sabato, 23 Gennaio 2021
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Quasi ventimila malati di gioco in Toscana

È vittima del Gap, gioco d'azzardo patologico, una percentuale di toscani compresa tra lo 0,8 e l’1,5%, circa 20.000 persone tra i 15 e i 64 anni.

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Gioco d’azzardo, è boom nonostante la crisi. È quanto emerge al seminario “Per un gioco legale e responsabile: aspetti sociali e ruolo della polizia”, che si è tenuto nella Sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati. Promosso dalla Sipl, Scuola interregionale di polizia locale (Emilia Romagna, Liguria, Toscana), in collaborazione con Forum italiano per la sicurezza urbana e Avviso Pubblico, associazione per la formazione civile e contro le mafie e rivolto alle polizie municipali.

LA SITUAZIONE. In Toscana le persone con problematiche legate al Gap, gioco d’azzardo patologico, sono tra lo 0,8 e l’1,5% della popolazione compresa tra i 15 e i 64 anni, ovvero circa 20.000 persone. , circa 500 si sono rivolte ai servizi per essere curate nel 2010. Secondo una ricerca epidemiologica del Cnr, il 2,2% della popolazione italiana è a rischio o già problematica per le proprie modalità di gioco d’azzardo. E si stima che nel giro di pochi anni questi dati saranno pressoché raddoppiati. Secondo i dati del Rapporto Eurispes 2009, il gioco d’azzardo coinvolge in Italia fino al 70-80% della popolazione adulta (circa 30 milioni di persone), in prevalenza uomini di età compresa tra i 20 e 60 anni. Nel 2011 in Italia sono stati spesi in gioco d’azzardo quasi 80 miliardi di euro, e il primo trimestre del 2012 segnala un ulteriore aumento di spesa del 28,9% rispetto al primo trimestre 2011.

SOLUZIONI E PROGETTI. Rispetto agli altri Paesi, l’Italia è molto arretrata sul riconoscimento della patologia della dipendenza da gioco, e ancora non garantisce il diritto di cura per i giocatori patologici. La Toscana è stata la prima Regione a prestare attenzione al fenomeno del gioco d’azzardo patologico, come dimostra una deliberazione del Consiglio regionale del giugno 1999. Da allora, ha cercato di offrire risposte alla crescente domanda di aiuto, sia delle persone entrate ormai nel vortice del gioco, che dei loro familiari, con soluzioni differenziate, che vanno dai trattamenti ambulatoriali a quelli residenziali, come il progetto sperimentale Orthos, a Monteroni d’Arbia, a cura dell’omonima assocazione formata da esperti nel campo della terapia delle dipendenze ed in particolare della dipendenza da gioco d’azzardo.

IL REPORTAGE. Una serata fra gli ”schiavi” delle slot

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