I due, cittadini polacchi, G.B. e F.M., sono stati processati ieri per direttissima: il giudice ha confermato l’arresto e condannato gli uomini a due mesi di reclusione. L’episodio è accaduto lunedì intorno alle 18 in un negozio in via di Novoli. I due cittadini polacchi hanno preso dei capi e si sono diretti verso il camerino di prova ma il loro comportamento ha insospettito un dipendente del negozio.

E infatti quando questi si è avvicinato al camerino ha sentito il rumore inequivocabile causato dalla rottura del dispositivo antitaccheggio. G.B., fuori dal camerino, ha cercato di distrarre il commesso mentre F.M. usciva dal camerino disfacendosi dell’indumento con disinvoltura. Il dipendente mentre stava rimettendo il capo di abbigliamento al suo posto ha visto i due uomini buttare parte del dispositivo antitaccheggio danneggiato. Ha quindi cercato di fermarli ma i due si sono allontanati velocemente uscendo dal negozio e dandosi alla fuga. A questo punto il commesso si è rivolto ad alcune pattuglie della polizia municipale ferme in via Novoli e impegnate nel rilievo di un incidente stradale.

Dopo aver raccontato il fatto, il dipendente del negozio ha fornito agli agenti dettagli utili per identificare i malviventi e li ha indicati mentre si stavano allontanando dal luogo del tentato furto. Le pattuglie hanno quindi chiamato la centrale operativa che ha contattato due agenti motociclisti che con difficoltà sono riusciti a bloccare i due in piazza Elba. Nell’inseguimento uno degli agenti è rimasto infortunato. A questo punto il commesso ha identificato nei due fermati le persone che avevano tentato il furto nel negozio. Inoltre nel camerino è stato trovato il secondo pezzo del dispositivo antitaccheggio dell’indumento.

Da accertamenti inoltre è risultato che G.B. e F.M. erano già noti alle forze dell’ordine e che erano appena usciti dal carcere di Sollicciano. Per i due, che hanno tenuto un atteggiamento ostile e violento nei confronti degli agenti, è scattato l’arresto. Arresto che è stato convalidato ieri nel processo per direttissima. G.B. e F.M. hanno patteggiato, sono stati condannati a due di reclusione e portati a Sollicciano.