I fratelli Lucia e Alberto Giovanni Aleotti, proprietari della multinazionale farmaceutica Menarini, sono stati assolti dalla Corte d’appello di Firenze nel processo che li vedeva imputati di riciclaggio, corruzione ed evasione fiscale. Una vittoria piena, come hanno commentato con sollievo i legali dei due fratelli dopo la lettura della decisione che ha completamente ribaltato la sentenza di primo grado.

Menarini, assoluzione piena per gli Aleotti

La Corte ha assolto Lucia Aleotti dall’accusa di riciclaggio “per non aver commesso il fatto” e da quella di aver usato lo scudo fiscale come strumento di riciclaggio “perché il fatto non sussiste”. Alberto Giovanni Aleotti è stato invece assolto dall’accusa di riciclaggio “perché il fatto non sussiste” ed è stato dichiarato non punibile per concorso in reati presupposti di evasione fiscale.

La Corte ha inoltre ordinato la restituzione agli Aleotti di 700 milioni di euro, ciò che oggi resta dell’1,2 miliardi di euro sequestrato all’inizio dell’inchiesta dopo condoni, scudi fiscali e altre sanatorie applicate alla somma negli anni.

Storia dell'inchiesta Aleotti

L’inchiesta a carico di Sergio Aleotti, patron della multinazionale poi deceduto nel 2014, e dei figli inizia nel 2010. Secondo l’accusa, la società avrebbe messo in atto un sistema di società estere fittizie per acquistare i principi attivi dei farmaci a prezzi gonfiati con fatture false, in modo da ottenere poi maggiori rimborsi da parte del sistema sanitario pubblico italiano. Un sistema che sarebbe andato avanti dalla metà degli anni ’80.

 

Nel settembre 2016 il tribunale aveva condannato in primo grado Lucia Aleotti a 10 anni e 6 mesi e Giovanni Alberto a 7 anni e 6 mesi di reclusione.