Nonni “adottano” studenti fuori sede offrendo loro un alloggio e ricevendo in cambio un po’ di compagnia. È questo lo spirito dell’iniziativa “Abitare insieme: uno studente, un anziano” promossa dall’Ardsu (Azienda regionale per il diritto allo studio universitario) di Firenze.

L’idea è nata nel 1999 con l’intento di rispondere alle esigenze economiche degli studenti, contrastare il ricorso al mercato nero della casa e, contemporaneamente, garantire alla persona anziana che ospita lo studente in casa un po’ di compagnia e di assistenza. I requisiti per partecipare all’iniziativa sono pochi e si basano sulla fiducia e l’aiuto reciproco: l’unico vincolo è dato dal fatto che l’anziano sia autosufficiente.

Il “nonno” dovrà essere pronto a mettere a disposizione dell’ospite alcuni spazi della propria abitazione, oltre a fornire una camera già pronta e arredata.Il “nipote adottivo” dal canto suo, dovrà garantire qualche servizio come la spesa o piccole commissioni quotidiane. Il giovane dovrà poi garantire la propria presenza notturna, almeno nei giorni e negli orari concordati fra i due.

Il nonno, dal canto suo, dovrà accettare che una parte di mondo studentesco entri nella sua casa. I vantaggi sono anche economici. Il giovane non dovrà affrontare alcuna spesa per l’affitto dell’alloggio mentre all’anziano sarà l’ Ardsu a erogare una quota annua, che si aggira sui mille euro, a titolo di rimborso spese. Per partecipare al progetto basta contattare telefonicamente il servizio sviluppo programmi abitativi dell’Ardsu (055 2261314) che farà da tramite fra l’anziano e lo studente, cercando le soluzioni migliori per le due parti considerando, per esempio, la vicinanza fra l’abitazione e la sede dell’università. Inoltre, per richiedere la coabitazione, gli interessati devono compilare dei formulari che sono disponibili on-line al sito www.dsu.fi.it. Dopo un primo sopralluogo all’abitazione, le due parti hanno a disposizione una settimana di prova per conoscersi, prima che abbia avvio il contratto.

La convivenza potrà essere rinnovata o con lo stesso “nonno adottivo” o con un altro per tutto il percorso universitario dello studente.

“La mia prima esperienza con una ‘nonna adottiva’ è stata molto bella – racconta Claudia, studentessa di Comunicazione strategica –Il rapporto che si era instaurato è stato di affetto e tuttora siamo in contatto. Una signora di quasi ottant’anni di grande cultura e in gamba. Si cenava e si guardava la televisione insieme, la compagnia era reciproca. Io dovevo darle una mano nelle piccole cose, ma non ha mai fatto grandi richieste. Un’esperienza così positiva che mi ha portato a continuare, ma la seconda volta, con un’altra signora non è andata altrettanto bene e dopo la settimana di prova me ne sono andata. La signora mi sa che mi aveva confuso per una donna delle pulizie – continua Claudia –richiedeva che un’ora al giorno pulissi la casa, compresi gli ambienti non in comune e non ricercava certo compagnia visto che mi faceva cenare da sola. Così ho cercato un’altra ‘nonna adottiva’”.