Un restauro durato due anni finito nei tempi previsti. Finanziato (984mila euro), progettato e interamente realizzato dal Comune di Firenze (Servizio Belle Arti e Fabbrica di Palazzo Vecchio).

L’opera smontata dai ponteggi è stata presentata questa mattina dall’assessore alla cultura Giovanni Gozzini insieme agli architetti Giuseppe Cini dirigente del Servizio Belle Arti e Fabbrica di Palazzo Vecchio e Maria Bonelli responsabile del progetto.

Gli interventi importanti e impegnativi apportati alla facciata di Leon Battista Alberti sono stati anche l’occasione per eseguire indagini e studi di approfondimento sul monumento portando alla luce nuove cose. Ad esempio è stato possibile conoscere meglio la cosiddetta “Fase trecentesca” dell’opera, epoca in cui fu probabilmente realizzata solo un terzo della facciata attuale (la prima pietra della chiesa fu posata nel 1271). Indagini ravvicinate con il radar hanno anche permesso di individuare la forma preesistente della porta centrale, di epoca gotica risalente alla seconda metà del 1300. E poi le informazioni metriche che ora possono essere più precise come quelle che riguardano la scala a chiocciola collocata nello spessore della facciata, all’altezza del secondo avello verso il lato del convento.

L’ultimo intervento strutturale risale al 1921 quando fu coperta con marmi colorati la voluta di destra. Durante tutto il novecento infatti sono stati fatti spesso interventi ‘all’occorrenza’, ma mai completi. I tecnici sono così dovuti intervenire sulle stuccature in cemento, metodo che veniva usato in passato, decisamente superato dalle moderne tecniche di restauro adottate nell’intervento attuale.  La manutenzione avvenuta nei secoli passati ha determinato la sostituzione dei conci e delle incrostazioni ( rivestimento in lastre mediante elementi policromi) su gran parte della superficie del paramento.

I raggi del sole insieme all’azione del vento e delle piogge avevano prodotto il progressivo deterioramento dei materiali tale da imporre nel tempo la sostituzione (visibile anche prima della pulitura) di numerosi elementi. Non solo. La pietra verde manifestava fenomeni di disgregazione con caduta progressiva di materiale. Le infiltrazioni delle acque piovane all’interno dei giunti dei conci avevano creato un particolare fenomeno di solubilizzazione dei carbonati presenti sul paramento con conseguente ricarbonatazione degli stessi.

rano molto diffuse le zone di consistenti “croste nere” che attutivano la lettura del modellato e la percezione delle delicate e raffinate lavorazioni del marmo bianco. Tutte le lavorazioni e le operazioni di restauro sono state subordinate a specifiche valutazioni in situ con gli organi di controllo preposti alla tutela del patrimonio artistico e monumentale. I prodotti utilizzati per le varie lavorazioni possiedono caratteristiche di compatibilità con i materiali costitutivi. Sono stati applicati tenendo conto dei risultati delle indagini di laboratorio e preceduti costantemente da prove e saggi .

La pulitura delle varie zone della superficie di facciata è stata opportunamente differenziata e calibrata in funzione delle caratteristiche e degli spessori dei depositi da rimuovere e valutata puntualmente su tutta la superficie marmorea. Nelle zone molto annerite e non esposte al dilavamento e nelle parti scolpite è stata eseguita la pulitura con il laser che permette la rimozione dei depositi e delle croste nere senza intaccare il substrato e senza alterare le caratteristiche chimico fisiche del materiale, garantendo nello stesso tempo un elevato grado di selettività del livello di pulitura. Le copie della stemma Rucellai e del Quadrante della meridiana rimossi e restaurate negli anni novanta sono state rimesse al loro posto. L’Istituto geografico militare di Firenze si è occupato della rimessa in funzione del foro gnomonico e del quadrante della meridiana.