non sprecare. Trattiamo l’acqua del rubinetto come se fosse la migliore tra le acque minerali, considerato che così è”. Così Erasmo D’Angelis (Pd), presidente della Commissione territorio e ambiente del Consiglio Regionale, ha presentato stamattina nel corso di una conferenza stampa, alla quale ha partecipato anche il responsabile dell’ufficio legislativo del gruppo Pd Francesco Pacini, una proposta di legge al fine di inserire in bolletta i dati delle analisi della qualità dell’acqua del rubinetto.

“Con questa proposta di legge – spiega D’Angelis – viene inserita nella bolletta, che arriva ad ogni famiglia, la stessa etichetta di qualità e garanzia presente in tutte le bottiglie di acque minerali. Molte aziende pubbliche hanno già inserito su internet i dati delle analisi ma occorre comunicare diffusamente e con trasparenza la qualità dell’acqua che esce dai nostri rubinetti. Se chi guarda l’etichetta della sua minerale preferita ha l’impressione di sapere, nel dettaglio, microgrammo per microgrammo, cosa sta bevendo, anche chi a casa apre il rubinetto deve sapere che quell’acqua è pura di fonte, più buona e più controllata”.

“Si sbaglia chi crede – continua il presidente della commissione Territorio e Ambiente – ed è un’opinione altrettanto diffusa, che per il solo fatto di portare un nome famoso ed essere chiusa per mesi o anni in bottiglia di plastica, l’acqua minerale sia più sana, più controllata e più salutare di quella del rubinetto. Ci sono tutta una serie di pregiudizi che gravano sulle acque degli acquedotti che vanno a tutto immeritato vantaggio di quelle in bottiglia. Un litro di acqua minerale costa in media dai 15 ai 50 centesimi di euro cioè anche ben 500 volte in più del costo di un litro di acqua che esce dal rubinetto di casa”.

“Ma questo iperconsumo di acque minerali – aggiunge D’Angelis – non è proprio un comportamento virtuoso. Tanto per cominciare, per l’impatto ambientale delle bottiglie da smaltire e per il loro trasporto su gomma con spostamenti del tutto irrazionali da Nord a Sud e viceversa. L’acqua non è un bene illimitato e proprio per questo c’è bisogno di una politica di educazione all’uso etico della risorsa che permetta la forte riduzione degli sprechi sia domestici che nei settori dell’industria e dell’agricoltura, dove c’è un forte bisogno di una generale assunzione di responsabilità. Riscopriamo il valore dell’acqua del rubinetto – conclude D’Angelis – il gusto di bere dalla pubblica cannella”.