Antonio Manganelli torna a parlare della tragedia della morte di Sandri, e lo fa con assoluta chiarezza in occasione di un seminario per giornalisti sportivi a Coverciano. “Davanti all’ uso della pistola per sedare una rissa non si può non parlare di avventatezza – afferma – dissi che mi assumevo la responsabilità di questa morte e lo confermo oggi. Da parte nostra c’è stata piena collaborazione per fare chiarezza in tempi ragionevolmente brevi siamo arrivati al rinvio a giudizio. Confidiamo di arrivare ad una assoluta verità da parte della magistratura”.

Il giovane Sandri era stato ucciso da un colpo di pistola sparato dall’agente Luigi Spaccarotella mentre si trovava nell’area di servizio di Badia al Pino, sulla A1, per andare con altri tifosi a vedere la sua Lazio. “Sono sempre sinceramente vicino a loro e in più di un’occasione ho detto loro cose che resteranno private – ha continuato Manganelli, parlando della famiglia del giovane ucciso – ci siamo incontrati più volte, ho raccolto la disperazione di una famiglia che ha perso un ragazzo per bene che amava la musica e lo sport, morto per una tragedia che la magistratura riuscirà a definire fino in fondo”.

“A noi istituzioni spetta valutare disciplinarmente il comportamento dell’ agente -ha concluso il capo della poliia – però tengo a precisare, visto che si è parlato di lungaggini, che noi dobbiamo seguire la legge che prevede che un procedimento disciplinare può essere attivato solo dopo un procedimento penale determinato”.