HomeSezioniCronaca & PoliticaSchettino, la nave si inclina...

Schettino, la nave si inclina ‘ho preso e sono sceso’

Schettino ha abbandonato la Concordia quando le cose hanno iniziato a mettersi male. Quando la nave, da dritta com'era, ha iniziato ad inclinarsi. Lo squarcio su un fianco. L'acqua inizia a entrare. Si inclina e Schettino fugge. Fugge su uno scoglio lasciando i suoi passeggeri e il suo equipaggio a bordo del relitto. Ecco l'intercettazione dei carabinieri.

-

Schettino ha abbandonato la Concordia quando le cose hanno iniziato a mettersi male. Quando la nave, da dritta com’era, ha iniziato ad inclinarsi. Lo squarcio su un fianco. L’acqua inizia a entrare. Si inclina e Schettino fugge. Fugge su uno scoglio lasciando i suoi passeggeri e il suo equipaggio a bordo del relitto. Ecco l’intercettazione dei carabinieri.

SCHETTINO INTERCETTATO. “Quando ho capito che la nave si stava inclinando, ho preso e sono sceso”. Queste sono le parole di Francesco Schettino, comandante della Costa Concordia, che sono state trascritte in alcune conversazioni telefoniche intercettate dai carabinieri di Orbetello dove il comandante si trovava il pomeriggio di sabato 14, a meno di 24 ore dal naufragio della nave. In quel momento non c’era un numero preciso di dispersi o vittime, ma il bilancio era certamente negativo. Schettino commenta con il suo interlocutore, un certo ‘Albert’, che non e’ in grado di dire se quanto accaduto possa definirla un’imprudenza, “ma comunque nei limiti della mia consapevolezza. Lo squarcio e’ stato immenso, stava uno spuntone di roccia, poi tutto quello che e’ successo da quel momento in poi l’ho fatto nel massimo della mia professionalità e questo potrebbe alleviare o quanto meno dare l’illusione di stare in pace con la coscienza”.

LA FUGA. La trascrizione dell’intercettazione riporta che Schettino e’ tornato indietro per prendere la radio, poi è andato sul ponte e quando ha visto che la nave si inclinava si e’ recato sul ponte all’aperto per vedere se la Concordia “si aggiustasse in mezzo agli scogli”, ha chiamato con il cellulare per non perdere la linea. E “poi quando ho capito che la nave si stava inclinando, ho preso e sono sceso”. Poi dice all’interlocutore che adesso il suo tenore di vita cambia in quanto si trova – come scritto sul documento – con la testa sotto e con le gambe all’aria senza sapere nulla.

PRESSIONI. Ma dall’intercettazione salta fuori anche il ‘giallo’ legato all’inchino. Pare che Schettino abbia subito delle pressioni perché la nave della Costa Crociere passasse a ridosso dell’Isola del Giglio. “Fabrizio (e’ uno dei suoi interlocutori durante le telefonate intercettate dai carabinieri, ndr), qualcun altro al posto mio non sarebbe stato così benevolo a passare lì sotto, perché mi hanno rotto il cazzo. Passa, passa di la’, passa di la’, la secca c’era ma non era segnalata dagli strumenti che avevo e ci sono passato….e va bene non bisogna credere mai una realtà, meno che la notizia….no io so solo che alla fine forse mi sono reso conto ed ho cercato di evitare conseguenze più grandi di quelle che era successo, poi alla fine non ce l’ho fatta a liberarmi, cioè, va bene…Fabrì per dar retta al manager, passa da lì, passa da lì…Fabrì in quel momento non vorresti togliere la spina (secondo l’autore della trascrizione andrebbe letto come ‘mentre tutto accadeva’, ndr), e’ normale…”. E quindi la considerazione “non ci voglio andare più sulla nave, perché so io che non voglio più, cambio vita, perché non la vedo tanto bene”. Quindi, da questa trascrizione, pare che Schettino abbia subito forti pressioni per effettuare l’inchino.

L’IMPOSIZIONE DELL’INCHINO. In un’altra intercettazione Schettino riceve una telefonata e chiama ‘comandante’ il suo interlocutore, lo mette a conoscenza che si trova a Orbetello e gli riferisce che la compagnia Costa gli ha messo a disposizione l’avvocato e si informa se e’ il caso di avere due avvocati per la vicenda. Successivamente Schettino chiama un’altra persona di nome Pietro che, al momento, era già a corrente della situazione e gli chiede se secondo lui Costa ha tutti gli interessi a dire… (frase non completata, ndr). “Pie’ che ti devo dire, mi ha rotto il cazzo; andiamo a salutare il Giglio, andiamo a salutare il Giglio… Stava uno scoglio lì sporgente e non l’abbiamo visto e ci siamo andati su. Quello che a me mi fa onore é che abbiamo salvato tutti quanti tranne questi qua” (riferendosi alle vittime di cui era stato messo al corrente, ndr) “che se non l’avessi fatto…”. E ancora: “mi sono fidato della carta nautica e del Palombi che mi ha chiamato”. Non è chiaro se Schettino si riferisse a una persona con cognome Palombi oppure forse al famoso comandante in pensione Palombo, di cui si è tanto parlato in questa vicenda dei cosiddetti ‘inchini’. Al Maurizio in questione spiega che sono passati vicino al Giglio per una navigazione turistica e che purtroppo c’era uno spuntone che non credeva che non fosse segnalato. E’ passato ad una distanza 100 metri e non era la prima volta che si avvicinava così tanto. Inoltre dice che si é reso conto di quello che stata succedendo ed ha messo tutti in salvo. A suo parere se non avesse operato secondo le procedure, con tutti i passeggeri che c’erano a bordo se non avesse fatto la mossa giusta non si sarebbe salvato nessuno, sarebbero morti tutti. Schettino comunque si autoaccusa dicendo che non doveva avvicinarsi così tanto e non doveva uscire dalla navigazione. Se ne doveva “sbattere i co…ni” ma siccome “ci sono sempre ‘sti benedetti con me a bordo’… ‘Saluta a questo, ‘Saluta a quello, Saluta cosi’, ed ecco qua”.

LO SCOGLIO ‘NON SEGNALATO’. Infine c’è l’intercettazione dove con un certo Paolo, il comandante della Costa Concordia parla dell’intervista televisiva (la prima e unica, ndr) di quel sabato pomeriggio in cui dice che ha rispettato il protocollo che gli ha dato l’azienda. Poi il comandante chiede a Paolo se gli risulta quello spuntone a 7 metri sulla carta nautica e che lui era a 028 (la rotta, ndr). E c’è anche l’intercettazione del colloquio tra Schettino e il primo ufficiale, Ciro Ambrosio, nella stessa stanza della caserma. I due parlano di gradi della rotta, Schettino si chiede come sia stato possibile prendere lo scoglio. Il primo ufficiale gli dice che quello contro cui la nave è finita “non era uno scoglio elevato che si vedeva a occhio nudo” ma “qualcosa di sommerso che non si vedeva, non c’era niente sotto, non si vedeva niente”. Al che Schettino aggiunge “è quello che dico io”. Ambrosio rileva poi che “non c’era nulla da scansare, è la poppa che ha preso qualcosa di sommerso” che non è segnalato. Infine, in un’altra intercettazione telefonica ecco Schettino dire all’interlocutore di nome Albert “tutti i venerdì passava a cena, adesso perché hanno rotto il cazzo, salutiamo a Palombi, salutiamo ‘o vent’, ed ecco qua adesso ho pagato tutto quello che si sa”.

Ultime notizie