mercoledì, 17 Aprile 2024
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Ricorso al Tar contro il decreto che taglia i 55 milioni per il Franchi

La decisione di Palazzo Vecchio e uno scontro col governo, il secondo dopo il Maggio, che a questo punto è inevitabile

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Sullo stadio Franchi di Firenze e sui 55 milioni di euro di fondi che sono stati negati dalla Commissione europea (ma approvati a suo tempo dal governo) è guerra tra il Comune di Firenze e il governo. Palazzo Vecchio ha deciso di ricorrere al Tar contro il decreto che taglia i soldi per il Franchi, come da determinazione dirigenziale dello scorso 15 giugno. Una mossa identica a quella di Venezia che, per il Bosco dello Sport, ha visto tagliare parte dei fondi. Per lo stadio quei 55 milioni, su un totale di 200, sono importanti e possono far saltare il banco. Per questo si è deciso di ricorrere al governo.

Le mosse del Comune di Firenze

I 55 milioni furono assegnati dal governo Draghi nel 2022 e poi revocati lo scorso 28 aprile ed è qui che si gioca la partita del Comune. Tanto più che la gara d’appalto per trovare la ditta che farà i lavori è in corso, è stata prorogata fino a fine mese e quindi il sindaco di Firenze Dario Nardella non vuole fare passi indietro. Il problema è che con un ricorso al Tar si rischia un enorme allungamento dei tempi (che invece sono strettissimi) e si rischia oltretutto che, essendo necessaria una pronuncia dei giudici, i rapporti col governo di destra si guastino definitivamente.

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Cosa chiede Palazzo Vecchio

Il ricorso è chiaro. Il Comune chiede al Tar che l’atto governativo sia annullato dando mandato all’avvocatura di difendere la tesi “presso tutte le superiori Autorità in ogni ulteriore grado di giudizio”. E’ facile che il governo si opponga, innescando un’altra battaglia dopo quella relativa al Maggio Musicale Fiorentino e al buco di bilancio creato. Sul Maggio vanno trovati 8,3 milioni entro luglio e il ministro Sangiuliano chiede l’analisi delle responsabilità, a cominciare da Nardella. Intanto sempre sul Franchi è bene ricordare che c’è un altro ricorso, stavolta degli eredi Nervi, che chiedono la sospensiva del progetto.

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