E’ stata l’assessore alle risorse finanziarie a conferire la massima onoreficienza del Comune di Firenze a Rosanna Carresi, del comitato famiglie delle vittime di Pian d’Albero. Erano presenti il presidente della commissione cultura Dario Nardella (che ha illustrato il progetto del Museo della Resistenza), il presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi, il presidente del consiglio comunale di Figline Valdarno, il presidente provinciale dell’Anpi Silvano Sarti e il presidente dell’Istituto Storico della Resistenza Toscana Ivano Tognarini, rappresentanti delle associazioni delle Resistenza. Sono state trasmesse in video le testimonianze di tre sopravvissuti: Mario Bonechi (Fregio), Marino Sgherri (Moro) e Giuseppina Cavicchi.

Questa la motivazione del Fiorino: “Per aver sacrificato eroicamente la propria vita in una battaglia ad armi impari, scrivendo così una delle pagine più dolorose della guerra partigiana e della lotta per la liberazione della città di Firenze. All’alba del 20 giugno 1944, alle pendici del Pratomagno, nella Cascina di Pian d’Albero, messa a disposizione dalla famiglia Cavicchi per l’addestramento dei giovani volontari alla lotta partigiana, un centinaio di uomini furono sorpresi dai mitra nazisti. Molti di loro colpiti a morte, altri catturati. Pian d’Albero resta un simbolo luminoso della dura lotta per la libertà, per la pace contro la barbarie e la tirannia del nazifascismo. Una lotta in cui morirono anche combattenti di altre nazionalità che, uniti ai giovani italiani, hanno affrontato il nemico per sconfiggere una dittatura che aveva provocato la guerra più sanguinosa dell’intera storia umana, soffocando la libertà e la democrazia di ogni individuo. La strage di persone inermi, compiuta nel disprezzo totale della vita umana, fu l’ennesima dimostrazione della ferocia voluta dal nazismo, la cui strategia dei massacri non si è fermata davanti a civili indifesi. La tragedia di Pian d’Albero resta un esempio straordinario del legame forte e profondo tra Resistenza e mondo contadino, che non fu solo il pilastro su cui crebbe e visse il movimento partigiano, ma divenne anche la base su cui si costruì la nuova Italia, la Repubblica e la Costituzione”.

La strage di Pian d’Albero avvenne nel casolare della famiglia Cavicchi, nel Comune di Figline, dove venivano addestrati i giovani che sarebbero entrati nella brigata d’assalto Garibaldi-Sinigaglia. Il 20 giugno 1944 nella cascina si trovavano un centinaio di loro, oltre ai Cavicchi e alcuni sfollati. L’attacco dei soldati tedeschi fu fulmineo e provocò la morte immediata del capofamiglia, di 12 partigiani e di tre soldati russi, ex prigionieri di guerra, che facevano parte della compagnia “Faliero Pucci”. Oltre 100 persone furono fatte prigioniere. Di queste, gran parte furono liberate grazie all’intervento di altre brigate partigiane; mentre i 19 partigiani e i 3 contadini (tra i quali Norberto Cavicchi e il figlio Aronne, di 12 anni) rimaste in mano ai tedeschi, furono impiccate a Sant’Andrea in Campiglia.

Questo l’elenco dei caduti: Ezio Baccetti, Pietro Boncinelli, Nicolai Busanov, Enio Carresi, Michele Caron, Giuseppe Cavicchi, Riccardo Centanni, Divo Demi, Danilo Enderti, Evandro Fabbroni, Ferruccio Forzani, Vinicio Grint, Surten Kirikoizia, Roberto Mascagni, Aldo Pierattini, Siro Pratesi, Giuseppe Romanelli, Bruno Volpi, Ferdinando Zocco, Enio Strada, Enea Zamboni, Carlo Bani, Oliviero Buccianti, Giuseppe Capanni, Ennio Carresi, Aronne Cavicchi, Norberto Cavicchi, Alfredo Della Bella, Luigi Di Vita, Gino Fabbri, Dino Falsettacci, Italo Grimaldi, Ivan Jegorof, Siro Mariani, Guido Mazzinghi, Romualdo Pizzi, Spartaco Pratesi, Alessandro Rossi, oltre a un Giovanni tenente dell’aviazione e un ignoto.