giovedì, 24 Settembre 2020
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Visco: “Europa paralizzata”

“Si dovrebbe arrivare a un accordo tra l’Europa e gli altri paesi mondiali per il rilancio dell’economia, e trovare modalità condivise: senza accordo non si va da nessuna parte, ma mi pare che questo accordo non ci sia, perché l’Europa è piuttosto paralizzata”. E’ quanto ha detto il presidente di Nens Vincenzo Visco durante ManiFutura Festival, nel corso del dibattito su “Le prospettive dell’economia globale, le opportunità e i rischi per le imprese italiane”.

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“Il mondo del futuro non sarà più basato sulla disponibilità di credito a bassissimo costo come negli ultimi anni – ha aggiunto Visco – l’economia non si riprenderà se non si rimetterà in moto la finanza negli Usa”.


“Quella attuale è una crisi nuova e strana, diversa da quella degli anni ’20”, ha detto Benn Steil, membro del Council of foreign relations, che ha poi sintetizzato i principali fattori della crisi: la politica monetaria degli Usa, la politica fiscale, il prestito e la deducibilità, il livello di titolarizzazione (degli Usa e non solo) e il ruolo delle agenzie per la valutazione dell’affidabilità creditizia. Quali potrebbero essere le soluzioni a questa crisi? “Identificare e correggere le politiche che causano rischi significativi e utilizzare politiche nuove per un sistema finanziario più forte e flessibile”, ha risposto Steil. Per questo, ha concluso Steil, “c’è bisogno di riforme, e l’Europa può fare molto”.


Del ruolo dell’Europa ha parlato anche Stefan Collignon della scuola superiore Sant’Anna di Pisa. “L’Europa è una sorta di paese a metà perché non può agire – ha detto – ci si incontra e basta, è un po’ come se fosse la bella addormentata nel bosco, si continua a perdere tempo perché non si trova un accordo su niente”. Per questo, ha concluso Collignon, “moriremo se non riformeremo quelli che sono i nostri modelli economici”.


“In Italia c’è schizofrenia per quanto riguarda la deindustrializzazione – ha detto Fabrizio Onida dell’Università Bocconi – perché c’è sempre chi ritiene che il piccolo sia sempre bello, visto anche il fallimento delle grandi imprese. Ma la crisi è un’occasione, il nostro sistema produttivo sta vivendo cambiamenti, e si guarda di più agli investimenti all’estero come risposta alla crisi. Accanto a queste trasformazioni – ha concluso Onida – rimangono però elementi di debolezza come la governance familiare, gli scarsi investimenti sulla formazione e la scarsa presenza di laureati tra gli occupati”.


Luigi Spaventa, economista, ha provato a tracciare quello che potrebbe essere il nuovo equilibrio mondiale dopo la crisi: “In Cina si consumerà molto di più perché il tasso di risparmio è più alto – ha detto – mentre in Usa si risparmierà molto di più. Ci sarà quindi una situazione più equilibrata”. Per quanto riguarda la situazione attuale, Spaventa ha spiegato che “non ho la sicurezza di chi dice che la crisi finirà nel 2010 ma anche di chi dice che non finirà. Il rischio del fallimento sovrano di paesi come Irlanda o Lettonia è molto alto, e potrebbe peggiorare le cose in Europa”.

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