lunedì, 28 Settembre 2020
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Viaggio nel mondo del tifo

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Ci sono gli Assetati e i Chattroni, il Qui fa buca e il Chiodo fisso. Dai più piccoli gruppi fino alle fino alle più note formazioni di curva, come il Settebello e il Gruppo Storico UV73, tentare una mappatura del tifo organizzato fiorentino significa avventurarsi in un mondo di storie, aneddoti e soprannomi di ogni genere e tipo. Quasi un migliaio di club sparsi nel mondo, il popolo degli iscritti conta più di un milione di persone. Numeri, questi, che mettono la Fiorentina tra le cinque squadre con il maggior numero di associazioni intitolate. Club che a loro volta si iscrivono ad associazioni in grado di garantire loro agevolazioni nell’acquisto dei biglietti e soprattutto nell’organizzazione delle trasferte. Sono circa 800 i gruppi di tifosi riuniti sotto l’egida del Centro Coordinamento (Accvc), un centinaio solo nella provincia di Firenze. A conti fatti i soci che vi fanno capo sono circa un milione e 200mila, di cui una discreta fetta abitano fuori dai confini nazionali.

Da Mosca allo Zimbabwe, da New York a San Francisco (che contano rispettivamente una sessantina e una trentina di soci) senza dimenticare il Viola Club di Malta, quasi un centinaio di iscritti, dato rilevante considerate le dimensioni del luogo. Più che di tifo scatenato da curva, quelli che fanno parte del Centro Coordinamento sono club di stampo più familiare, con tanto di intere famigliole che preferiscono vedere la partita dalla maratona o dalla tribuna. Tra i più numerosi il Ponte a Egola e il Casciana Terme, con 3/400 tifosi a testa, tra gli storici il Coverciano. Una quarantina invece i gruppi affiliati all’Atf (Associazione Tifosi Fiorentini) tra cui uno di quelli che ha dato inizio alla storia del tifo organizzato viola, il Vieusseux, datato 1965. Dal 1998, quando alcuni club fuoriusciti dal Coordinamento fondarono l’Atf, i soci sono lievitati fino a toccare quota 3500/4000. Si tratta soprattutto di formazioni di curva, Ferrovia come appunto il Vieussieux, ma anche Fiesole o gli Alterati, che ogni domenica partono con il pullman da Novara e caricano sopra tifosi da tutto il nord-Italia, facendo diverse tappe lungo la strada.

Il Collettivo Autonomo Viola invece raccoglie solo una decina di club, ma dei più scatenati e attivi nell’incitamento e nella preparazione delle coreografie. Il tifo da cori, per intenderci, da bandiere e tamburi (quando si potevano portare), da trombette (idem), da striscioni dei più fantasiosi. Certo le nuove norme per la sicurezza negli stadi hanno messo dei forti limiti a tutto ciò, ma i tifosi non si lasciano certo scoraggiare. “Tutte queste regole ci hanno fiaccato – afferma Walter Tanturli, presidente dell’Atf – la Fiesole è un po’ in disgrazia ultimamente, nonostante il Progetto Curva Fiesole, lanciato dal Cav per riunire i vari club e fare gruppo. Ma non si tratta solo dei limiti imposti – continua – è anche una questione generazionale. I giovani hanno meno voglia di impegnarsi nell’organizzazione”.

“I veri ultras? In via d’estinzione” di Cristina Guerri

Quando a Firenze si parla di Fiorentina il primo pensiero va alla Curva Fiesole. La Curva Fiesole, la parte più calda, più tifosa e estrosa dell’Artemio Franchi. All’interno di essa si trovano tantissimi viola club. Il più famoso e rinomato è il Collettivo Autonomo Viola. Fin dalla sua nascita, il CAV ha avuto un ruolo fondamentale nella tifoseria fiorentina. Il leader storico è Stefano Sartoni (chiamato anche Passarella), oggi un po’ meno ultra di qualche anno fa. “I tempi -ammette Sartoni- sono cambiati. Nel 1992/93, quando ero un po’ più giovane e avevo altre vedute, vivevo i momenti d’oro delle curve italiane. Ora, colpa delle televisioni, della crisi economica, ma soprattutto dopo la morte dell’ispettore Raciti è cambiato tutto. Alcuni giovani che hanno cominciato a vivere la Fiesole da poco tempo non si rendono conto che determinate cose non si possono più fare. Oggi, purtroppo, si va allo stadio solo per tifare la Fiorentina”. L’uccisione dell’ispettore Raciti nel derby tra Catania e Palermo avvenuta il 2 febbraio 2007 ha di fatto cambiato la vita del tifoso ultrà. “Basta con striscioni, megafoni, coreografie e fumogeni, adesso ci sono delle regole ben precise e noi non abbiamo voglia di stare a perdere tempo. Ora butti un mozzicone di sigaretta per terra e ti danno il Daspo, ci hanno fatto passare la voglia di fare qualunque cosa”.
 
Dello stesso parere è Fabrizio, compagno di tante avventure con Sartoni. “Anni fa i tifosi dovevano ammazzarsi per avere il biglietto allo stadio. Si respirava un clima diverso, anche durante le riunioni che facevamo in settimana. Era divertente perché tutti assieme, con una birra in mano, pianificavamo il lavoro da fare prima, durante e dopo la partita. Ora c’è poco da pianificare”. Quindi, i veri ultras sono destinati a estinguersi. “Anche i costi -continua Sartoni- sono cambiati. Fare trasferte costa. Prima pagavi solo il prezzo del biglietto per lo stadio, perché il treno, di certo, non lo pagavi. Ora se ti beccano senza biglietto ti fanno scendere a Incisa”.
 
Anche il cambio di dirigenza può aver influito sul comportamento in curva. “I Della Valle hanno il loro modo di vedere il calcio. Sono degli imprenditori e curano molto i loro interessi. Hanno dichiarato più volte che se fosse successo qualcosa di grave avrebbero venduto la società. Cecchi Gori invece era più tifoso”. Abbiamo quindi  capito che andare allo stadio di questi tempi con intenzioni da vero ultra non è proprio il massimo. Si rischia troppo. Certo, ci sono quelli che ancora non mollano, che cercano lo scontro, che ne ne infischiano del Daspo…ma sono sempre di meno. Capita sempre più spesso che il tifoso, oggi giorno, la partita se la guardi comodamente sul divano.

 

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