L’inaugurazione al pubblico è prevista oggi (martedì 22 aprile) alle 17 nell’ex Chiesa di San Carlo dei Barnabiti in via Sant’Agostino 23 a Firenze. La mostra, che resterà aperta fino al 24 aprile e dal 28 al 30 aprile, dalle 16 alle 20, consiste nell’esposizione di 35 quadri, a cui si affiancano 15 fotografie di murales. I lavori sono stati realizzati da una trentina di detenuti di diverse nazionalità nell’ambito del laboratorio di pittura murale del carcere fiorentino curato dal maestro Mario Cini per l’Arci di Firenze.

Nato nel 1990, il laboratorio ha contribuito a ravvivare muri e pareti del penitenziario con i colori e i disegni di chi non si è rassegnato a riscoprire la propria personalità, a trovare o ritrovare le proprie potenzialità e capacità di comunicare con gli altri. “E’ sempre molto difficile lavorare in un carcere, ma – spiega Mario Cini – l’esperienza del laboratorio è cresciuta e si è consolidata”. Il laboratorio – aggiunge Lucia De Siervo, assessore alle politiche per l’accoglienza e l’integrazione del Comune di Firenze – è ormai un’attività storica all’interno di Sollicciano, e questa mostra ci dice che il Carcere è un tema di cui non ci si deve scordare”.

Oggi all’interno di Sollicciano si contano un centinaio di murales sparsi in tutti gli spazi sociali del penitenziario: per citare qualche esempio, dai corridoi con le rappresentazioni dei segni zodiacali, agli ambienti della sezione femminile con l’ ‘Adorazione dei Magi’ e la ‘Cacciata dal Paradiso’. “La mostra ed il laboratorio di pittura – afferma Francesca Chiavacci, presidente di Arci Firenze – rappresentano, accanto al laboratorio teatrale di Massimo Altomare, segnali concreti dell’importanza per il reinserimento sociale delle attività di tipo culturale”. Il ‘Laboratorio di pittura murale’ fa parte del progetto ‘Attività di coordinamento culturale’ a favore dei detenuti del Carcere di Sollicciano e dell’Istituto Mario Gozzini, con il contributo del Comune e della Provincia di Firenze.

Attualmente sono impegnati 8 detenuti, ma nel corso di questi 18 anni, ne sono passati diverse decine. Nell’esposizione sono presenti anche tre lavori di un ex detenuto, che “dimostrano come questo laboratorio abbia lasciato una traccia nelle persone una volta uscite dal carcere” – conclude Mario Cini.