domenica, 7 Marzo 2021
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Simulata una nuova alluvione 44 anni dopo. Per salvare le opere d’arte

Il 4 novembre 1966 esondava l'Arno, in una data che resterà per sempre nella memorie dei fiorentini e non solo. Oggi, 44 anni dopo, si è tenuta un'esercitazione per capire (e contenere) le conseguenze per territorio, opere d’arte e infrastrutture. In mattinata celebrata la Messa per le 35 vittime.

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Una simulazione per capire come affrontare una nuova alluvione. E’ quella che si è tenuta questa mattina, in una data (il 4 novembre) che resterà per sempre nella memoria di fiorentini e non solo, per quanto avvenne nel 1966. La terribile alluvione di quell’anno ha marchiato in maniera indelebile la città, le persone e molte opere d’arte. Per testare la risposta della città, della Protezione Civile e delle Forze dell’Ordine locali nell’eventualità di una situazione simile, si è tenuta questa mattina l’esercitazione “ARTinONDA 2010”.

L’ESERCITAZIONE. Al centro della simulazione – realizzata con la collaborazione e il supporto della Prefettura di Firenze – la possibilità di una esondazione del fiume Arno: quali sarebbero le conseguenze per il territorio, le opere d’arte, le infrastrutture? L’esercitazione intendeva chiarire tutti questi aspetti. Nel corso dell’evento, così come previsto dal protocollo d’intesa per la messa in sicurezza dei beni culturali fiorentini in caso di alluvione, la Sala Operativa della Protezione Civile provinciale ha inviato a tutti i soggetti coinvolti nell’accordo le comunicazioni relative all’andamento del livello idrico del fiume Arno e all’eventuale superamento dei livelli di guardia. ARTinONDA 2010 è stata l’occasione per testare l’avvio e il funzionamento delle procedure da attivare nelle più delicate situazioni di emergenza.

GIORGETTI. “Così come è avvenuto recentemente con l’operazione Giotto2010 in Mugello – afferma Stefano Giorgetti, assessore provinciale alla Protezione Civile – anche con ARTinONDA la Provincia di Firenze intende monitorare ed eventualmente perfezionare il lavoro d’équipe in emergenza che da sempre è chiamata a portare avanti. Siamo fortemente convinti della utilità di momenti di confronto ed esercitazione nel settore della Protezione Civile – conclude – un ingranaggio complesso, formato da moltissime variabili che, più di altri, deve funzionare in maniera irreprensibile”.

PROTEZIONE CIVILE. “Il monitoraggio del territorio rappresenta senza dubbio una delle strategiche attività della nostra Sala Operativa di Protezione Civile – spiega Paolo Masetti, Responsabile Protezione Civile provinciale – presidiata 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno e che opera all’interno di un sistema la cui complessità richiede necessariamente che siano testate, come in questo caso, le procedure e le modalità di raccordo messe a punto e condivise con le altre componenti del sistema provinciale di protezione civile”.

CELEBRAZIONI. E questa mattina si è tenuta anche una doppia celebrazione per ricordare l’alluvione del 1966: quella liturgica con la Santa Messa celebrata dall’Arcivescovo di Firenze, Mons. Giuseppe Betori, e quella civile alla presenza dell’assessore Stefania Saccardi, in rappresentanza del Sindaco, con il lancio della corona d’alloro, in memoria delle 17 vittime della città e delle 18 della Provincia, per un totale di 35 vittime, tra cui le due più piccole, Mariana Lipari e Leonardo Sottile di soli 3 anni.

BETORI. “L’odierna commemorazione dell’alluvione di Firenze, delle sue vittime ma anche della generosità degli “angeli del fango” – ha detto l’Arcivescovo Betori, lui stesso ex Angelo del Fango – si colloca in giorni assai tristi per il nostro Paese, che deve ancora contare i morti a causa del dissesto del territorio. Non possiamo quindi non unire al ricordo delle sofferenze fiorentine del passato quelle odierne del territorio di Massa e delle regioni del nord-est d’Italia. Firenze si sente vicina a città e borghi in cui si rivive una sofferta esperienza di privazione e di lutto”.

COMMEMORAZIONE. Terminata la Santa Messa l’Arcivescovo, con un corteo con le autorità e i fedeli presenti, si è spostato al centro del vicino ponte alle Grazie, dove è stato benedetto il fiume, la prima volta da parte di un Arcivescovo di Firenze, e poi lanciata in Arno, preceduto da un breve saluto dell’assessore Saccardi, la corona d’alloro del Comune, portata da un ex angelo del Fango, Laura Lonzar, in costume rinascimentale.

OMELIA. “Imitare Dio, imitare Cristo, prendendoci cura l’uno degli altri – ha concluso  l’Arcivescovo durante l’omelia –  non è solo un progetto di vita di fede, ma anche l’essenza di quello che possiamo definire il bene comune della società. È un prendersi cura che deve cominciare dall’ambiente naturale, senza il quale la vita entra in pericolo e il futuro del mondo appare minacciato. Non ci può essere cura della persona se non in un contesto di sicurezza del territorio che ne costituisce l’habitat. Si tratta di un’attenzione primaria e cautelare, che ha anche ritorni economici a tutti evidenti. A fronte dei molteplici sprechi e della dissipazione di risorse che ancora caratterizzano molte scelte, occorre richiamare a questo dovere vitale e basilare. Una richiesta da fare anche a chi ha responsabilità di gestione della cosa pubblica.  Questo ci chiede la memoria delle nostre vittime di quarantaquattro anni fa, come pure quella della mamma e del suo bambino sulle colline di Massa. Non possiamo delegare tutto agli interventi postumi, che quando ci ridanno le nostre case non ci ridonano i nostri morti”.

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