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Firenze, il Carnevale dal tempo dei Medici all’Ottocento

La tradizione del Carnevale a Firenze nei secoli: dai balli e travestimenti dell'epoca medicea fino alle scorribande delle fanciulle in età da marito

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L’antica festività del Carnevale, detta anche “Carnovale”, sembra derivare da quel vocabolo più antico di “Carnasciale” cioè “carne a scialo” usata in grande abbondanza a Firenze per l’occasione ed in modo particolar modo a Berlingaccio, congiuntamente a tanta voglia di scherzare e divertirsi!

I balli del Carnevale o carnevaleschi si svolgevano al Mercato Nuovo (Loggia del Porcellino), sotto il porticato degli Uffizi, in Piazza del Carmine, Piazza di Santa Croce, sui lungarni -specialmente nel Lungarno Corsini – e, nella seconda metà dell’Ottocento, anche negli spazi rimasti vuoti a seguito del “risanamento” dell’antico centro che comprendeva il Ghetto ed il Mercato Vecchio i quali scomparvero nella colossale operazione edilizia che cancellò per sempre il perimetro della città romana e le innumerevoli testimonianze medievali.

Carnevale a Firenze, tra feste da ballo e divertimenti

Nel gaio e festoso periodo di Carnevale a Firenze venivano organizzati nei palazzi, nelle piazze e nei teatri, specialmente in epoca medicea, grandiose feste da ballo dette “veglioni” in quanto si “vegliava” danzando il minuetto, la carola, o il trescone fino all’alba. Molto partecipati erano pure i corsi mascherati, in carrozza o a piedi, ed i cortei di carri allegorici che sfilavano lentamente per le strade sotto un fitto lancio di coriandoli, seguiti da una folla festante fino a tarda notte, rischiarata dal bagliore di numerosi tremolanti lumi, resinose torce e sfavillanti falò che illuminavano tutto “come se fosse in pieno giorno”.

Le fanciulle da marito e i travestimenti di Carnevale

Ogni Carnevale, si sa, ha la sua ebbrezza e le sue tentazioni, per cui le ragazze da marito bramavano l’uscir di casa a ogni costo, allettate dalla tentazione del travestimento, per poter far qualcosa di diverso ed essere totalmente “un’altra persona”:

Perché tenerci ognor tanto serrate… cantavano quelle fanciulle, rivolgendosi ai loro familiari per indurli a lasciarle partecipare alla bizzarra festa. Anche le mogli, quasi tutte casalinghe sempre impegnate a sfaccendare per accudire il marito ed i figli nonché al lavoro di filatura alla rocca o al telaio, potevano finalmente concedersi un po’ di svago e divertimento, atteso da un anno, per evadere, come si direbbe oggi, dalla routine del quotidiano trantran. Speravano di godere della diversità di quei giorni per travestirsi, preferibilmente con i panni dell’altro sesso, ed andare a prendersi qualche svago, magari provocando i rispettivi mariti ai quali cantavano questa filastrocca:

Deh, andate col malanno
vecchi pazzi rimbambiti,
non ci date più affanno,
contentiam nostri appetiti…

Così tutti cercavano di alimentare quella spensierata gaiezza, tipica della ricorrenza, al fine di potersi “svagare” il più possibile concedendosi magari qualche libertino amoreggiamento, ben consci del vecchio adagio che recitava: L’amore di Carnevale muore in Quaresima!

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