martedì 23 maggio 2017

L’olmo di pietra

In Piazza San Giovanni dalla parte absidale (detta scarsella) dell’antichissimo Battistero dedicato a San Giovanni Battista ed il Palazzo Arcivescovile, già residenza dei vescovi fiorentini fin dal IX secolo, è da notare la marmorea Colonna di San Zanobi
Luciano e Ricciardo Artusi

In Piazza San Giovanni dalla parte absidale (detta scarsella) dell’antichissimo Battistero dedicato a San Giovanni Battista ed il Palazzo Arcivescovile, già residenza dei vescovi fiorentini fin dal IX secolo, è da notare la marmorea Colonna di San Zanobi, legata all’ultimo miracolo attribuito a questo santo nato dalla famiglia dei Girolami, una delle più antiche casate fiorentine, che risiedeva in Via Por Santa Maria nell’antica casa-torre all’angolo con Via Lambertesca.

Questa stele commemorativa sormontata da una croce, fu posta a ricordo di un vecchio e maestoso olmo che offriva ombra e riparo a tutti coloro che sostavano sotto le sue grandi fronde, ma ormai seccato da tempo. Il 26 gennaio dell’anno 429 l’olmo improvvisamente rinverdì al passaggio della salma del vescovo Zanobi, detto “l’Apostolo di Firenze” per aver evangelizzato completamente Firenze ed i dintorni, traslata dalla vicina chiesa di San Lorenzo, allora fuori le mura, a quella di Santa Reparata (oggi il Duomo) assurta al ruolo di Cattedrale. Da quel momento l’albero disseccato che aveva ricevuto in modo miracoloso la sua linfa perduta, fu devotamente venerato fino a quando dopo alcuni secoli, nuovamente secco per vetustà, fu ridotto a pezzi dal popolo che desiderava averne una reliquia. Una di queste “reliquie” è conservata nel Museo dell’Opera del Duomo: si tratta di un dipinto dovuto al pennello del cosiddetto Maestro del Bigallo, il quale in un dossale d’altare raffigurò San Zanobi e scene della sua vita proprio su una tavola ricavata dall’eccezionale olmo.

La tradizione indica anche, in un Crocifisso nella chiesa di San Giovannino dei Cavalieri in Via San Gallo, una seconda reliquia scolpita nel legno dell’olmo miracolato. A perenne ricordo del miracoloso evento, nel preciso punto dove fiorì l’olmo appena sfiorato dalla bara del santo, fu innalzata la colonna, con croce lobata sulla cima e decorata sul fusto con un piccolo olmo ed una corona candelabro in ferro battuto. Cesare Torricelli nel suo Da Firenze ... a Firenze ricorda l’episodio narrato in ottava rima dal propugnatore del “volgar fiorentino” Bernardo Giambullari (Firenze 1495-ivi 1555) canonico di San Lorenzo:

Alla piazza del Duomo in sull’entrata
V’era un gran’ olmo secco ritto in piede
Onde passando, per un’ onda data
Il cataletto alquanto all’olmo cede:
Né prima tocco l’ebbe che mostrata
Mirabil cosa fu come si vede,
Che l’olmo secco in un istante fuori
Tutto coperto fu di fronde e fiori.

Il poeta continua a narrare e conclude così:
Posto vi fu quella colonna in segno
E per memoria del miracol degno.

Il cronista Giovanni Villani nel suo libro della Cronaca, ci narra invece che il 4 Novembre 1333 a seguito della grande alluvione definita addirittura un diluvio, “abbattè in terra la colonna con la croce del segno di San Zanobi che era sulla piazza”. Un anno dopo la bella stele veniva rialzata e nel 1338 una nuova croce ne coronò la cima. Anche adesso, a memoria della fioritura miracolosa dell’olmo, per consuetudine rituale, il 26 gennaio di ogni anno, ricordando la traslazione del “Gloriosissimo Vescovo e Protettore di questa città” a cura dell’Amministrazione Comunale, viene posta alla base della colonna una ghirlanda di garofani bianchi e rossi, da sempre colori cardini dell’araldica fiorentina.

Ancora a proposito della traslazione della salma di San Zanobi da San Lorenzo a Santa Reparata, va anche detto che, una volta oltrepassato l’olmo e raggiunta la porta d’ingresso della cattedrale, improvvisamente la bara si fece pesantissima e coloro che la trasportavano a spalla furono costretti a posarla a terra sul sacrato. Il vescovo Andrea, che aveva caldeggiato lo spostamento del sepolcro, inginocchiatosi accanto alla cassa pregò in silenzio, quasi a dialogare col defunto, poi rialzatosi fece cenno di procedere; la bara tornata leggera fu deposta nel nuovo sepolcro, poi impreziosito dall’urna in bronzo, capolavoro di oreficeria di Lorenzo Ghiberti.

Nel 1442 l’arca, costata circa 1324 fiorini, con la stupenda decorazione frontale a grande rilievo rappresentante la Resurrezione di un fanciullo (miracolo del santo avvenuto in Borgo degli Albizi al civico 18, dove una targa sul cosiddetto Palazzo dei Visacci commemora tuttora l’episodio), fu posta sotto la mensa d’altare della cappella dedicata al santo e vescovo fiorentino.

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