E’ quanto emerge dalla relazione sulla radioattività ambientale approvata dalla Giunta regionale e che segue il monitoraggio condotto nel 2007 dai tecnici dell’Arpat, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente della Toscana.  

I dati mostrano anche un sostanziale esaurimento delle conseguenze dell’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl.  I livelli di Cesio 137 nel 1986 erano di 80 bequerel al chilo nella carne bovina e di 35 nel latte. Nel 1989 erano scesi a 1,1 nelle carni bovine e a 0,6 nel latte, mentre i limiti di legge sono rispettivamente di 600 e 370. Una discesa decisa, che da qualche anno si è attestata su un doppio 0,1.

«E’ importante – spiega l’assessore regionale all’ambiente, Anna Rita Bramerini – che i dati continuino ad essere confortanti, ma lo è altrettanto poter contare su una efficiente rete regionale di monitoraggio del livello di radioattività. I cittadini toscani possono quindi stare tranquilli, visto che il sistema che abbiamo approntato è in grado di rilevare e segnalare con tempestività ed efficacia ogni minima variazione dovesse intercorrere. Restiamo convinti che non solo la Toscana, ma anche l’Italia debba fare a meno del nucleare per produrre energia e che anche questa scelta contribuisca a mantenere bassa la radioattività ambientale nella nostra regione».

I dati della radioattività sono assolutamente confortanti e ben al di sotto dei limiti di legge per tutte le matrici individuate. La quasi totalità è addirittura al di sotto della Mar, la minima attività (radioattiva) rilevabile.

Solo alcuni prodotti del bosco, come i funghi e i mirtilli, mostrano valori di contaminazione apprezzabili, ma si tratta di un livello di oltre un terzo inferiore (circa 170 bequerel al chilo contro un limite di 600) rispetto ai parametri di legge e si riferisce a funghi importati da Bulgaria e Romania. Ancora più basso (20 bequerel al chilo) il valore relativo ai mirtilli.

Tra i dati contenuti nella relazione figurano anche quelli sui fanghi degli impianti di depurazione. In questo caso il limite previsto dalla normativa è di 1.000 bequerel ogni chilo, ma l’impianto che mostra il livello più alto (il S. Jacopo a Pisa) ne registra 1,2 cioè oltre 833 volte meno rispetto al massimo consentito. I depuratori con i livelli relativamente più alti sono quelli in cui recapitano gli scarichi dei presidi ospedalieri in cui si effettuano radio e chemioterapie. Sono infatti le deiezioni dei pazienti trattati a lasciare leggere tracce radio attive nelle acque di scarico avviate alla depurazione e, di conseguenza, nei fanghi di risulta.