giovedì, 3 Dicembre 2020
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Case gratis ai ricchi

ricerca Irpet sulle case popolari

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Case popolari abitate da famiglie che hanno un reddito superiore a 100 mila euro. Mentre anziani con la pensione minima si vedono negare l’alloggio per mancanza di posti. E’ questo il quadro emerso dalla ricerca che l’assessore regionale alla casa Eugenio Baronti ha commissionato all’Irpet (Istituto per la programmazione economica della toscana) in previsione della riforma della legge sull’edilizia residenziale pubblica sulla quale sta lavorando.

“Lo studio evidenzia – ha spiegatspiega Baronti – come il sistema pubblico della casa in Toscana sia caratterizzato da distorsioni ed iniquità. Balza subito agli occhi come si continuino a fornire elevati livelli di tutela sociale con canoni di affitto molto lontani da quelli di mercato ad un certo numero di famiglie che sono riuscite ad accedere all’alloggio popolare, anche quando le condizioni di bisogno sono superate, in alcuni casi ampiamente. Al contrario si riservano interventi minimi, a quelle di più recente formazione nonostante versioni in condizioni più disagiate”.

A spiegare come ciò sia possibile è Sabrina Iommi, ricercatrice dell’Irpet: “Il problema è la scarsissima mobilità degli assegnatari. In molti casi le case popolari vengono assegnate a famiglie che versano in situazioni di disagio economico, ma nel momento in cui la condizione di queste famiglie migliora non c’è alcuna modifica delle agevolazioni di cui gode”.

Ma come mai nessuno ha mai fatto dei controlli su chi abita le case popolari? “Il procedimento per far lasciare le case popolari a chi non ha più diritto è estremamente farraginoso” ha spiegato Sabrina Iommi.

“E’ necessario – ha continuato la ricercatrice Irpet – mettere in piedi un meccanismo in cui superati certi livelli di reddito il canone d’affitto diventi meno conveniente”.

Come ha illustrato Baronti, al momento esistono tre diversi tipi di sovvenzioni alle famiglie: l’edilizia sovvenzionata, destinata alle famiglie con un reddito più basso, il contributo per l’affitto, destinato ad allieviare il peso di un affitto di mercato per quelle persone che pur non godendo di un reddito alto hanno comunque un reddito superiore alle persone aventi diritto alle case popolari, ed infine vi è l’edilizia agevolata, un’aiuto economico per l’acquisto della prima casa destinato alle famiglie “più ricche”.

“Ad oggi – ha aggiunto Sabrina Iommi – i tre diversi tipi di agevolazioni economiche per le famiglie meno abbienti sono gestiti in modo autonomo, invece dovrebbero comunicare tra di loro”. La ricercatrice Irpet ha poi illustrato una possibile proposta per modificare la legge regionale 96/96 e per la realizzazione di un regolamento attuativo che “punisca i furbi e vada ad aiutare chi ha veramente bisogno”, come lo ha definito l’assessore Baronti.

Dalla ricerca Irpet è emerso che oggi c’è una ripresa del disagio abitativo che colpisce soprattutto le famiglie di recente formazione, per lo più giovani con rapporti di lavoro precari; rimane difficile la situazione anche per le famiglie numerose o per le persone sole se anziane.

La proposta nata in base allo studio Irpet prevede la realizzazione di cinque fasce di assistenza, calcolate non in base al reddito familiare, ma in base reddito Isee, che tiene conto anche della composizione della famiglia. Il canone di affitto della fascia più bassa sarà portato a 30 euro, cioè solo un euro al giorno di affitto, ed inoltre è prevista la decadenza delle agevolazioni per le famiglie che avranno migliorato la propria condizione economica passando dalla fascia A1 alla fascia C.

“Attualmente circa 200 mila famiglie vivono in una condizione di disagio abitativo, ma solo il 50% può usufruire di un piccolo aiuto. Il problema è la mancanza di edilizia residenziale pubblica e i tagli compiuti dall’attuale Governo non tengono conto di questa realtà”ha dichiarato Baronti.

“Speriamo – ha continuato l’assessore – di poter recuperare 4-5 mila alloggi togliendoli a chi ha fatto “carte false”per averli pur non avendone diritto, in questo modo daremo una risposta a molte situazioni drammatiche”.

“Inoltre- ha concluso Baronti – è necessario prevedere anche una fascia zero, ovvero una fascia che raccolga coloro che non hanno alcun reddito, a cui non solo deve essere garantita la casa, ma anche altri aiuti materiali ed n eventuale sostegno per inserirsi nel mondo del lavoro”.


 

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