sabato, 26 Settembre 2020
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Ricerca, una legge in Toscana

Una legge per la ricerca e l'innovazione in Toscana. Lo ha annunciato ieri il presidente della Regione Claudio Martini, intervenendo nell'aula magna dell'Università di Firenze all'incontro promosso dai rettori degli atenei toscani con parlamentari e istituzioni locali.

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Scopo dell’incontro era quello di trovare possibili soluzioni agli effetti, definiti “devastanti” sul futuro della didattica e della ricerca, della manovra del governo. Il presidente Martini, sottolineando fra l’altro il rischio di una ulteriore fuga di cervelli a causa del drastico taglio di risorse contenuto nel decreto 112, si è detto disponibile a trovare forme di collaborazione con parlamentari, istituzioni e territorio per aprire un confronto a tutto tondo su un nuovo modello di Università. Un confronto sollecitato, nel corso della mattinata, anche da interventi di alcuni parlamentari della maggioranza.

“Siamo d’accordo sulla necessità di un dibattito – spiega Martini – così come conveniamo sul fatto che l’Università debba cambiare. Viene però da chiedersi perché, per sollecitare il confronto sul modello dell’università del futuro, si sia aspettato oggi. Dov’è stata in passato la discussione sull’università? Oggi l’unico messaggio che passa, nei fatti, è quello dei tagli del ministro Tremonti. Comunque, se davvero matura anche nella maggioranza questa, da lì si può ripartire”. Se il dialogo a livello nazionale è carente, la Toscana, in controtendenza, approva in giunta una proposta di legge, che va ora all’esame del consiglio, al termine di un lungo percorso di concertazione che ha coinvolto Università, enti di ricerca, enti locali, soggetti del mondo economico e della società civile. “E’ il primo testo in Toscana e fra i primi in Italia – spiega Martini – a dare una sistemazione organica alle politiche per la ricerca, l’innovazione e l’alta formazione con l’obiettivo di imprimere qualità e competitività allo sviluppo. E’ un segnale forte, anche se ovviamente la Regione non può sostituirsi alle competenze che sono, prevalentemente dello Stato”.

Quello che però la Regione continuerà a fare, anche potenziando sforzi e risorse, è dotare il sistema toscano di infrastrutture e servizi, ampliare il diritto allo studio, razionalizzare le sedi e le politiche abitative studentesche. “La legge non risolve certamente le difficoltà della ricerca pubblica messa alle corde dal governo Berlusconi – precisa l’assessore all’Università e alla ricerca Eugenio Baronti che ha presentato la proposta in giunta – però fornisce gli strumenti per una maggiore efficacia dell’intervento regionale e per favorire la cooperazione fra Università, enti di ricerca, imprese pubbliche e private”. E se il quadro finanziario sarà definito con un successivo documento di indirizzo che avrà carattere pluriennale, l’assessore informa che “ai circa 200 milioni di euro già disponibili da qui al 2013 per la ricerca, ed alle somme, ancora maggiori, spese dalla Regione per sostenere la ricerca in sanità, proporrò di aggiungere nuove risorse regionali, in considerazione del carattere strategico degli investimenti in questo settore, per dare qualità al nostro futuro”.

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