venerdì, 14 Maggio 2021
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Multiplex, il Pd scarica l’Idv. ”Non siamo dalla parte delle lobby”/FOTO

Bocciato su tutta la linea il regolamento attuativo della legge regionale sui cinema, che stabilirebbe una distanza minima tra i multisala e gli altri schermi. Il Pd scarica l'ipotesi dell'assessore Cristina Scaletti (Idv). E la maggioranza trema.

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Bocciato su tutta la linea il regolamento attuativo della legge regionale sui cinema, che stabilirebbe una distanza minima tra i multisala e gli altri schermi. Il Pd scarica l’ipotesi dell’assessore Cristina Scaletti (Idv). E la maggioranza trema. “Non siamo dalla parte delle lobby”, si difende il capogruppo Pd Vittorio Bugli, accusato di voler facilitare l’apertura del multiplex di Novoli.

DISTANZE. Ieri in commissione la bocciatura del regolamento attuativo è avvenuta per “vie legali”. A bloccare il testo, infatti, è stato un cavillo scovato dagli Uffici legali della Regione. Con la soddisfazione del gruppo Pd, che ha sempre difeso una posizione diversa rispetto a quella avanzata dalla giunta e dall’assessore Scaletti in primis. “Il vincolo delle distanze non basta – dichiara oggi il capogruppo Pd Vittorio Bugli – anzi, potrebbe finire per danneggiare gli stessi cinema più piccoli”.

IL VINCOLO. Il testo proponeva di fissare la distanza minima tra due multisala in 8 km, mentre tra una multisala e una sala singola in 2 km. Un vincolo che avrebbe impedito di aprire a breve distanza anche due cinema da due soli schermi ciascuno.

PICCOLI. “Il nostro obiettivo principale è quello di salvaguardare i piccoli cinema dalla crisi – continua Bugli – non ci stiamo a passare da quelli che stanno dalla parte delle lobby o che hanno qualche interesse ad aprire il Multiplex di Novoli. Indipendentemente dall’apertura dei multisala, i piccoli cinema stanno chiudendo – aggiunge Bugli – ed è necessario investire risorse per sostenerli”. Risorse che il capogruppo Pd individua in “5 milioni di euro, come minimo”. Per decidere invece sull’opportunità di apertura di multiplex e simili, così come delle modalità di apertura, “è sufficiente lo strumento individuato dal Testo unico della cultura: la Conferenza dei servizi, a cui prendano parte le istituzioni”. E se non dovesse bastare, “potenziamolo”, conclude.

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