domenica, 17 Gennaio 2021
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La ”missione” di San Pierino e dintorni: riempire gli spazi contro il degrado

Con la bella stagione c’è chi teme il peggioramento di una situazione già delicata. Il dito di residenti e commercianti è puntato contro le mancate scelte fatte in passato per rivitalizzare l’area compresa tra l’arco e piazza Salvemini.

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Lettere, appelli, telefonate. Richieste che si susseguono di anno in anno per avere un po’ più di sicurezza e attenzione, alcune luci in più e magari anche qualche idea per occupare e animare gli spazi.

SOLUZIONI. A farle sono residenti e commercianti della zona tra l’arco di San Pierino e piazza Salvemini, in cui abbondano degrado e ubriachi che bivaccano e dove capita a volte che ci sia qualche rissa tra loro o che qualcuno se la prenda con le persone che passano, o anche che qualcuno si senta male in piazza. Residenti e commercianti che non smettono di cercare una soluzione condivisa con l’amministrazione per migliorare questi spazi e per trovare una soluzione anche per queste persone che purtroppo, spesso non per loro colpa, finiscono per creare disagi a chi vive o lavora in zona. La soluzione, però, non è facile da trovare, e ora con l’arrivo della bella stagione sono in molti a temere un ulteriore peggioramento della situazione.

PROBLEMI. Di discussioni e proposte ce ne sono e ce ne sono state: lo sa bene il signor Valentino Adami, tra i primi a sostenere il comitato di San Pierino, uno dei più datati tra quelli sorti in città, che però ora pare non molto ottimista sull’evolversi della situazione. “Miglioramenti non ci sono mai stati, siamo sempre un po’ allo stesso punto: sotto l’arco va meglio semplicemente perché hanno occupato lo spazio, hanno messo delle sedie, ma il problema non si è risolto, si è solamente spostato di pochi metri. Ora ubriachi e tossicodipendenti stanno in piazza Salvemini – spiega Valentino – quello che ci vorrebbe sono più controlli, non macchine che passano ogni tanto ma forze dell’ordine a piedi, che si fanno vedere di persona. La gente che sta qui ormai la conosciamo, ci si convive da anni, andrebbe trovata una soluzione anche per loro ma non è semplice. Riempire gli spazi – aggiunge – è importante, ma non possiamo farlo solo noi commercianti con feste e manifestazioni, per noi è davvero troppo dispendioso”.

IL “VUOTO”. I più non puntano il dito contro le frequentazioni di piazza Salvemini, ma piuttosto contro le mancate scelte fatte per rivitalizzare tutta l’area. E se ci sono stati disordini in passato, in molti si dichiarano non troppo spaventati dalla presenza di queste persone, ma semplicemente preoccupati dall’effetto che hanno sulle persone che passano di lì o sui turisti. “Ammetto di non aver mai avuto scontri o diverbi con loro, ma non è certo bello vedere un gruppo di persone che in pieno giorno si scolano bottiglie sedute in terra”, fa presente un negoziante. Piazza Salvemini, inoltre, fino a qualche mese fa era più “piena”, grazie alla presenza della bancarella del fioraio, che però ora ha preferito trasferirsi in un negozio vero e proprio. Ed è il vuoto, secondo la maggior parte delle persone, ad alimentare attività poco chiare e bivacchi.

PROPOSTE. A questo proposito Isabel Vernillo, una commerciante della zona, elenca alcune proposte fatte da lei e da altri suoi colleghi: “La scuola di musica proponeva una sorta di teatro itinerante di strada, da organizzare magari di domenica, oppure era emerso anche il progetto di installare una giostra: l’amministrazione, inoltre, per un po’ aveva parlato di creare qui un angolo con bancarelle sullo stile di Les Bouquinistes a Parigi, tutte belle idee che però non si sono mai concretizzate”. Giovanni, il fioraio proprietario della bancarella prima al centro della piazza, ora che ha il suo negozio non pare proprio lamentarsi. La zona è sempre quella, non l’ha cambiata. E se qualcuno gli domanda come mai ha abbandonato la piazza, se forse un angolo più riparato gli consentiva di allontanare frequentazioni poco gradite, alza le spalle e risponde: “Volete provare voi a stare quindici anni in mezzo a una piazza, sopportando freddo e pioggia? Ecco perché mi sono spostato”.

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