Lorenzo Orsetti,  classe 1986, fiorentino, sarebbe stato ucciso dall’Isis in Siria a Baghuz, roccaforte del Califfato nella parte orientale del paese al confine con l’Iraq. Le fotografie di un cadavere, oltre che della tessera sanitaria e della carta di credito di Orsetti sono state pubblicate su Telegram dai jihadisti, che hanno rivendicato l’uccisione di “un crociato italiano”. La notizia è riportata anche dal sito Usa di monitoraggio del jihadismo, Site Intelligence Group.

Il giovane fiorentino, nome di battaglia “Tekoser”, combatteva a fianco delle milizie curde dell’YPG (Unità di protezione popolare) e secondo le prime notizie sarebbe stato vittima, insieme al suo battaglione, di un’imboscata in cui sono rimaste uccise in tutto 5 persone.

Lorenzo Orsetti, l’Ypg e la Siria

Un passato nel mondo della ristorazione come cuoco e sommelier, Orsetti negli ultimi anni si era avvicinato alla causa curda e da un anno e mezzo era impegnato nelle operazioni militari contro gli ultimi combattenti dell’Isis asserragliati a Baghouz. “A quanto pare diverse case-trincee-tunnel sono rimaste. Non me lo faccio dire due volte, se tutto va bene domani riparto”, si legge nell’ultimo post pubblicato dal giovane su Facebook lo scorso 12 marzo.

Lorenzo Orsetti

Nelle settimane scorse in un’intervista a Radio Ondarossa, con voce stanca, Orsetti faceva il punto della situazione, parlando anche degli ideali a cui si era avvicinato in Rojava, il kurdistan siriano.  “Qui – raccontava nell’intervista Orsetti – stiamo cercando di fare un progetto diverso, c’è un esperimento bello di rispetto della diversità, per mettere tutti i popoli in accordo tra loro, curdi assiri, azidi, armeni. Un progetto bello che potrebbe essere fonte di ispirazione per tutto il mondo”.

“Noi continuiamo a sperarci e a crederci – continuava – non siamo una superpotenza, siamo combattenti rivoluzionari, non siamo un esercito di soldati regolari. Sarebbe terribile vedere un’altra volta il mondo girarsi dall’altra parte e fare finta di niente mentre civili e bambini muoiono nel peggior modo, perché io ho visti i cadaveri carbonizzati sotto gli air strike”.

L’audio dell’intervista a Radio Ondarossa