martedì, 22 Settembre 2020
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Primarie del centrosinistra, confronto finito. Dibattito sui costi della politica

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Lo studio era quello di X Factor, il confronto però è stato a suon di parole tra i cinque candidati alle primarie del centrosinistra: Pier Luigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola, Laura Puppato e Bruno Tabacci. Le regole, 13, erano state stabilite fin nei dettagli, l’appuntamento alle 20,30 su Sky.

LE REGOLE. Il primo a parlare, come da sorteggio, è stato Tabacci, poi ogni candidato ha risposto per primo, a turno, a una domanda, seguito da tutti gli altri. Ognuno aveva un tempo prestabilito per rispondere a ogni domanda (un minuto o un minuto e mezzo), tempo rispettato più o meno diligentemente da tutti.

DIBATTITO. Non ci sono stati scontri tra i cinque candidati, come qualcuno temeva. Il dibattito si è acceso solo sul finanziamento pubblico ai partiti e sul numero dei ministri del futuro governo, dopo che Renzi (in cravatta viola) ha ribadito la sua proposta di un governo formato da soli dieci ministri (5 uomini e 5 donne): “Un governo di dieci ministri non esiste, non è roba seria. Io dico 18 ministri e 36 sottosegretari”, ha ribattuto Tabacci. “Non possiamo fare promesse che non possiamo mantenere: non penso che dieci ministri bastino per governare”, ha aggiunto Puppato.

GLI ARGOMENTI. Le domande del conduttore Gianluca Semprini sono partite dalle tasse, per poi spaziare dall’evasione fiscale all’Europa, dal lavoro ai diritti dei gay e ai costi della “casta”, fino alla coalizione che ogni candidato immagina.

COALIZIONE. “Per me la coalizione è questa (indicando gli altri presenti in studio, ndr): centro, sinistra, Pd, è un’operazione che a Milano ha dato risultati. E propongo Monti al Quirinale”, ha detto Tabacci. “Prima bisognerebbe conoscere la legge elettorale. La coalizione con cui si può serenamente lavorare è questa, Casini non mi pare che abbia chiesto di entrare e non ha sciolto alcuni nodi che lo riguardano”, secondo Puppato. “Nella nostra allenza non ci sta Casini, di casini ne abbiamo già abbastanza di nostri… sì a Vendola, assolutamente”, ha affermato Renzi. “La mia coalizione va dal mondo del lavoro agli ambientalisti e ai precari della scuola, prima di immaginare la coalizione  politica il centrosinistra è una grande allenza con le giovani generazioni. Non ho pregiudizi nei confronti di Casini, ma faccio fatica a vederlo come mio alleato”, ha sostenuto Vendola. Mentre per Bersani “è giunto il momento di organizzare il campo progressista, la coalizione si deve aprire a un dialogo. Sono pronto ad aprire la discussione anche con le forze moderate”.

MARCHIONNE. I cinque candidati hanno dovuto poi mandare un “messaggio” a Marchionne: “Io sono uno di quelli che le aveva creduto, sono stato tradito e deluso, oggi le chiedo di essere coerente, la Fiat è stata per troppi anni pagata dagli italiani”, ha detto Renzi, invitandolo a venire a Firenze per vedere che non è una città “piccola e povera”. “Caro Marchionne, io non le ho mai creduto – ha ribattuto Vendola – e le sentenze dei tribunali bisogna rispettarle”.

LAVORO, EUROPA E DIRITTI. Dopo aver parlato di lavoro (“ci vogliono più soldi per il diritto allo studio, sta tornando il classismo in scuole e università, le aziende devono avere più interesse ad assumere giovani e donne”, per Bersani, mentre per Puppato serve “più investimento su ricerca, innovazione e istruzione, questo porta posti di lavoro”), Europa (“è la nostra speranza, un’Europa più forte serve anche ai tedeschi. Non si puo far credere agli italiani che si può tornare alla lira”, secondo Tabacci, con Renzi che ha ribadito che “vorrei che mio figlio vivesse negli Stati Uniti d’Europa, vorrei l’elezione diretta del presidente e che l’Europa avesse un’anima”) e diritti dei gay (“oggi è tempo di chiedere diritti interi ed eguali per tutti e tutte”, per Vendola), ogni candidato ha lanciato il suo appello finale.

APPELLO. “Non voglio che si riproponga lo schema che nel ’94 ha favorito Berlusconi, né la litigiosità che ha fatto cadere Prodi: non voglio una coalizione litigiosa, per questo sono qua”, ha detto Tabacci. “Questo è un Paese che da 65 anni non considera possibile una donna alle massime cariche dello Stato, ma io sono qua per quello che rappresento: un’altra idea di Paese è possibile, un’altra idea di mondo lo è, un mondo in cui i giovani non siano costretti a emigrare e le donne a scegliere tra lavoro e maternità”, ha affermato Puppato. “Le primarie fanno bene alla politica. Pensiamo a riportare il futuro dentro la discussione italiana, in questi anni il futuro è stato visto come una pattumiera”, ha concluso Renzi. “Vorrei un’Italia migliore, più pulita, più gentile, non voglio solo una coalizione che vinca le elezioni”, ha detto Vendola dopo aver rivolto il suo pensiero ai più deboli, dai disabili a chi ha perso il lavoro. “Io ho creduto e credo fortemente nelle primarie, che stanno facendo bene a noi e al Paese. Con le sole rabbia e indignazione non si risolvono i problemi, ci vuole un governo vero e forte”, ha chiuso Bersani.

PISAPIA. Poi, alle 22,30, il confronto si è chiuso con il sindaco di Milano Pisapia che ha consegnato una lettera a tutti i candidati, per ringraziarli.

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