martedì, 18 Maggio 2021
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Frutta e verdura, un ”esercito” di varietà a rischio estinzione / FOTO

Sono tante le specie vegetali tipiche della nostra regione in pericolo. Ecco alcune delle specie più curiose: dal ''Melo culo d'asino'' all' ''olivo da cuccare''. GUARDA LE IMMAGINI

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C’è una Toscana fatta di piccoli orti in paesini sperduti, di mani che sanno di terra, di zappe e trattori. Quella Toscana sta di casa nelle nostre campagne e si muove al ritmo delle braccia forti dei nostri contadini. Ed è grazie a questo esercito prezioso  che, sul nostro territorio, cresce una varietà infinita di piante e fiori, ma soprattutto di frutta e verdura, sconosciuta ai più.

RISCHIO ESTINZIONE. Ad esempio della patata rossa di Cetica (in Casentino, alle pendici del Pratomagno) o di quella rossa di Sulcina (in  Garfagnana), del fagiolo Coco bianco del Valdarno o dei ceci cappucci della Valtiberina. Tutte queste specie (che sono solo un esempio in un mare magnum di specialità molto spesso prodotte ormai solo per autoconsumo) sono a rischio di estinzione o di “erosione genetica”, ovvero di ibridazione e perdita di purezza.

NON SOLO VEGETALI. Ma ci sono anche gli animali: nel registro figurano venti razze e tra queste ben diciassette sono a rischio estinzione. Tra quelli che potrebbero scomparire presto dalle nostre campagne ci sono ad esempio l’asino dell’Amiata, il pollo di razza valdarnese bianca e la macchiaiola maremmana, suino presente in soli cinque allevamenti distribuiti in quattro province (due in provincia di Grosseto e uno per ciascuna nelle province di Siena, Livorno e Pistoia).

IL PORTALE. Un sito ad hoc cataloga questo immenso patrimonio: sul portale germoplasma.arsia.toscana.it è possibile consultare i cosiddetti ”repertori regionali”, ovvero i registri in cui sono schedate tutte le razze e le varietà locali toscane. Dal portale sono tratte le foto di questo articolo. Ecco alcune delle specie più curiose:

ZuccadelpescatoreZUCCA DEI PESCATORI

Questa zucca arriva da molto lontano: probabilmente dalle Indie Orientali, ed è sbarcata in Toscana almeno i primi decenni del secolo scorso. Oggi, a quanto si sa, a coltivarla è una persona sola (ma se ne occupano anche 9 coltivatori custodi) e al solo scopo ornamentale. Il nome deriva dall’utilizzo che se ne faceva anticamente: i pescatori le usavano come contenitori.

Pomodorofiorentino

POMODORO COSTOLUTO FIORENTINO

Il nome esatto è “pomodoro costoluto fiorentino”, e un tempo questo tipo di pomodoro era considerato la base indispensabile per preparare piatti nostrani come la pappa al pomodoro e altre tipicità fiorentine. E oggi? Oggi i suoi frutti sono utilizzati specialmente per preparare la cara vecchia salsa, e la coltivazione è diffusa in provincia di Firenze.

 

AgliorossomaremmanoAGLIO ROSSO MAREMMANO

Quest’aglio dal colore insolito oggi è coltivato solo da una manciata di piccoli agricoltori nell’entroterra maremmano: si tratta di piccolissime produzioni destinate all’autoconsumo e non è nota alcuna iniziativa particolare di conservazione e  moltiplicazione. È una specie molto resistente ed è più piccola rispetto a quella in commercio. È molto profumata e di un rosso intenso.

OlivodacuccareOLIVO DA CUCCARE

È originario della collina lucchese, ed è lì che ancora oggi si trova diffuso, ma in modo molto sporadico. È una pianta tendenzialmente “anziana”: gli esemplari che si trovano ancora oggi in giro hanno mediamente circa cento anni. Che sono tanti. A dispetto dell’anagrafe, però, sono piante molto produttive e resistenti alle basse temperature.

CulodasinoMELO CULO D’ASINO

I lettori perdoneranno il francesismo, ma la varietà si chiama davvero così (e del resto lo sappiamo che in Toscana ci piace chiamare le cose col loro nome). Questo frutto viene coltivato nel comune di Pieve Santo Stefano e raccolto a ottobre. Si caratterizza per un’ottima conservabilità: un tempo veniva conservato nei fruttai fi no alla primavera successiva alla raccolta.

MandorlocasettaMANDORLO CASETTA

Siamo a Radicondoli (Siena), tra i poderi del Castello di Fosini, in un luogo dove l’attività agricola è fervente. Nel senese i mandorli sono una cosa rara, e lo prova il fatto che di questa varietà ne esiste un solo, prezioso, esemplare. Si tratta di una pianta molto vecchia (la specie è molto longeva) e di grandi dimensioni. 

 


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